Appunti di viaggio (n.1)

Eccomi a disseminare il blog di appunti sparsi sull’esperienza americana.
Man mano che prendo in mano foto, scontrinie appunti sparsi sull’iPhone, provo a buttare giù dei tip.

Partiamo dal becero consumismo e quindi dagli acquisti. Premessa…..New York non è l’America. New York è New York. Dico questa ovvietà anche in funzione del tema acquisti e outlet.

Rispetto a tre anni fa (ultima mia visita alla Grande Mela), il dollaro è un po’ più forte ma gli acquisti di vestiario si fanno ancora bene. Certo, come dicevo su FF, gli outlet veri sono fuori la Grande Mela sparsi un po’ per tutta l’America e, in particolare per chi vuol fare una vacanza nella sola New York, i più interessanti sono nel New Jersey e nel Connecticut, stati confinanti con New York.

Ci son diversi siti che li segnalano ma, se state cercando brand famosi anche da noi come Ralph Lauren, Timberland, Calvin Klein, Fossil, ecc., una buona guida può essere quella dei Premium Outlet: http://www.premiumoutlets.com/centers/index.asp

Io mi son concentrato solo su uno perchè avevo in programma di riempire la valigia l’ultimo giorno e, passando per il Connecticut per arrivare a New York, ho scelto quello di Clinton: http://www.premiumoutlets.com/outlets/store_listing.asp?id=12. E’ strutturato più o meno come quelli che stanno sorgendo in Italia un po’ dappertutto, quindi….cittadella degli acquisti. Tanto per capirsi ho acquistato panta Ralph lauren a 9 $ (circa 7 Euro), orologio Fossil a 30 $ (circa 25 Euro), ecc.

Clinton Outlet

Detto questo, per chi non vuol muoversi dalla Grande Mela e ha pochi giorni a disposizione, consiglio una valida alternativa, il Century21 che si trova a Ground Zero: http://www.c21stores.com/location_manhattan.html oppure quello del Queens che è più ampio e ben strutturato: http://www.c21stores.com/location_rego_park.html.

Enjoy

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Save the date

Si lo so è presto per Ottobre, ma sto preparando l’Agenda per l’ “autunno caldo” e quello che è ormai fissato lo rendo pubblico……..tanto ormai son tornato dalle ferie e tutto Agosto lo dovrò dedicare al lavoro e alla preparazione degli eventi e delle pubblicazioni autunnali:

Cittadinanza partecipativa: Open Government e le città del futuro!

Sabato 2 ottobre

Tutto passa e passerà per la Rete. Non è pensabile un futuro dove ciò che succede nella Rete non abbia un impatto sul nostro vivere quotidiano. Le generazioni che oggi si affacciano sul mondo del lavoro sono generazione “digitali” e lo saranno sempre di più nel futuro, con aspettative nuove; la trasparenza e l’immediatezza di internet sarà un paradigma anche nel rapporto con la PA; di questo gli amministratori dovranno necessariamente tener conto. I governi dovranno essere sempre più “aperti”, dove il termine “aperto” può avere diverse declinazioni.

Presiede: Andrea Valboni Speaker: Fiorello Cortiana (Settore Innovazione Provincia di Milano), Francesco Grillo (Vision&Value) co-speaker: Gianluigi Cogo (consulente tecnologico per il Vega Park e responsabile della Community Network per Regione Veneto), Flavia Marzano (Unarete)

22/23 ottobre a Roma

Il cosiddetto web 2.0 ha introdotto un’ulteriore rivoluzione nei rapporti tra cittadino e pubblica amministrazione, il caso Obama è noto a molti. L’evoluzione della digitalizzazione, sempre più pervasiva della vita delle persone, trasforma il rapporto tra governo e cittadino, sempre più informato e in grado di esercitare una sua volontà al di fuori dei canali tradizionali. L’”internet delle cose” può permettere di ripensare le città, il rapporto con il territorio per una migliore qualità della vita.

Le problematiche di digitalizzazione, inoltre,presentano oggi nuove prospettive se guardate in un ottica globale, di “cloud computing”, dove ciò che si acquisterà sarà sempre di più un servizio e sempre meno una licenza d’uso. Quali sono le nuove problematiche che si presenteranno ai decisori nei prossimi anni? Quanto saranno realizzabili le “città intelligenti” (smart cities), e in cosa consisterà la loro “intelligenza”? E la tecnologia verde, o GreenIT, quanto è “verde” o cosa deve essere per esserlo davvero?

