Ottobre ha segnato un decremento sensibile dei contenuti postati su FF! Avete la stessa impressione?

E questo è stato il mio dubbio/allarme postato ieri proprio sulla piattaforma di FriendFeed.

Detto ciò, mi ero ripromesso di non tornarci sopra, perchè la discussione (con rari inserti di cazzeggio) si è sviluppata bene e ha permesso di sviscerare alcuni aspetti che portano a serie ma serene riflessioni, a circa un anno dal boom di questo strumento sociale.

Ma andiamo con ordine, mettendoci seduti con i pop corn a portata di mano e vediamo di capire perchè il Lifestream è in crisi. O se davvero lo è!

A) I presupposti

Il lifestreaming gode di un discreto successo grazie a tutta una serie di strumenti (web, ma anche mobile) che permettono di mantenere alta l’attenzione su quello che sta succedendo in tempo reale nella vita digitale di ognuno di noi (diary of your electronic life).

Brian Solis, l’aveva anche previsto nel suo Conversation Prism.

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La domanda di Brian Solis (5 Agosto 2008) era questa: “If a conversation takes place online and you’re not there to hear or see it, did it actually happen?

A pensarci bene si prospettavano due alternative. La prima relativa alla gestione delle conversazioni in modo differito e conservativo. La seconda aderente al paradigma della real-time communication/collaboration.
Stranamente, proprio in questi giorni assistiamo alla nascita di un servizio di social search, coerente con la prima alternativa (più lenta, conservatrice e riflessiva) e ad un altro in linea con la seconda alternativa (rapido, immediato, reattivo), ovviamente Google Wave.

Ma prima di Google e delle sue mosse autunnali, Friendfeed aveva in parte delineato una dinamica nuova e di discreto successo: Vivere la vita digitale mentre scorre, sviluppando temi attorno al flusso e in base al flusso, con la possibilità di sfruttare le fonti e i contenuti delle propri relazioni sociali basate sui propri contatti dei social media e dei social network e di sfruttare gli stessi contatti come “hub forti” per aggregare anche flussi più distanti dalla propria giunzione nei 6 gradi di separazione.

B) Il successo di FriendFeed in Italia

E’ indubbio che in Italia FriendFeed sia stato colonizzato quasi da subito dai blogger. Il motivo è molto semplice e va individuato nella diffusa ossessione dei blogger nostrani ad allargare la propria rete di contatti e lettori.

Lo strumento principe per controllare l’interesse ai temi sviluppati su un blog è il monitoraggio e l’analisi dei lettori abbonati. Da questi numeri non avremo mai la certezza che effettivamente i sottoscrittori leggeranno sempre e tutto quello che produciamo su un blog, ma sono un ottimo indicatore perchè rappresentano la volontà specifica ad essere informati sui temi. I lettori casuali o veicolati dai motori di ricerca, sono invece molto spesso saltuari, sporadici e, chiunque conosca un po’ le dinamiche della web analysis sa che rimangono pochissimo sul blog e vi ritornano quasi mai. Infatti quest’ultimi, diversamente dagli abbonati, cercano qualcosa di attinente alla keyword immessa sul box di ricerca di Google o Bing, e se non trovano soddisfazione non restano certo a gironzolare sul nostro blog.

Ecco dunque che l’analisi degli abbonati è un ottimo indicatore. Per ottenerla è sufficiente abbonarsi a Feedburner e monitorare l’andamento delle sottoscrizioni, nonchè l’interesse sui temi (click sulla risorsa aggregata).

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Fino a qui tutto bene, ma dall’estate scorsa Feedburner considera FriendFeed come un aggregatore di feed. Dunque? Dunque tutti i contatti che si abbonano ad un profilo su Friendfeed sono automaticamente considerati lettori affezionati.
Tecnicamente è ineccepibile, ma non sono convinto che chi mi segue su Friendfeed lo faccia per i miei contenuti, spesso lo fa per mantenere salda la “relazione”. E la “relazione” non è il “contenuto”.

La relazione è il mezzo!

