Palestra per buone pratiche

Dopo il mio articolo di giovedì scorso su Nova, sono stato contattato da una vecchia conoscenza che avevo lasciato giovane neo-laureato a Messina (con una tesi sull’eGovernment di cui ero co-relatore) alcuni anni fa. Questa premessa spero sgombri il campo da ogni ipotesi di spudorata marketta su quello di cui mi appresto ad argomentare.

Il tema è quello della gestione partecipata degli ambienti urbani, che ho trattato diverse volte e che continuo a ritenere il cavallo di troia per una corretta applicazione del governo partecipato della cosa pubblica.

Nell’articolo su Nova mi ero sbilanciato a favore di iniziative ibride che potessero avvalersi della forza propulsiva e delle dinamiche del social web ma che si basassero su una governance pubblica, preferibilmente comunale. Dell’esempio di Iris ho parlato spesso e ho argomentato sulla sua aderenza parziale ai paradigmi che hanno dettato il successo di Fixmystreet e di altri sistemi di civic hacking.

Ora, mi rendo conto che per una municipalità non è semplice dotarsi di tecnologie, professionalità e sistemi di governance per gestire la partecipazione alla cosa pubblica e, dunque, colgo con favore lo sforzo profuso da Posytron (società presso la quale opera la mia vecchia conoscenza), che ha rilasciato una piattaforma in modalità SaaS per la gestione di questi servizi.

ePart

La soluzione si chiama ePart ed è stata lanciata a Maggio di quest’anno. Il suo successo dipenderà dalle capacità commerciali dell’azienda e dal modello di business sul quale non voglio soffermarmi più di tanto (anche se non nascondo che l’offerta SaaS o pay per use è, secondo me, la più idonea per i comuni di piccole dimensioni che non possono portarsi in casa e gestire queste tecnologie). Mi interessa, piuttosto segnalare come, anche nell’italietta stanca e tafazia, il vento dell’Open Government stia stimolando giovani imprenditori a sfidare un mercato tutto da costruire e un successo auspicabile che non passa solo per i modelli commerciali ma, soprattutto per la capacità democratica dei partecipanti (cittadini) e per la lungimiranza degli amministratori (politici).

La piattaforma è già a disposizione per chi voglia cimentarsi nel segnalare alle municipalità i disservizi urbani e, lo staff di ePart, si sta dannando non poco per farla crescere e conoscere, anche attraverso Facebook.

Dall’azienda mi è stato segnalato che il servizio è ancora in fase di lancio e che i comuni presenti sul portale non stanno ancora utilizzando ePart ma sono stati inseriti da Posytron come “demo”, altri comuni, invece, sono stati segnalati da utenti con email o segnalazioni sul gruppo Facebook. Ad esempio, Velletri e Aprilia risultano molto attivi in quanto esistono già su facebook dei gruppi/comitati (Miglioriamo Velletri, Degrado Apriliano) che si occupano delle tematiche del decoro urbano.

Credo che l’iniziativa sia lodevole e dimostri che una via italiana all’eGov partecipato abbia bisogno di aziende coraggiose e, soprattutto di persone capaci, e questo mi rasserena un po’ e mi induce ad avere fiducia. L’economia immateriale è agli inizi e, come spiegavo su Wired, ancora in parte da inventare.

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L'Islam religione di tutta Europa

Berlusconi adora Gheddafi che vuol portare l’Islam in Europa e auspica che ciò succeda presto con l’ingresso della Turchia.

gheddafi

Bossi odia l’Islam e non vuole che la Turchia entri in Europa inoltre, si considera l’ultimo baluardo della cristianità.

lega

Berlusconi ritiene Bossi l’alleato più affidabile e Bossi ritiene Berlusconi l’unico in grado di attuare i programmi della Lega.

b b

Giuro che non capisco più niente! Possiamo azzerare tutto e poi mi spiegate per bene cos’è la politica, dall’inizio?

La visibilità su Facebook dipende dalla socialità

La visibilità su Facebook è una questione di socialità, interazione e conversazione con i propri contatti e fan, non di numeri.

