Challenger

Lo scorso Agosto ho avuto modo di visitare l’Air and Space Museum di Washington D.C. e son rimasto davvero molto impressionato dalle documentazioni inerenti alle disgrazie degli Apollo e successivamente dello Shuttle.

Molte di quelle tragedie le ho vissute in diretta davanti alla televisine e ritrovarmi faccia a faccia con la storia, i reperti, la loro casa, la loro terra, mi ha colpito davvero molto. Mio figlio, incredulo, mi chiedeva conto di quel passato e sembrava incredulo di fronte alla narrazione su persone che, come quegli astronauti ritratti nelle foto e nei filmati, avevano sfidato la vita serenamente, quasi inconsciamente.

Oggi ricorre il 25° anniversario del disastro del Challenger. Il Boston.com nel suo Big Picture, ripercorre l’evento con una galleria di foto terribili.

challenger

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Nani e giganti

Ieri sera sul tardi, mi son gustato la replica di “… A LUNGA DURATA. ARBORE E GLI ARBORIGENI” che solitamente va in onda il giovedì sera su RAI 5. Per i più giovani, va ricordato che, nel periodo della mia giovinezza più matura, un programma come Quelli della notte, è stato un insegnamento, un riferimento, un punto altissimo di maturazione culturale e sociale. Stiamo parlando degli anni ’80.

Ieri, dunque, rivedendo alcune scene di quel programma cult, non nascondo che la commozione ha raggiunto livelli un po’ imbarazzanti. Oggi ho voluto registrare uno spezzone per dare un po’ di fiducia e di speranza ai giovani e soprattutto alle giovani di oggi (speriamo che la RAI non me lo cancelli da YouTube, per cui ne propongo due versioni con Vimeo di backup).

La registrazione integrale della puntata è disponibile sul sito di RAI.

Dunque è vero, anche trent’anni fa i presidenti telefonavano alle trasmissioni televisive. Ma allora avevamo a che fare con dei giganti, irraggiungibili.

cit:”…ringraziare questi meravigliosi giovani e bellissime donne…”

cit:”…l’importanza dell”umorismo, l’importanza della satira…”

cit:”…molto bravi, molto bello…”!

Credo che a causa del disastro mediatico degli ultimi vent’anni, difficilmente riusciremo a tornare a quei livelli e, forse, non sarà davvero più possibile. Per questo ringrazio Dio di avermi fatto vivere la giovinezza in anni di speranza, di tolleranza e di rispetto.

Un' identità comune

Lo squallore a cui assistiamo, mescolato alla mediocrità dei protagonisti sulla scena, mi permette di portare un esempio recente sull’identità comune e sulla forza di un popolo.

Premessa: Pochi giorni addietro, elucubravo sulle cose che ci uniscono (poche) e sullo spirito di appartenenza (al branco). Su queste riflessioni si innesta sempre un ricordo forte, fortissimo, indelebile sul senso di appartenenza degli americani che, durante i miei viaggi in USA ho guardato anche con un certo sospetto. L’attaccamento alla bandiera, all’identità nazionale e ai padri fondatori è qualcosa di ossessivo e non negoziabile.

L’altro giorno, il senatore Mark Udall del Colorado, ha fatto una proposta ai suoi colleghi del senato in ordine alla disposizione sui banchi del congresso per assistere al discorso del Presidente Obama sullo Stato dell’Unione. Ecco un estratto della proposta dal suo sito ufficiale:

As I’ve said before, we need to bridge the partisan divide that has hindered progress in Washington, D.C., for far too long. We began this year in sadness, and it was in honor of our colleague Gabby Giffords and all of the other victims of the shooting in Tucson, that I called for Democrats and Republicans to sit together at the State of the Union address tonight….”

Sostanzialmente si è trattato di un invito a mescolarsi nei banchi del congresso, senza dividersi in schieramenti, sottolineando che la tragedia di Tucson doveva rappresentare un punto di partenza per una ritrovata unione sui valori comuni, irrinunciabili, non negoziabili e segno distintivo del monolite americano che, come ha poi sottolineato Barack Obama nel suo discorso, sono l’essenza e il fondamento per tornare a competere e sfidare le economie emergenti.

Dunque, un’ identità comune, un’ appartenenza orgogliosa e, soprattutto nessuna differenza sui principi fondanti. Va detto che moltissimi senatori hanno aderito alla chiamata e si sono mescolati fra loro senza distinzione di partito, per assistere al discorso.
Durante il dibattito alla CNN si è spesso paragonata la faziosità agli schieramenti da “football game”, vi ricorda qualcosa?

 

E qui da noi?

Scilipoti uno di noi!

“Ritengo utile presentare un progetto rivoluzionario di votazione on line da proporre al Governo. Questo progetto, messo a punto dal dipartimento di Fisica Teorica ed Informatica dell’Università degli studi di Messina, permetterebbe all’elettore di poter espletare il diritto di voto direttamente da casa propria o, in alternativa, presso apposite strutture operative (seggi elettorali), dotate di computer con accesso ad Internet, abilitati a fare accedere anche cittadini italiani lontani dalle residenze di competenza elettorale”.

via

 

Per chi non conosce Scilipoti, una rinfrecatina può essere utile. Enjoy!

 

Qwiki, il sapere come "esperienza"

E’ un periodo nel quale sto leggendo molto attorno ai temi dello story telling, internet of the things, aggregatori di notizie e di eventi di prossimità, realtà aumentata, esperienza di viaggio, ecc.
Confusione vero? 
In effetti sto cercando un qualcosa che mi permetta di capire le esperienze al di là delle informazioni. I racconti vissuti mescolati con le opportunità

Lo so, troppa carne al fuoco, ne parlavo anche pochi giorni fa quando mi riferivo al tema dei viaggi. Ricordate?
Sto cercando macchine che aggregano esperienze umane e girovagando ho trovato Qwiki che è risultato vincitore al concorso “TechCrunch Disrupt 2010 lo scorso settembre. Ecco, Qwiki fa delle cose, usa delle tecnologie, permette di suggerire e poi si aggancia a fonti informative con la funzione text-to-speech che espone contenuti filtrati per rendere più naturale e umano l’insieme di questa diavoleria.

Continuo a cercare. Non so bene cosa, ma lo troverò.

Qwiki at TechCrunch Disrupt from Qwiki on Vimeo.

Il numero di telefono è morto

Mentre nell’italietta, sempre più ai margini e sempre più sola isolata dal board internazionale dell’innovazione, ci si diletta sui numeri di Berlusconi e di Santoro sbattuti in prima pagina, Google acquista SayNow. Vabbè direte, la solita acquisizione di Big G che si sta muovendo da tempo nel mondo della mobile communication con il sitema operativo Android, con Google Voice e altri servizi o tecnologie che la vedranno sempre più protagonista in questo panorama.

socialfonino

La novità dell’acquisizione di SayNow va vista per l’importanza che viene data all’identità sociale a discapito del numero telefonico. Google lo sa, e si sta preparando a un nuovo scenario.
Infatti sempre più utilizzeremo i contatti sociali per effettuare una chiamata VOIP, dunque il numero non apparirà più nella rubrica del nostro socialfonino ma, probabilmente, apparirà l’avatar di Twitter o di Facebook piuttosto che quello di Linkedin per chiamare una società o un ufficio.

Siete pronti?