Analizzando il mio Feedburner si noti come su 1333 sottoscrittori, ben 759 sono provenienti da Friendfeed. Infatti, eccoli:

ff[1]

Questa analisi si evince anche dalla discussione di ieri dove il tema centrale era: “perchè l’interesse su FF sta calando?”.

Perchè secondo il bloggante, si è confuso il mezzo con il contenuto! Friendfeed è un grande aggregatore di contenuti ( principalmente feed esterni e pochi temi nativi) ma ha un effetto drenante che spinge la liquidità del lifestream in tutti i rivoli senza trattenere le discussioni di valore. Cosa che invece il blog ancora riesce a fare. Quindi, anche se i contenuti ci sono, vengono sovrastati dall’overload generale.

C’è stata una prima fase esplosiva di FF dove alcuni blogger hanno sofferto il fatto che le discussioni si stavano spostando dal blog sul lifestream. E questo ha indotto alcuni a fare scelte radicali.

C) Cosa succede adesso?

Ora, la dinamica delle conversazioni e dei temi di valore che, grazie a queste e su queste piattaforme si sorreggono, è in evoluzione continua. C’è chi considerada il blog ancora un modello di “conservazione” quasi editoriale, sia dei temi che  dei contenuti. Costui continuerà a portare il lifestream verso questa origine. Attirando i lettori da Friendfeed e impostando i commenti con le plugin di Backtype o di Intensedebate.

Altri inseguiranno il lifestream alla rovescia. Fuori dal blog e dai social network per inseguire in real time le discussioni di valore a provare a trarne vantaggio. Ma questo è faticosissimo. Già il web2, e tutto il tema della socializzazione è fatica, ora vogliamo trarre beneficio anche professionale dal lifestream o dalla partecipazione in Wave o dal semplice lurking su Facebook? Signori, qualcuno dovrà pur pensare a lavorare e quindi a produrre azioni concrete.

Ecco perchè l’interesse cala!

Pulizie d’autunno

[narcisismo mode-on]

Ieri sera stavo beatamente sdivanato a guardarmi la partita su Sky con il laptop sulle ginocchia e, mentre cazzeggiavo su FriendFeed attorno a questa foto e al ruolo di Massarini sulle visioni digitali e dintorni,

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Dadevoti)

mi è venuta voglia di riesumare e mettere in ordine a una serie di articoli preistorici che ho pubblicato negli anni ‘90.

Si tratta di due categorie Mondo Bit e Punto Informatico. In pratica due riviste on-line per cui mi dilettavo a produrre dei deliri assoluti [bada ben, si tratta di “roba” originale, non tagliata, degli anni ‘90 :-) ] .

Poi ho scoperto tutta una setrie di articoli su carta che ora sto passando allo scanner e ulteriori articoli tecnici per il portale NetworkingItalia………keep in touch perchè le prossime settimane li spolvero dalla muffa e li pubblico su questo blog.

Insomma, sto concentrando tutto qui, su questo blog ormai assunto a mausoleo personale delle cazzate scritte in questi 20 anni di disonorata militanza :-)

Enyoj

[narcisismo mode-off]

Oltre il Barcamp? Si può??

di Luigi Bertuzzi

Ho commentato Aziende Gnamme, di Marco Dal Pozzo, che offre un resoconto ragionato di un intervento al VeneziaCamp.

Anche se estraneo a esperienze di Marketing, mi son fatto l’impressione, dalla conversazione avviata sul Blog di Marco, che un dialogo brand – utente possa essere efficace solo se, dal lato utente, c’è un ambiente utente.

Credo che chiarire cosa intendo richieda la gestione di un Tema (nel senso di Topic), da proporre il 6 Novembre allo User Camp, NON come una presentazione, ma come una simulazione di “meeting aziendale”; ho iniziato a tener traccia, via Twitter, di cosa faccio per cercare di materializzare il mio proposito.

Il Tema da proporre, via User Camp Wiki, potrebbe essere:

Ambienti che abilitano l’UTENTE.
Passato – Presente (ovvero l’anello mancante)- FUTURO??

