Il social aggregator definitivo

Finalmente l’ho trovato…….quello che mi permette di aggregare anche il mio amato Friendfeed :-)

Consigliatissimo: http://www.yoono.com/

Ora la mia vita digital-sociale è a portata di desktop, browser o iPhone.

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Del cane e della coda

Negli ultimi giorni ho partecipato a una nutrita serie di incontri di lavoro, quasi tutti con delle code interessanti (insomma, chiacchere, considerazioni, visioni, critiche, ecc.).
Il bagaglio che mi son portato a casa non è dei più leggeri e devo dire che, se non correlate fra di loro, molte considerazioni, nonchè narrazioni e visioni su progetti che mi coinvolgono, mi hanno lasciato un po’ di amaro in bocca.

La faccio breve. Ho sempre sostenuto, e insegnato, che bisogna intercettare i bisogni e dimostrare i vantaggi, in ogni cosa che si propone: prodotto, progetto, azione, iniziativa, ecc.

Il successo dipende molto da questa presa di coscienza e un vecchio proverbio a supporto, dice: “nemmeno il cane muove la coda per niente”. Ora, capisco che il vantaggio e l’interesse possano essere diversi, e dettati da esigenze, tradizioni, necessità, circostanze, ecc. Ma un dato è inconfutabile e, purtroppo, incontrovertibile: il primo interesse è sempre quello personale. Bella scoperta direte!

Sull’orlo del baratro dove stiamo tutti per precipitare, mi permetto però di riflettere su queste due piramidi. Ognuno ne colga il nesso come meglio crede.

Poi, consapevoli, possiamo anche continuare a farci del male.

We the people

The White House announced the launch of the “We the People” petition platform to give Americans a direct line to voice their concerns to the Administration via online petitions. In addition, the Administration plans to publish the source code of the new “We the People” petition platform so that it is available to any government around the world that seeks to solicit and respond to the concerns of the public.

Dunque, aspettiamo che il nostro governo la adotti? E’ gratis, disponibile, a portata di mano.

Un passo indietro per lo sviluppo

Mancano soldi, siamo in crisi. E lo sviluppo? La crescita?

Open Data

Tradizionalmente (sino ad oggi) si è pensato che lo sviluppo e la crescita dovessero legarsi necessariamente ai finanziamenti e ogni nuova progettualità dovesse prevedere, a priori, degli ingenti sforzi economici. Quasi sempre da parte dello Stato.

Nel campo dell’ICT, la Pubblica Amministrazione è stata vista sempre come una tetta da mungere, perchè le aziende del settore tecnologico e digitale si sono abbuffate per anni con la scusa di portare in dote le loro competenze per sviluppare i cosiddetti SERVIZI ON LINE.

Il fallimento è sotto gli occhi di tutti. Milioni di Euro gettati al vento e uno scarsissimo appeal in queste opere/servizi che, quasi sempre, non s’è filato nessuno.

La PA non è sexy, le applicazioni che supportano i servizi on-line, men che meno.

Dunque, come scrivo da diverso tempo, è ora di un passo indietro. Altrove già lo fanno (e alcune riflessioni di Andrea di Maio, lasciano intuire nuove opportunità).

Dunque, cosa si può fare per rendere più accattivante l’innovazione della PA? Più smarter, più sexy e, soprattutto, più efficente. Semplice, aprire i dati e lasciare che gli stessi vengano utilizzati da altri.

Un bellissimo post di Adrian Short, illustra quello che già sostenevo parecchi mesi fa, ovvero l’unica alternativa possibile: un passo indietro della PA dal settore ICT. O, come si legge nel post, un apertura (attraverso dati liberati e API aperte) ai contributi esterni dellasocietà e dei creativi.

Ciò è possibile oggi, in assenza di fondi e di progettualità di sistema. I dati sono una risorsa per la creatività, e per far emergere chi non è mai entrato nel processo dei mille subappalti e outsourcing che hano creato solo una filiera insostenibile, dove ogni mediatore ha imposto il suo mark up.

Di queste cose argomenterò nei prossimi mesi, in un paio di sessione pubbliche…….intanto scaldo i motori :-)

Rivalutando la memoria

Facebook è senza memoria!
Quante volte abbiamo sentito e convenuto su questa osservazione?

Ebbene da un po’ di giorni le cose sembrano cambiare e la Timeline del Faccialibro prova a invertire una tendenza alla quale anche Twitter, secondo me, dovrà assoggettassi.


Forse non ci abbiamo fatto caso ma alcune dinamiche degli ultimi anni, hanno determinato un inversione di tendenza sui SN.

Nella prima fase era importante lo status (chi sono, cosa faccio) e le board dei social network venivano popolate da slogan, richiami e anche argomenti di discussione, conditi poi da feed e altre note.

