Manovra finanziaria

Calderoli

Visto che personaggi del tipo di Tremonti (leggere qui) e Calderoli possono ergersi a economisti di spessore internazionale, credo non ci sia nulla di male se un incapace di intendere e di volere, come il sottoscritto (per lo meno da un punto di vista economico-finanziario),  prova a dilettarsi in un esercizio come quello sotto riportato, ovvero 10 punti per una manovra finanziaria:

  1. Abolire le regioni autonome (ricondurle allo statuto ordinario) e le provincie
  2. Abolire le partecipate pubbliche
  3. Dimezzare il numero dei parlamentari e il loro stipendio
  4. Introdurre il sistema contributivo per le pensioni dei parlamentari e degli amministratori pubblici
  5. Adeguare la tassazione sulle rendite finanziarie al resto d’Europa
  6. Impedire ai dipendenti di rientrare in servizio come consulenti della propria azienda dopo il pensionamento
  7. Obbligare per legge l’uso del denaro elettronico e della tracciabilità per tutte le prestazioni professionali
  8. Introdurre la deducibilità delle spese dell’azienda famiglia (casa, elettrodomestici, auto, ecc.)
  9. Incentivi fiscali per le aziende che assumono e non delocalizzano
  10. Liberalizzazione delle professioni e abolizione degli ordini

Fantascienza che nel resto del mondo funziona.

 

 

 

 

 

La Scuola Galileiana di Padova diventa social

di Giorgio Soffiato

Ho chiesto a Gianluigi, che ringrazio, ospitalità su Webeconoscenza per raccontare l’evoluzione di un progetto che ho seguito con MarketingArena in questi caldi mesi estivi. Protagonista è la Scuola Galileiana Di Studi Superiori di Padova, una realtà prestigiosa che si ispira alla Scuola Normale Di Pisa e fa dell’eccellenza il proprio credo. Sono solo 24 i posti che ogni anno la Scuola Galileiana mette a disposizione per offrire agli studenti una vera e propria esperienza formativa fuori dal comune. Siamo infatti abituati a business school di grido che preparano in modo “breve ma intenso” gli studenti al mondo del lavoro faticando però ad ovattare la sensazione di pagare alte rette per ottenere colloqui e occasioni di lavoro, un modello che nel paradigma economico attuale a mio avviso “ci sta” ma che non ho visto applicato quando ho varcato per la prima volta la soglia del Collegio Morgagni per parlare con il direttore della Scuola Galileiana Prof. Cesare Barbieri (che ho poi intervistato http://marketingarena.it/2011/08/02/scuole-di-eccellenza-in-italia-la-scuola-galileiana-di-studi-superiori-intervista-al-prof-cesare-barbieri/). La Scuola Galileiana offre due percorsi formativi:

  • Classe di scienze naturali
  • Classe di scienze morali

Gli Studenti Galileiani sono svegli, appassionati e studiosi (la media di profitto almeno pari a 27/30 negli esami è condizione necessaria per la permanenza) e l’obiettivo della Scuola è quello di selezionare i migliori profili per mantenere elevatissimo il livello di preparazione offrendo seminari di alto livello e un percorso personalizzato fatto di tutor dedicati e un “conoscersi per nome” che negli anni ha dimostrato il valore della Scuola e del metodo (un giro nella sezione dedicata agli alumni del sito della Scuola potrà aiutarvi a capire cosa fanno oggi i Galileiani http://www.scuolagalileiana.unipd.it/it/organizzazione/DIPLOMANDI.htm).

Eccellenza e conoscenza, quindi. Proprio il citato obiettivo di attingere da un più ampio bacino di selezione possibile ha spinto la Scuola Galileiana a “sbarcare”, col nostro modesto aiuto, sui media sociali. Facebook (http://www.facebook.com/ScuolaGalileiana), Twitter (http://www.facebook.com/ScuolaGalileiana) e Linkedin (http://www.linkedin.com/groups/Scuola-Galileiana-Studi-Superiori-4016913?trk=myg_ugrp_ovr) sono i presidi attivati con una “strategia social” in due step: una prima fase di presa di confidenza con lo strumento e supporto al periodo di selezione (a proposito, qui le domande in scadenza il 2 settembre http://www.scuolagalileiana.unipd.it/it/ammissione/come.htm), una seconda fase in cui è prevista la trasformazione dei presidi attivati in spazi di discussione tra gli studenti.