E’ questione di socialsfera e di come la gestiamo.

Volendo spiegarlo come se avessimo tutti 5 anni:  il compagno delle elementari che mi ha chiesto l’amicizia e che ho aggiunto come contatto perchè non lo vedo mai in bacheca?

 

Può essere che abbia una vita banale e non aggiorni mai il suo status? Poi vado sulla sua bacheca e scopro che non è così.

Se non abbiamo mai interagito in qualche modo dopo la richiesta/approvazione di amicizia non vedremo i nostri reciproci aggiornamenti (a meno che non abbiamo entrambi meno di 250 tra amici e pagine a cui siamo iscritti).

Ecco, non lo vedo mai sulla mia homepage di Faccialibro perchè non è nei 250 di default (o nel numero che noi abbiamo inserito). Allora vado sulla sua bacheca, lo commento o gli scrivo in bacheca anche solo come stai. Da quel momento il compagno delle elementari comincerà ad apparire in bacheca.

Se poi il compagno delle elementari mi risponde, ecco da quel momento anche io apparirò sulla sua homepage ogni qual volta posterò qualcosa sul Faccialibro.

La visibilità su Facebook, dunque, dipende anche dalla nostra socialità e dalla voglia di entrare in relazione con la sfera sociale che fa parte della rete dei nostri contatti. Questo il meccanismo banale.

Purtroppo a prevederne gli usi spammosi basta fare 2 + 2…

Con le mani in mano

Ci sono momenti nei quali non riesci più a stare con le mani in mano.
Certo, manca la passione, l’azzardo, l’impeto dei vent’anni ma, non riesci più a rimanere passivo.

E’ quasi settembre e fra un po’ dovremo assistere inermi all’ennesimo scontro tra poteri repubblicani. Da un lato il paladino della libertà (la sua) che propone 5 punti di programma che servono solo a lui e alla sua cricca per sopravvivere, dall’altra un opposizione ormai logora, all’angolo, incapace di un qualsiasi sussulto.

Cosa dobbiamo aspettarci ancora? Credo manchi poco, ma il sultano metterà mano anche al diritto di famiglia pur di non pagarsi il divorzio, metterà mano al sistema sanitario pur di approvare una legge sulla sua clonazione, metterà mano al sistema dell’istruzione per riscrivere la storia (la sua)…e via così. L’opposizione vera è ormai quella interna allo schieramento di governo. Credo sia comunque un bene, ma il nostro paese ha bisogno di una vera opposizione di sinistra, come avviene dappertutto, in Francia, in Gran Bretagna, in Germania, negli USA, dove c’è un alternanza seria, costruttiva, dove i programmi sono davvero alternativi, ridisegnano e rimodulano uno stato in senso moderno e pensano al progresso del sistema. Destra e sinistra non sono due schemi ideologici fini a se stessi, sono una visione diversa della società.

E, in certi momenti della storia, hanno ragione di esprimersi entrambi con utili azioni di governo. Non mi interessano le derive ideologiche, fascismo, comunismo, appartengono al passato e sono richiami strumentali che gli ultrà dei due schieramenti sfruttano meschinamente quando sono a corto di idee e di contenuti da proporre. La sinistra è utile come contrappeso forte all’azione di governo della destra quando quest’ultima è legittimata a governare ed è altrettanto ovvio il contrario. Punto. Delegittimare l’avversario non ha senso. Non riconoscerne le strategie e le qualità tattiche è un idiozia.

Diverso è denunciarne il vuoto programmatico e la scarsa incidenza dell’azione di governo quando questa è palese ma, questa denuncia, va fatta fuori dal recinto ideologico, con grande senso di responsabilità e con dimostrabile efficacia dei programmi alternativi, che di volta in volta, si dovranno proporre. Ecco, alla sinistra manca proprio quest’ultima capacità e lo si evince dalle lettere che in questi giorni arrivano ai giornali da leader ormai stanchi e affannati alla rincorsa di un contenuto spendibile, appetibile, vincente ma, soprattutto, comprensibile per il popolo di sinistra ormai smarrito.