Save the date!

Vi tedierò

Dopo circa un mese passato “on the road” per gli Stati Uniti, il bloggante è tornato.

Tra poco vi tedierò ancora con i soliti temi mentre, nel contempo, metto già le mani avanti sull’autoreferenza che trasparirà dai racconti di esperienze americane :-)

Intanto urge un riposino per riprendersi dal jet lag. A prestissimo!

Hyannis e vecchi ricordi

Stiamo passando gli ultimi giorni di queste vacanze a Cape Cod, prima di spostarci a Newport e poi Mystic.
Qui ci siamo immersi in strane atmosfere. Saranno i ricordi dei Kennedy che proprio sulle spiaggie di Hyannis soggiornarono a lungo, saranno i surfisti. le baleniere, le lunghe spiaggie sabbiose dove ancora, alzando gli occhi, si vedono gli aerei con la pubblicita’ al traino.
Ed e’ cosi’ che mi son tornati alla mente i favolosi anni ’60 quando da ragazzino mi tuffavo assieme agli amici, alla rincorsa degli ambiti omaggi pubblicitari che venivano lanciati dagli aerei. Ha il vago ricirdo di un piccolo paracadute che trasportava una coda di tigre, ma non ricordo di piu’.

Nearby

In questo mesetto estivo, nel quale sto girovagando per l’America’ faccio uso quotidiano dei servizi di geolocalizzazione.
Essendo armato di solo palmare, nell’ordine, privilegio Aroundme, Tripwolf, Forsquare e Gowalla.
Con i primi due e’ abbastanza semplice ed immediato venire a conoscenza di quali attrazioni, servizi o esercizi commerciali si trovano nel raggio di pochi chilometri.
Grazie alla capillarita’ di hotspot gratuiti quasi dappertutto, una volta individuato il punto di interesse e’ sufficente attivare il percorso assistito per raggiungere la destinazione senza gravare sulla bolletta telefonica.
Una volta raggiunto il luogo di interesse, entrano in gioco Forsquare e Gowalla. Entrambi sono utilissimi per la scelta degli esercizi commerciali. Infatti, la funzione piu’ interessante di questi due social network emergenti e’ quella relativa ai “tips”, ovvero ai suggerimenti che gli utenti lasciano dopo aver frequentato il ristorante, il pub, l’albergo ecc.
Mi sin trovato spesso a scegliere le consumazioni in base agli stessi suggerimenti senza dover leggere il menu’ del ristorante.
Ma la funzione piu’ attraente e’ quella relativa agli “Special Nearby” che appare, per ora, solo sul suolo americano. Si tratta di sconti che gli esercizi commerciali offrono ai major e, spesso, anche a chi dimostra di aver fatto checkin nel locale.
Ai primi vengono riservati premi (special prize), ai secondi degli sconti (discount).
So che in Italia questi SN stanno prendendo piede e, purtroppo, ancora non si stanno affermando per lo scopo a cui son preposti. La cosa buffa che vedo e’ la rincorsa a diventar sindaci delle proprie abitazioni, uffici e persino vagoni ferroviari……come al solito prevale il cazzeggio perche’ da noi web 2.0 e’ sempre piu’ sinonimo di entertainment e non di business.

Lo stato "continente"

Immaginavo Washington molto grande ed opulenta ma mi sbagliavo, e’ immensa. Il National Mall, visto un sacco di volte alla tv, non lo avrei mai immaginato cosi’ enorme e, dopo aver camminato dal Campidoglio all’obelisco del Washington monument ti accorgi che sei solo al centro di un crocevia di spazi immensi che vanno alla White House o al Lincoln Memorial, ecc. Insomma chilometri di spazi, di ostentata opulenza e di monumenti bianchissimi e superbi.
E non potrebbe essere altrimenti, gli USA non sono una nazione, sono un contimente che e’ diventato nazione e non a caso America=USA e la capitale deve essere la testimonianza visibile di una grandezza insuperabile.
Io non so se la piazza rossa di Mosca sia piu’ grande o se Pechino sia piu’ opulenta, certo so che hanno secoli di storia alle spalle e a sostegno della loro grandezza, mentre gli americani hanno da poco festeggiato il bicentenario e in soli due secoli hanno creato citta’ enormi, edifici enormi, ponti sui fiumi che in Europa mon ho mai visto.
Tutto e’ grande, le autostrade a 8 corsie, i centri commerciali lungo le stesse e poi i campi di mais e i parchi e persino le stanze degli hotel, e i letti, come le automobili, i mostruosi truck e addirittura il ghiaccio che viene prodotto nelle macchinette dei motel e’ incredibilmente grande e abbondante.
Eppure basta perdersi un attimo per le campagne della Pennsylvania e incrociare un calesse Amish o un mercatino di prodotti contadini per sentirsi distanti dalle cose grandi e spesso inutili. Oppure basta fermarsi al fresco delle montagne di uno dei tanti parchi attorno ai grandi laghi (giuro che non so esattamente da dove sto scrivendo questo post) e gustare un piatto di salmone per sentirsi come a casa, come in ogni piccolo luogo che non ostenta magnificenza ma sa farsi subito amare.
Domani saremo a Buffalo