Ho chiesto ospitalità in questo spazio per poter dare visibilità ad un progetto “un po’ diverso” in cui una realtà che fa della tradizione la sua forza ha saputo e saprà reinventarsi sposando le nuove tecnologie della comunicazione, io credo che ci guadagneremo un po’ tutti..

Cosa ci unisce?

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Ho argomentato spesso, su questo blog, delle divisioni e delle guerre fratricide fra diversi schieramenti, fazioni e ceti sociali, nonchè produttivi e sociali.

Una situazione da ultras che sta avvelenando il nostro paese da diversi anni, trascinandolo in un cul de sac senza orgoglio, identità e unità.

In queste settimane sono in vacanza negli Usa (nel blog di viaggi potete seguire i resoconti) e ho scattato questa foto in occasione della visita di Obama a Martha’s Vineyard. Credo basti e avanzi per marcare le differenze.

Ossessionati dal TIP

In questo periodo di vacanza in Nord America ( live blogging sul blog dedicato: http://blog.gigicogo.it ) sto facendo nuovamente i conti con il famigerato “tip”.

Chiariamo subito che la consuetudine mi è nota, avendo spesso viaggiato da queste parti del pianeta. Si tratta di un extra, da corrispondere a fine pasto, relativo alla mancia, al servizio o al coperto (per intenderla come la vediamo noi) in quanto, specialmente negli Usa, i camerieri, i cuochi e i lavapiatti, non vengono stipendiati ma, da questo contributo, ricavano i loro emolumenti, o parte di questi.

In Canada è un po’ diverso perchè lo scontrino riporta anche altre voci che, spesso, arrivano fino a tre tipologie di tasse. Dunque, quando si legge un prezzo sul menù, bisogna sempre sommare queste tasse e il “tip” per fare un conto totale dell’ esborso.
Ma a quanto ammonta il “tip”(mancia)?
Bella domanda. Diciamo dal… al… fino al… Chiaro no?

Allora, andiamo con ordine e vediamo le convenzioni. Negli Usa si tende a stimarlo nell’ ordine del 20%, dunque a una cena di 50 dollari vanno sommati 10 dollari di tasse e 12 di mancia, più o meno. In Canada si va al 15% di mancia, ma le tasse incidono maggiormente.

Detto questo, è obbligatorio pagarlo? No, ma vale la regola di cui sopra e la consapevolezza che, se non lo si paga, il personale dipendente ci rimette, mentre il proprietario fa salvo il profitto, comunque, e il governo, con le tasse, pure.
C’è dunque un anello debole che va tutelato e, per fortuna, sulla ricevuta che viene consegnata a fine pasto, e persino su quella della carta di credito c’è lo spazio per indicare l’importo della mancia.

A dire il vero la convenzione tacita e non regolamentata, assegna al cliente la facoltà di esprimere la soddisfazione, deducendola dall’ importo del “tip” che si intende pagare. Diciamo che, negli Usa, 20% di mancia significa ottimo, 15% buono, 10% così, così e se…. no, non provatevi a non lasciarla, vi insultano.

Complichiamo ancora le cose. Ma se il pranzo fa schifo e non voglio pagar la mancia o la voglio ridurre al minimo, ci rimette il cameriere, non il proprietario. Simpatici vero?

Strani per noi europei. Davvero strani. In Canada, poi, c’è un’ altra consuetudine, quella di proporre il ” suggested tip”, con due voci: “minimum” e “suggested”.

I camerieri, per conquistarsi il massimo del “tip”, vi ronzano attorno tutta la durata della cena e vi fanno sorrisi, salamelecchi e profondono “enjoy” come piovesse. Poi (sempre in Canada), a fine pasto si agitano come dei forsennati per farvi pagare il tip e vi dicono anche (falsità) che il 15% è la percentuale consigliata dal governo. Ribadisco è una menzogna.

