Acquaintances

Da stamane mezza blogosfera sta giocando con il nuovo cazzabubbolo digitale di Google.
Dopo Wave e Buzz (ma non dimentichiamoci di Orkut), ecco l’ennesimo tentativo di dare un po’ di filo da torcere a Facebook.

Google Plus (G+)  è un qualcosa a metà fra la chat, il microblogging, il content sharing e altre dinamiche del lifestreaming ormai consolidate. C’è una videochat che per ora va a scatti, un sistema di ecosistemi (bella no?) dove si possono creare cerchi(e) di amici, e un sitema di valutazione (il like di google per capirsi). C’è il tagging delle foto e la geolocalizzazione (via applicazione palmare).
A proposito di cerchi(e) predefinite, ho dovuto cercare il significato di “Acquaintances”. Non si finisce mai di imparare :-)

Ci gioco un po’, vedo di capire, provo a non farmi travolgere, tanto non sarà l’ultimo. Quora?

E la salute?

Non sono un conservatore e le nuove frontiere del digitale mi appassionano sempre come una volta. Eppure il WiGig mi fa un po’ paura.

WIGIG

Sembra che il prossimo anno, grazie allo sfruttamento delle frequenze a 60 Ghz, arriveremo a macinare 7 Gb wireless. Da paura.

E un apparato sotto la scrivania che spara quella potenza, come ve lo vedete per la salute complessiva?

E' pur sempre un blog

E’ pur sempre un blog e ogni tanto, specialmente d’estate, è bello disintossicarsi da tutte queste tecnologie, dal web sociale, dall’egovernment e altri argomenti che, immagino, possano anche annoiarvi.

Dunque vi annoierò in un altro modo :-) ,  chiedendovi qualche dritta, nel caso siate in ascolto e, soprattutto, abbiate conoscenza dei luoghi che vi descrivo.

Si è deciso di tornare sulla costa orientale degli USA, e la prima tappa sarà Boston per poi salire nel Maine, visitare la Nova Scotia e il Quebec, per poi scendere nel Vermont e risbucare a Cape Cod (l’anno scorso ci è davvero piaciuta molto).

Consigli? Qualcuno è stato nel Maine? Qualcuno ha visitato il Quebec?
Ovvio che mi sto documentando sui siti specializzati ma, qualche bel suggerimento sulle cose da non perdere sarebbe ben accetto.

A buon rendere.

PDA

PDA, ovvero “Personal Digital Assistant”, o palmare che forse è meglio :-)

Ai tempi del social web, questi aggeggi si integrano sempre di più con i social network ed è inevitabile che ogno giorno ne vengano sfornate nuove versioni.

Questo non lo trovate nei volantini di MediaWorld.
Enjoy
PDA

via

Celopiùlunghismo

Giornalmente ricevo diverse richieste di collegamento sul SN professionale: LinkedIn.
La maggior parte delle persone che mi chiede il collegamento è a me sconosciuta. Per mia fortuna ho disabilitato l’alert sulle nuove richieste e consulto solo il digest settimanale.

A fine settimana, dunque, mi accorgo che decine e decine di sconosciuti mi hanno chiesto la reciproca relazione sfruttando la frase preconfezionata: “I’d like to add you to my professional network” oppure “Vorrei aggiungerti alla mia rete professionale“.
Nemmeno lo sforzo di personalizzarla un pochino e darmi degli elementi utili per capire di chi si tratta.

Che succede? Volete tanti amici virtuali, ma perchè? E perchè proprio me? Siete folgorati dalla teroria dei sei gradi di separazione?

Per fortuna, anche fra le persone che non conosco personalmente, ci sono quelle che si distinguono e accompagnano la richiesta con una frase del tipo: “leggo il tuo blog“, “ci siamo incrociati al convegno“, “ho letto i tuoi libri o i tuoi articoli“, ecc.

Si tratta di usare solo un po’ di educazione, buon senso, pazienza e stile. Tutto qui.
p.s. vale anche per Facebook!

 

Sempre più lontani

Sempre più lontani dai paesi che crescono, che innovano, che competono.

Dal rapporto Assinform 2011 l’ennesimo, desolante scenario:

Complessivamente l’Italia digitale si colloca al disotto delle medie raggiunte dall’Ue27.

Europa (27) Italia
Pmi che vendono online 13,4% 3,8%
Imprese che acquistano online 26,4% 16,5%
Popolazione che usa frequentemente Internet 53,1% 45,7%
popolazione che usa servizi di online banking 36,0% 17,6%
cittadini che usano servizi di eGovernment 31,7% 17,4%
famiglie con accesso a banda larga 60,8% 48,9%
famiglie con accesso a Internet 70,1% 59,0%
Popolazione che acquista online 40,4% 14,7%
Fatturato imprese attraverso eCommerce 13,9% 5,4%

Fonte: EC, Digital Agenda Scoreboard (31 maggio 2011)

 

Linea poco amica

Sembra che per una delle solite follie burocratiche, l’esenzione dal ticket venga riconosciuta solo agli anziani o ai disabili che abbiano rapporti con l’INPS attraverso la dichiarazione 730 o UNICO.
Non chiedetemi perchè, ma così mi è stato detto e, siccome la mia anziana madre non ha mai fatto il 730 (non ne sussisteva l’obbligo) sembra non aver diritto all’esenzione dal ticket, pur essendo invalida e sotto soglia di reddito.

In questi giorni, essendo scadute le vecchie esenzioni, centinaia di persone sono in coda ai distretti sanitari della mia città per produrre le autocertificazioni. Abbiamo provato più volte a far la coda ma, dopo circa tre ore sotto il sole è logico e umano desistere.

