In Internet comandiamo noi

Ringrazio Gigi per avermi dato l’opportunità di scrivere questo articolato sul suo blob, io sono un elettricista e vi dico che adesso i condizionatori sono a manetta e lenel non ce la può fare e i vostri centri di informatica se non hanno lallimentatore di privilegio cascano come i peri.

Linternet ce la abbiamo in mano noi elettrici. Se casca la corrente voi cosa fate?

Ciao ciao tennici dell’internet.

Beppe lelettricita

Precedenti pericolosi

di Claudio Marino

Dura lex sed lex, si diceva una volta: va rispettata anche se dura, perché stabilisce principi generali validi aldilà dei fatti contingenti.

A volte, però, si lascia prendere la mano: allora, cessa di essere il baluardo della legalità, il confine tra lecito e illecito, la garanzia dell’equilibrio tra diritti propri e altrui. E in questi casi, arriva a creare dei mostri. Mostri? Si, mostri: creature orribili, che incutono incubi, che spaventano per ciò che potrebbe accadere più che per ciò che accade oggi. Che seminano panico tra i professionisti della giurisprudenza, dell’informazione, tra i semplici cittadini. Che con la potenza e la velocità di un fulmine a ciel sereno in una tiepida e tranquilla giornata estiva scuotono le coscienze, agitano le esistenze rilassate e un po’ apatiche di tutti noi.

E anche noi iniziamo a preoccuparci. Cosa potrà accadere domani? Come potrò essere tutelato nei miei diritti fondamentali, se la legalità, il rispetto e la dignità già oggi sono disattesi, non sono più considerati da qualcuno valori meritevoli della massima tutela da parte dello Stato?

Come potrò  domani alzarmi, andare al lavoro, passeggiare per strada in tutta tranquillità, sapendo che qualcuno, alle mie spalle, sta tramando nei miei confronti, infischiandosene della legge, del rispetto, dell’onorabilità altrui, dei problemi personali che ognuno di noi ha, specialmente in questi periodi di crisi?

Specialmente quando che delinque, chi si macchia di reati contro la comunità, si sbeffeggia degli altri, invocando cavilli legali per evitare le proprie responsabilità davanti ad un tribunale.

In tutti noi i recenti avvenimenti destano grande preoccupazione. Dura lex sed lex, dicevamo. E oggi la legge, che va rispettata, ha stabilito che a volte, chi esercita violenza sull’altrui persona, non può essere giudicato, in quanto la legge lo ritiene non punibile.

E allora, ho una proposta: visto che oggi sembra che ciascuno possa compiere qualunque azione senza temere conseguenze, senza vergognarsi, in barba alla legge, perché non nominare Massimo Tartaglia Ministro dello sviluppo economico? D’altra parte, acquistando la statuetta del duomo ha comunque contribuito all’economia del paese, anche se in modo un po’ diverso dal suo predecessore. In alternativa, sarebbe indicato il Ministero dell’Interno (immaginate cosa potrebbe fare chi è riuscito a gabbare un intero stuolo di guardie del corpo), il Ministero per il federalismo culturale (è significativo il ricorso al Duomo di Milano anziché ad un centralista Colosseo), o ancora quello per il federalismo sportivo e venatorio (per il gesto atletico e la precisione).

Si potrebbe obiettare che già esiste chi si occupa di federalismo, anche di nuova nomina: ma non è che anche quest’ultimo, caro direttore, costituisce un precedente un po’ pericoloso? E non solo perché porta sfiga.

A tutti i dipendenti pubblici

Spesso mi dilungo nell’analizzare e poi descrivere le differenze fra noi (italiani deleganti) e loro (anglosassoni partecipanti). E’ una lotta impari. L’ultimo esempio viene da Cameron che, per ridurre la spesa della Pubblica Amministrazione, chiede suggerimenti ai dipendenti.
….Don’t hold back. Be innovative, be radical, challenge the way things are done. If you think you can make things better for less money don’t just complain to your colleagues about it – tell us about it so we can make it happen…

Ascoltate bene quello che dice, chiudete gli occhi, respirate profondamente e fate finta di non vivere in Italia.

44 gatti

gatti

Mi accingo a scrivere un po’ di riflessioni in chiusura di una stagione altalenante e, tutto sommato, priva di sussulti e sempre più scarsa di successi. Parlo ovviamente di un campionato che si gioca in rete e che vede, da una parte, i cosiddetti “abitanti” e dall’altra gli “utenti”.

Il mio ruolo, in questa competizione, è simile a quello di altri compagni di squadra. Discutiamo (sarebbe più corretto dire “conversiamo” per rimanere coerenti con il Cluetrain manifesto), scriviamo (riviste, libri, blog, ebook, ecc.), ci troviamo (cene, barcamp, aperitivi, convegni, work-shop, eventi markettari, conferenze, ecc.), spesso educhiamo (docenze, speech, ecc.) a volte gureggiamo (evangelizziamo, disegniamo strategie, diffondiamo suggestioni, ecc.) e quasi sempre usiamo un linguaggio che ci appartiene e che, spesso, solo noi comprendiamo (in modo da confondere gli avversari) ma, soprattutto usiamo (direi dominiamo) tutti i cazzabubboli tecnologici di ultima generazione. Siamo early adopters incalliti.