Dunque, ecco come ci tuteliamo quando arriva il cameriere agitato e sudato per riscuotere il suo “tip”:
a) decidiamo in autonomia la percentuale in base alla soddisfazione e al servizio ricevuto
b) non indichiamo l’importo nelle ricevute
c) non schiacciamo il tasto “add tip” sulle macchinette di riscossione carta di credito
d) paghiamo solo l’importo della cena, e delle tasse governative, con moneta elettronica
e) lasciamo la mancia in denaro contante.

Enjoy your meal :-)

Cucù

C’è qualcuno? Cucù!
Dura vero? Per me si. Son giorni che non bazzico sui social, e anche voi (miei affezionati lettori) mi sa che siete tutti in ferie, come è giusto che sia.

Dunque, tecnologie digitali, social web, open data e open government, tendenze e nuovi stili di vita, ma chi se ne frega. Stacchiamo tutto e ci si riciccia a Settembre. Però, prima di lasciarvi, un paio di riflessioni su Turismo e web.

digital travelling

Lo spunto mi viene offerto da questa bella immagine che mi ha segnalato Caterina e che mi ha fatto riflettere, non poco, sui nuovi stili di vita e sull’empowerment degli utenti che viaggiano con l’ausilio del web.

Erano gli anni ’90 quando già sfogliavo la rete per trovare sistemazioni. Certo, pochi erano i siti interessanti e spesso offrivano al massimo un indirizzo email, una foto e un numero di telefono. Ma ne valeva la pena, anche per premiare chi credeva nella rete.

Oggi abbiamo le mappe interattive, i diari di viaggio, i blog specializzati e tanti sistemi per organizzare il viaggio. Senza contare poi l’attrezzatura al seguito per fotografare, bloggare, taggare e, soprattuto, fare checkin con i sistemi di geotagging.

Dunque, veniamo al punto e proviamo a condividere un metodo che, ovviamente, è del tutto soggettivo:

A) La ricerca: Metamotori (Tripadvisor, Kayak, Opodo, ecc. ecc.) ne esistono a centinaia, ma non sono quasi mai il mio punto di partenza. Diari di viaggio (Turistipercaso, tanto per citarne uno o Tripwolf?) nemmeno. Qqello da cui parto sono quasi sempre i siti regionali. Nel caso del viaggio che sto programmando ve ne segnalo tre, tutti diversi, ma tutti con delle peculiarità interessanti:

Tutti, comunque, sono presenti con un buon presidio anche sui canali sociali, Twitter e Facebook in primis.

B) L’organizzazione: Qui sono un po’ fanatico, lo ammetto. Di stumenti ce ne sono diversi in rete ma, da anni, sono affezzionato a Tripit.com. Il perchè è semplice, oltre alle fondamentali capacità organizzative va sottolineata la funzionalità di alimentazione automatica che fa perdere davvero poco tempo. In pratica si può decidere di importare l’organizzazione di un viaggio dal proprio calendario (Google Calendar per esempio) o meglio ancora, inoltrando le email di conferma dei vettori aerei, o degli albergatori: http://www.tripit.com/uhp/supportedVendors

Anche se non potrei fare a meno di Tripit, conservo tutte le prenotazioni in una cartella di Dropbox e in taccuino di Evernote, in questo modo la casella di posta in arrivo è bella pulita e posso sempre recuperare i documenti anche dal palmare.

Ovviamente mi organizzo il tutto anche con Google Maps, per poter accedere ai percorsi via tablet o via palmare quando il GPS è disponibile. Nel caso di questo viaggio imminento ho preparato una mappa ad hoc:

C) Durante il viaggio: Un piccolo tablet (Samsung Galaxy tab) e un palmare qualsiasi, con tutte le apps che si interfacciano con i servizi suddetti (Dropbox, Tripit, Gmaps, Evernote, ecc. più, ovviamente tutti i social: Foursquare, Facebook, Twitter, ecc. per lo status, le foto ecc.)

D) Dopo il viaggio: Il mio blog dedicato ai viaggi: http://blog.gigicogo.it/, le foto su Flickr e, ovviamente il mitico Tripline che, senza colpo ferire, autocompone le mappe di viaggio, prendendo i dati dai checkin di Forsquare, piuttosto che dalla programmazione di Tript, ma anche di Facebook, Flickr o Twitter e che, alla fine, genera giochini come questo:

Che ve ne pare? Posso partire?