A questo punto, vista l’emergenza, anche l’USL fa qualcosa, e lo scrive sul suo sito: http://www.ulss12.ve.it/archivio/novita.aspx?idC=631

p.s. riporto la schermata, nel caso cambino la pagina dopo le mie proteste.

Il principio espresso nella notizia sul web, è sicuramente lodevole: “Per evitare code faticose, specie alle persone anziane … sarà effettuata solo con prenotazione..“. Dunque mi precipito subito al telefono, tutto felice di evitare la coda a me e a mia madre.
L’operatore mi chiede, però, dove abita mia madre e alla mia risposta, mi discrimina subito dicendomi che devo rivolgermi a un distretto periferico. Chiedo il perchè e la risposta è semplice: “Perchè è così“.

Non mi rassegno, perchè so benissimo che tutti i distretti della stessa USL possono fare le stesse operazioni. Infatti, poche settimane fa ho cambiato il medico proprio in quell’ufficio e solo alla fine dell’operazione l’addetto mi ha pregato, la prossima volta, di rivolgermi al distretto più vicino.

Dunque chiamo l’URP della USL 12 e chiedo lumi. Chiedo perchè gli anziani che abitano a Metsre centro o a Marghera possono evitare la coda, mentre quelli di Carpenedo e Favaro (che fanno capo a un altro distretto) no! La risposta è semplice, non c’è una ragione, c’è uno stradario, prendere o lasciare.

Comincio a non vederci più e chiedo gentilmente: “Ma scusi è come se lo sportello di una banca o delle poste mi rifiutasse un servizio solo perchè abito in un altro quartiere. Voi siete la USL di tutta Venezia e Mestre e i servizi li dovete erogare uguali dappertutto!“.
Niente da fare, non mi accettano la prenotazione e son costretto a mandare lettera di protesta al Direttore Generale e ai giornali.

Mentre parlo con l’operatore faccio presente che si vantano di appartenere al circuito Linea Amica ma di amichevole non hanno proprio nulla e la risposta, alla fine, non me l’hanno data, ci hanno solo discriminato negandoci un servizio. Chiedo perchè nella pagina web non è scritto espressamente che si tratta di un servizio per pochi e che discrimina altri. Se lo tengono così generico io voglio avvalermi di un diritto che è di tutti gli iscritti a quell’USL.
Niente da fare, l’operatore molto adirato mi assicura che cambieranno la pagina. Ovviamente li controllo, nel mentre mando le email ai giornali e la lettera di protesta al Direttore Generale è già partita.

p.s. son sempre questi e questi (tanto per non smentirsi), con un buco di bilancio da paura.

Ma quale smart?

smartSia chiaro, non sono in polemica sul tema delle smart city spesso ho argomentato in questo blog. Sono convinto che una città “more citizen-centric, user-friendly and cost efficient“, sia oggi alla portata e mi sembra banale, anzi fuorviante, parlarne solo in termini tecnologici e digitali.

Spesso si parla di città intelligenti associando innovazione e tecnologia, internet delle cose e domotica, interoperabilità e robotica, nonchè altri ingredienti alla bisogna.
Tutte belle cose, belle applicazioni, bei casi di studio ma, il vantaggio?

Come sempre tendo a considerare il vantaggio personale e collettivo come l’unico elemento di misura dell’innovazione. Soprattutto quello collettivo, sia chiaro e, per dirla alla Ford: “C’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti“.

Ma veniamo al dunque e lasciamo la tecnologia e il digitale fare il suo corso. La scorsa settimana stavo in vacanza in Francia e notavo, ovunque, la particolare cura degli arredi urbani (beni e servizi della collettività). Fioriere favolose, marciapiedi ben curati, piste ciclabili, lampioni, panchine bellissime, segnaletica ecc. ecc. Entrando a Hyères, una cittadina vicino a Tolone, noto un lunghissimo vialone urbano, che dalla periferia porta al centro, curato come un salotto di casa e, soprattutto, mantenuto in ordine e pulito in tempo reale. Ho notato personale municipale ovunque curare i prati, le siepi e i fiori decorativi, netturbini al lavoro con le pinze per asportare i rifiuti, diversi operatori che annaffiavano e tutto questo per diversi chilometri. Mi ha colpito molto, lo ammetto.

Mi domandavo quanto costa ma, soprattutto quanto incide nella sensazione di benessere, di valore e, soprattutto, coscienza di un patrimonio collettivo da godere. Ho provato a guardare meglio anche le città più grandi. Le piste ciclabili sempre ben curate e divise nettamente con diversi sistemi di sbarramento dalla carreggiata, sitemi navetta da e per, illuminazione e segnaletica davvero efficienti…… insomma basta prestare attenzione per capire come nulla di tecnologico incida in tutto questo. Non c’è digitale, non ci sono cazzabubboli robotici o altre diavolerie. Si tratta di coscienza collettiva, educazione, senso civico, cura del bene comune.

Arrivato ieri sera a Mestre, la prima cosa che ho notato son state le auto parcheggiate sulle piste ciclabili a raso (senza divisore) e gli arredi urbani fatiscenti.

Ecco una città intelligente, credo, sia quella dove l’intelligenza individuale prende coscienza del bene collettivo e lo rispetta.  Una città è intelligente quando lo sono anche i cittadini. Certo, smart city significa risparmio energetico, riduzione delle emissioni, ecc.

E non è dunque intelligenza? La tecnologia viene dopo e, come sempre, è al servizio.