Purtroppo vinciamo poco, anzi, perdiamo quasi sempre. Vediamo un po’ quali sono le tecniche e le tattiche che non danno benefici e che non “sfondano”:

A) Il linguaggio. Partiamo dal linguaggio. Certo è da geek, anzi spesso è nerd. Ma chi ci capisce?
Spesso mi trovo a “raccontare” di mondi e di esperienze. Magari qualcuno prova a farsi persuadere, ma non basta il linguaggio, la carica persuasiva, il racconto entusiasta. Bisogna far vivere l’esperienza e questo è, molto spesso, un problema insormontabile. Chi ci ascolta, ci guarda, ci studia, spesso non conosce il percorso. Ma c’è un percorso da intraprendere per abitare la rete?

B) Gli usi e le abitudini. Geolocalizzarsi, taggarsi, followarsi, oddio che termini. Vabbè, aggregare gli RSS, costruire MASH-UP, partecipare al LIFESTRAM. Oddio, ancora? Hai voglia tu a raccontare che questo è bene, è facile, è conveniente. A chi? Raccontavo di alcune esperienze con la vecchia e ormai consolidata posta elettronica. Mentre noi “abitanti” la superiamo con altri sistemi (Twitt, DM, ecc.) per il 99% dei nostri interlocutori è un sistema asincrono a cui si può anche dare un certo risalto, forse. Attenzione….. ma anche no! Risposta……..forse?
Pochi giorni fa spiegavo (pacatamente, lentamente, con molta pazienza e con dovizia di particolari legati alla praticità e alla convenienza) gli RSS a mio cognato. Cosa che faccio spesso con molti colleghi, amici, ecc. Il risultato è sempre lo stesso. Ti guardano, ti fanno un sorriso educato e ti chiedono: “passiamo ad altro che non mi interessa”!

C) L’opportunità. Ci proviamo a spiegare il modello economico. Illustriamo usi, consuetudini (quasi sempre all’estero) che hanno portato i social media nel business, nelle istituzioni, nel mondo dei consumi. E allora? E allora sarebbe il momento di sviluppare applicazioni per Facebook, di portare sulla Intranet aziendale alcuni social media, di rendere le istituzioni più social grazie all’adozione delle dinamiche del social web. Non va, non va. Stenta a decollare. Ognuno preferisce coltivare il proprio opportunismo basato sulla conservazione di schemi, processi e confini rigidi.

D) Il tempo. E poi diciamolo, per abitare la rete ci vuole tempo, fatica e molta distrazione dalle cose e dai fatti …..tradizionali. Il cosiddetto “presidio” è faticoso. Che vantaggi immediati ottiene l’italiano medio da un esercizio partecipativo e sociale? Che opportunità diretta, tangibile e di puro opportunismo si palesa da un adozione tout cour al mondo del web sociale?

Dunque il tema non è il pessimismo. Chi mi legge sa che infondo spesso speranza e ottimismo. E’ piuttosto: “siamo, noi italiani, tagliati per la partecipazione e la condivisione o siamo piuttosto destinati alla delega perpetua?
Su questi temi sto già costruendo il mio secondo libro che analizzerà meglio l’aspetto sociologico della predisposizione a queste dinamiche che noi, i soliti 4 gatti, consideriamo già opportunità irrinunciabili per lo sviluppo e al competitività del sistema.

Ed ecco perchè, ultimamente, mi trovo a definire il web sociale come un grande sistema di intrattenimento dove le opportunità vengono immaginate come “ludiche”. Ecco perchè ……. ho bisogno di capire perchè il nostro attacco non sfonda e la nostra difesa continua ad essere bucata come un colabrodo!

The English Experience

English camp

We spent the last two weeks with a young teacher during the program “The English Experience”. She lived with us most of the moments and, during the morning she taught to our son and his classmates the english language.
The “English Camp Program” is amazing for families too. During the last 15 days we met other families involved in the program and shared this experience with them.
All the young teachers has been kind and helpful and I was very glad to share my home with them.
I hope to meet them in London as soon as possible.

Portfolio che passione

Tempo fa ho rimesso mano al mio Photoblog personale: http://www.gigicogo.it/ cercando di sfruttare al meglio le opportunità offerte dal Mac e da iWeb. Il risultato è abbastanza soddisfacente anche se vorrei sfruttare meglio il concetto di “portfolio” e dunque di collezioni.

Un nuovo servizio, appena uscito dalla beta, forse fa al caso mio: http://gigicogo.pullfolio.com/, che ne pensate?
Funziona sfruttando le API di Flickr, quindi è sufficiente autorizzare Pullfolio ad interoperare con il nostro account di Flickr.

E’ anche disponibile l’applicazione per iPhone e iPad e il tutto è basato su HTML5 senza creare problemi ai dispositivi mobili che non amano Flash. Ho ancora 5 inviti per Pullfolio. Fatevi avanti se siete appassionati di fotografia.

Pullfolio

Thanks to Catepol for inviting me.