Sulle strade di Philadelphia

In questa terra colonizzata dai quaccheri inizio a comprendere l’orgoglio (proud to be american), il fanatismo e la pamcia di questo immenso paese.
Ieri sera abbiamo girovagato per il quartiere del “mercato italiano” e mi ha colpito l’italianita’ di due simboli nazionali come Geno’s e Pat’s, due locali famosissimi in tutti gli Usa per la leggendaria CHEESESTEAK.
Nulla di spaziale, sia chiaro, ma l’insieme trasudava di reliquie patriottiche, monumenti ai cops caduti per difendere la brava gente, hall of fame militari e parata di star (in fotografia)…….anche la nostra Loren e’ passata da Geno’s.
Ovvio che sia cosi’, e’ la citta’ della dichiarazione di indipendenza, della Liberty Bell, della costituzione. E’ da qui che si e’ iniziato ad “esportare” il modello.
Ma quale, quello della gente che mangia in piedi camminando le schifezze piu’ immonde condite con quantita’ industriali di ketchup?
Che strani da queste parti, ingrassano in modo assurdo e poi tutti assieme corrono su e giu’ per la scalinata del Museo delle Arti dove Rocky Balboa alzando le braccia al cielo di Philadelphia urlava: Adrianaaaaaaaa!

Oltre il rito, una comunita’

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Siano tornati, dopo tre anni, alla Saint Aloysius church di Harlem.

Per molti stranieri la messa gospel e’ una delle tante attrazioni di New York, per noi no, e’ innanzi tutto una messa domenicale.

Devo ammettere che le code che si formano fuori dalle chiese battiste, anglicane, metodiste, ecc., alla domenica mattina in quel di Harlem, non mi piacciono molto, e la faccia della gente in coda, assomiglia troppo a quella già vista a Gardaland o in un qualsiasi altro parco divertimenti.

Successe nel Giugno del 2007 che un gentilissimo signore di colore capi’ il nostro disagio e ci indico’ una chiesa cattolica sulla 132 West.
Ieri ci siamo tornati per seguire una messa che dura quasi due ore e, pur seguendo la ritualità cattolica, si mescola con i canti gospel e tanti momenti “sociali” commoventi, aggreganti e anche intriganti e un po’ pettegoli per la nostra mentalità.

Un ibridazione che va oltre il rito e diventa quasi un happening.

La comunità si salda con preghiere spontanee che sono racconti di vita, improvvisazione e commoventi manifestazioni di solidarieta’ in diretta.

La comunità nera innesta nel noioso rito della messa a cui siamo abituati, canti corali, assoli mozzafiato e tanti inserti di affetto vero come l’accoglienza degli ospiti (fra i quali, noi) e soprattutto il rito dello scambio della pace che dura quasi 20 minuti con tutti che abbracciano tutti, scambiandosi regali e il prete che abbraccia uno a uno i suoi fedeli. E mi ritrovo allora con un bimbo di colore in braccio e a fare la conoscenza del celebrante che racconta di chiamarsi Pellegrini ma che di italiano conosce solo le dirty words.

Mi colpisce molto la lettura del vangelo che non viene effettuata dall’altare ma bensì camminando fra i banchi con il testo aperto fra le mani.

E mi chiedo ancora il perchè di un conservatorismo anacronistico come quello della chiesa romana, spacciato per sano tradizionalismo e integralismo morale. Credo che alla lunga svuoterà le chiese perchè noioso e fuori dalla logica moderna di una società che e’ prima di tutto comunità vera.

Domani scendiamo verso Philadelphia.