Il tutto, però, veniva presto relegato nel buio pesto della dimenticanza, perché non più interessante o originale. Insomma il tempo era tiranno e la notizia, si sa, assume più valore se fresca di giornata, come le uova di gallina.

Poi sono arrivate le foto e i video (a cui anche Twitter si è adeguata). Questi contenuti rich-media assumono valore anche nel tempo, perché la nostra memoria li richiama, molto più delle notizie. Insomma non si bruciano nel vortice dello status frenetico e spesso troppo rumoroso.

Poi sono arrivate la geolocalizzazione e il geotagging e nulla sarebbe stato come prima. Foursquare ha scombussolato tutto, IMHO, perché è riuscito a dar valore al fattore storico e alla memoria.

Ho avuto la fortuna, negli ultimi tre anni, di viaggiare più spesso negli States e di osservare la crescita di Foursquare proprio li dove è nato e dove si è diffuso. Bene, è vero che gran parte del successo è dovuto agli accordi commerciali e al marketing ma, osservando come lo usano loro, ci si accorge presto che ogni luogo fissato dagli utenti di Foursquare (il venue) diventa un luogo della memoria. Personale e collettiva.

Ogni utente racconta la bella serata passata in quel locale, pubblica le foto dei piatti più prelibati di quel ristorante, racconta la vittoria della propria squadra in quello stadio, e poi le critiche (tips) o le raccomandazioni e le foto con gli amici, le ricette, i ricordi di scuola.

Noi non lo usiamo ancora così, ma mi son accorto che con Foursquare si può fare dello story telling. Spesso l’ho raccontato durante i miei viaggi.

Dunque Facebook prova a mescolare le carte e a proporsi come luogo della memoria. Una fusione fra scrapebook, story telling e blog personale, perché da che mondo è mondo l’uomo ama raccontarsi e la sua socialità è anche frutto di quella dinamica tanto cara dalle nostre parti: quel filò che abbiamo dimenticato ma che ha rappresentato per anni un fondamento dello stare assieme e, appunto di socializzare.

Unire nella time line le foto i video, i luoghi i momenti e le persone rappresenta una vera inversione di tendenza e un attacco frontale a Google che, sino a ieri era l’unico luogo dove richiamare la memoria perduta del web.

E se provassimo a superarli sul filo di lana?

Ieri l’altro al Forum Europeo sugli Open Data di Bruxelles, Séverin Naudet direttore di Etalab, ha illustrato che il portale http://data.gov.fr, verrà lanciato il primo di dicembre.

C’è un bel paper che illustra le policy francesi che, per diversi aspetti assomigliano molto (e non potrebbe essere altrimenti) a quelle italiane che si stanno discutendo in questi giorni a vari livelli istituzionali nel nostro paese e che sono state argomento di grande interesse durante il JAM della scorsa settimana.

Qualcosa mi suggerisce che stavolta arriviamo a batterli sul filo di lana, ma intanto leggiamoci il pensiero francese, che ci serve a riflettere nuovamente, prima di intraprendere un azione di “sistema”.

 

Innovazione e Turismo

Condivido con piacere l’estratto del dialogo (via web radio) che la settimana scorsa ho avuto con Edoardo Colombo e Roberta Milano.

Sono un turista empowered, o per lo meno mi considero tale, ma nulla più. Dunque il mio confronto con due esperti del settore è molto sbilanciato, fa niente, mi son divertito un sacco, perché il tema è davvero tosto, sia dal punto economico e sociale, sia dal punto di vista dell’innovazione tecnologica, strategica e di processo.

Enjoy
Innovazione e Turismo.

Nazioni unite sulla trasparenza

Mentre da noi si studiano le solite leggi bavaglio, alle Nazoni Unite si celebra un’idea di Governo 2.0 basato sui fondamenti della trasparenza e sui vantaggi indotti dalle nuove tecnologie. Leggo dal blog di Obama il post di oggi, tutto sbilanciato sull’Open Government:

And now we see governments around the world meeting this challenge, including many represented here today.  Countries from Mexico to Turkey to Liberia have passed laws guaranteeing citizens the right to information.  From Chile to Kenya
to the Philippines, civil society groups are giving citizens new tools to report
corruption.  From Tanzania to Indonesia — and as I saw firsthand during my
visit to India — rural villages are organizing and making their voices heard,
and getting the public services that they need.  Governments from Brazil to
South Africa are putting more information online, helping people hold public
officials accountable for how they spend taxpayer dollars……..

E il cuore mi batte forte leggendo il resto, fino quasi ad esaltarmi. Metto mano alle slides per le lezioni della prossima settimana e via, ci infilo anche questo, tanto ci sta bene nella sequenza Open Government e Governo 2.0.

Poi, leggo altri feed, i giornali on line e mi ricordo dove vivo e allora capisco perchè non siamo mai menzionati e qualcuno di nostra conoscenza a queste manifestazioni non ci va.