Socialsfera e Big G

Ammettiamolo, i contenuti che cerchiamo noi abitanti della rete sui motori di ricerca, sono sempre più spesso relativi alle attività del nostro clan. Egosurf, Vanitysearch, Reputation scan, sono attività quotidiane mirate a capire la penetrazione e la solidità delle nostre relazioni nella socialsfera.

Ed è naturale che sia così. Il web sociale è fatto di conversazioni che si intrecciano, si sviluppano, muoiono, resuscitano, si aggrovigliano nei social network e tornano attuali nei sistemi di lifestreaming. Le tecnologie aiutano con servizi, plugin e altri cazzabubboli ma, ora, Big G vuol dire la sua.

Perchè? Perchè il web evoluto è fatto di persone e le persone cercano persone.

Tutto è partito alla chetichella quando abbiamo concesso a Big G di raccogliere gli elementi della nostra identità che facilitavano le “relazioni” e li abbiamo liberamente dati in pasto per la ricerca.

profilo

Ora, i vantaggi di questa profilazione vengono messi in test nei Google Experimentals Labs, per farli testare al popolo “social” come opzione per la ricerca. Ovviamente sul sito in lingua inglese.

social search
Addentrandoci in questo servizio e andando a sollecitare le restrizioni della ricerca  ( spalletta di sinistra “All results/Social”)  possiamo attivare il filtro sociale che ci restituirà le risultanze mirate sulla nostra rete di contatti sociali.

SOCIAL SCAN
E da qui potrebbe aprirsi il dibattito sulla necessità di moderare o di incentivare la raccolta di “anagrafiche sociali” (i nostri account sui social media, sui social network e sui servizi). E tutto gira attorno a quel paradigma che ancora non abbiamo assimilato bene quando abbiamo deciso di entrare nella parte abitata della rete. Siamo disposti ad esporre la nostra identità digitale e la nostra reputazione in cambio di servizi su misura?

Pensiamoci. Come risposta alle necessità di monitoraggio della socialsfera, la risposta di Google è buona. Ora mettiamo un po’ di attenzione alla reputazione.

E per finire un tutorial video. Enjoy!

Affascinante, ma…..

Bello e affascinante il video che riassume in due minuti la storia recente di Google e del suo successo.

Noto, come è giusto che sia, una grande enfasi comunicativa che attraverso lo sviluppo di loghi e brand tende a sottacere nuovi paradigmi che azzerano qualsiasi negoziazione sui servizi offerti da Big G.

Google è così, prendere o lasciare. E spesso si dimentica che la filosofia di fondo è quella di appropriarsi gratuitamente di contenuti per poi rivenderne la fruibilità o maggior visibilità.

Avanti un altro

Dopo Wave dovrei accingermi a curiosare anche su Raindrop?

http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=7177513&server=vimeo.com&show_title=0&show_byline=0&show_portrait=0&color=00D6C6&fullscreen=1

Raindrop – Automatically Organize / Identify Messages by Type from Mozilla Messaging on Vimeo.

Messaggistica, conversazioni, real-time collaboration. Fino a qualche mese fa ero convinto che il vero business fosse la Unified Communication.

Mi son forse sbagliato?

PECcato essere i primi

Ve lo avevo detto………”teniamoci in contatto” che la telenovela della PEC continua :-)

Senza far nomi, ovviamente, vi informo che mi ha scritto la simpaticissima impiegata dell’INPS con cui ho attivato la pratica della PEC: “Guardi, scusi, che ci siamo dimenticati (entrambi????) di fare la fotocopia della carta d’identità e questo mi ha procurato un leggero cazziettone“. Vabbè, penso io, esiste la rete e le mando una scansione. Risposta alla mia mail: “si, ok scansione, ma deve essere di buona qualità che forse ce la facciamo”.

cie

Dai, dai, ce la possiamo fare penso io e intanto le mando la mia CIE :-) Sono geek io, sapevatelo :-) CITTADINO DIGITALE E INFORMATIZZATO. Ora mi aspetto la risposta quando vedranno la scansione della CIE :-)

Intanto, Massimiliano mi informa che su FF è stato aperto un bel thread.

….TO BE CONTINUED