Ne ho scritto in questi giorni di Vendola e di Veltroni e ieri ho ricevuto da Nicola l’invito ad esprimermi sulla sua proposta, dettata anche dalla lettura dell’ultima lettere di Bersani a Repubblica. E’ scontato che sui contenuti proposti da Nicola non nutra alcun dubbio, d’altronde siamo compagni di merende su qual fronte e stiamo spingendo per un adozione dell’Open Goverment a tutti i livelli.

Detto ciò vorrei capire meglio la struttura del progetto, ovvero, dove andiamo a parare con la lettera? Sono gli interlocutori in grado di capirne i contenuti e, soprattutto, riconosciamo negli interlocutori una rappresentanza per le nostre visioni e proposte di un nuovo progetto paese? L’altro giorno proponevo un solo punto di programma fra i 10 da proporre agli italiani per proporre un cambio di governo.

Il mio era semplice e motivato, e lo ripropongo:
a) I partiti non partecipano al sistema delle nomine (ovviamente da elaborare con una declaratoria ad hoc) Potrei riassumere il pensiero di Nicola in un altro punto:
b) Trasparenza della pubblica amministrazione per un rilancio dell’economia (ovviamente da elaborare con una declaratoria ad hoc)

Quindi siamo a due, e gli altri 8?

Ora il tema che mi piacerebbe svolgere in forma partecipativa, come piace a Nicola, è quello di una stesura del programma fuori dallo schema del PD, partito nel quale non mi riconosco. Troppo ambizioso? Proviamoci.
Ieri, dopo aver sentito le parole di Marchionne e prima di Tremonti, ho capito una cosa. Agli italiani stanno sterilizzando il cervello, proviamo a farli ragionare su qualcosa che non sia tattica e strategia politica come propongono i dinosauri del PD? Proviamo a sottoporre dei contenuti da portare alle primarie. Dei candidati, ormai, fega più niente o quasi, al popolo della sinistra, tanto, son tutti destinati alla sconfitta.

Ad maiora.

Diritti non negoziabili

Credo che ogni turista abbia dei diritti, specialmente se affronta un viaggio in una delle città più care al mondo. La mia Venezia.

ponte sospiri
foto via

Il dibattito di questi giorni sullo scempio di Palazzo Ducale, e altri monumenti cittadini in restauro, sta assumendo toni grotteschi. Stanno intervenendo tutti, troppi, e con tante verità in tasca:

  • E’ colpa dello Stato che non passa i soldi al comune
  • E’ colpa dei commercianti che non pagano le tasse
  • E’ colpa della giunta che si svende ai privati
  • E’ colpa dei cittadini che sono lagnoni
  • E’ colpa della Curia che dovrebbe impegnare l’8x1000
  • E’ colpa di Sgarbi che pensa alla pornostar da mettere vicino alle tele del Giorgione.
  • E’ colpa di Zamparini che non ha saputo tenere il Venezia in serie A
  • E’ colpa di Marco Polo che ha portato la Coca Cola dalla Cina.

E alla vià così, fra il serio e il faceto, fra il competente e il deficente di turno.

Credo che le variabili in gioco siano molteplici e debbano tenere conto di diversi interessi. Spetta alla politica, dunque, esercitare la concertazione PRIMA di decidere certe cazzate.

E fra i diritti fondamentali della gente comune, ci sono quelli dei turisti che in questa città vengono sistematicamente RAPINATI da un oligarchia e da un sistema di potere che non ha eguali al mondo.

Se io spendessi migliaia di Euro per andare a Londra o a Parigi e mi ritrovassi un preservativo colorato con la pubblicità della Coca Cola che copre la torre Eiffel o il Big Ben, mi incazzerei, e alla grande!

Questo diritto va tutelato, ad ogni costo, anche attraverso una sottoscrizione popolare che porti a sostituire quegli orrori con delle coperture idonee, sobrie, eleganti e rispettose dell’ambiente storico e culturale unico rappresentato da Venezia. Questo si può fare, anche con l’ausilio della rete.

Come? I prossimi giorni proviamo a tastare il polso fra alcuni di noi addicted del web.