User experience

Ultimamente c’è qualcosa che non mi torna. Ok, il contenitore conta sempre meno, è il contenuto che fa la differenza.

Flipboard è una specie di spartiacque in questo senso ma, pur privilegiando i contenuti, ha contribuito a definire un nuovo aspetto esperenziale tendente all’omologazione.

Ora sembra che il vecchio web si stia adeguando, o sbaglio qualcosa?
Nell’ordine: Delicious, 500px, WordPress, Pinterest e Wall Street Journal

 

Hashtag attack

Metti che vuoi far del male (digitale) e distruggere la reputazione di un singolo o di un organizzazione.

Metti che sei così malato nel cervello che ti crei una ventina di account Twitter.

Metti che per farlo usi uno di quei sistemi che ti offrono una email temporanea per 10 minuti (cerca su Google) per consentire a Twitter di  fare la verifica all’apertura del profilo.

Metti che individui l’organizzazione a cui far del male. Metti che questa organizzazione sta vivendo un evento, un meeting, un lancio di un prodotto, ecc. E metti che questa stessa abbia scelto un hashtag ufficiale.

Metti che con qui 20 profili FAKE (quasi tutte le app permettono di gestire il multiprofilo su Twitter) ti aggreghi allo strem e usi lo stesso hashtag per inveire, mistificare, urlare o pubblicare media (foto o video) magari porno o che so io?

La domada è? Ma perchè Twitter non ci pensa e pone rimedio?

Come?

  • Se non sei su Twitter da un mese non puoi hastaggare.
  • Se non hai fatto minimo 100 tweed non puoi hastaggare
  • Se non hai 100 follower, non puoi hastaggare.

Sarà poco, ma è un deterrente

Crowdsourcing

In queste ore ho terminato la fase di redazione del mio nuovo lavoro. In sostanza il mio terzo libro che verrà pubblicato da Maggioli nelle prossime settimane.

Attualmente sono in fase di rilettura, correzione, analisi delle fonti e citazioni e rielaborazione delle immagini nella giusta risoluzione.

Nel mentre ringrazio Andrea Di Maio per la prefazione e Lorenzo Amadei per la supervisione scientifica, vi allego l’indice, chiedendovi di indicarmi nei commenti il miglior titolo per questo testo. Insomma un po’ di crowdsourcing fra i miei pochi affezionati :-)

Pe rora mi viene in mento solo: ‘Social media per i cittadini‘. Ma ammetto che non mi piace :-)

PREFAZIONE
INTRODUZIONE

CAPITOLO I
1. La comunicazione pubblica sul web sociale 8
2. Il coinvolgimento dei cittadini 9
3. Dalla partecipazione al governo condiviso 11
4. L’opportunità indotta dal cloud computing 13
5. Passare dai CMS agli aggregatori 16

CAPITOLO II
1. eDemocracy e Civic Hacking 21
2. Cambiano le piattaforme per fare eDemocracy. 26
3. L’esempio di Obama e dell’ Amministrazione USA 29
4. Iris: dal civic hacking alla gestione istituzionale. 33
5. Dalla partecipazione al crouwdsourcing. 35

CAPITOLO III
1. Che tipo di presenza? 38
2. Analisi e studi 39
3. Gli oneri indotti dal presidio 46
4. Pubblicare le policy 48

CAPITOLO IV
1. I social media più idonei per la PA 52
2. Twitter, un flusso di informazioni e un CRM a portata di click 53
3. La presenza istituzionale su Facebook. 59
4. Procedura per certificare l’Amministrazione su Facebook 63
5. Storytelling condividendo le foto 67
6. Il multimediale con Youtube e Vimeo 70
7. Un blog per interagire 74
8. Google+, l’ultimo arrivato. 76

CAPITOLO V
1. Il lento percorso di acculturamento in Italia 78
2. Alcune fra le prime esperienze italiane. 80
3. Una rete di innovatori. 83
4. Il vademecum del Formez. 85
5. Open government data 86

CAPITOLO VI
1. Come iniziare. 91
2. Come comportarsi. 93
3. La normativa a supporto 95
4. Favorire l’apertura e la circolazione dei contenuti. 96
5. Diffondere la cultura nell’organizzazione. 98

CAPITOLO VII – I protagonisti
1. Claudio Forghieri. 100
2. Paolo Coppola. 102
3. Michele Vianello. 104
4. Giovanni Arata 107
5. Roberto Moriondo 111
6. Salvatore Marras 115
7. Gianni Dominici 119
8. Alessia Tronchi. 122
9. Andrea Pellizzari 126
10. Franco Carcillo 126

Bibliografia 131
Appendice, IL VADEMECUM (64 pagine)

Citazione

“…Social media can’t belong to one person; it needs to be part of everyone’s job. It has to be integrated into the existing editorial process and production process…” – New York Times Social Media Editor Jennifer Preston

(Il lavoro con i media sociali non può essere fatto da una persona sola, esso si deve trasformare in una parte del lavoro di tutti e deve essere integrato nel processo editoriale e produttivo.)

GAC

Hai voglia di argomentare di competitività, economia digitale, denaro elettronico, ecommerce e balle varie e scommettere su un nostro rapido adeguamento al resto del pianeta.

Persino i tedeschi (la foto è presa in un negozio della catena Schlecker) devono adattarsi al nostro medioevo e considerare la carta di credito e il bancomat come due servizi ‘particolari’ da incentivare e promuovere. Nel 2012!

Gentlemint, antidoto maschilista alla Pinterest mania

Non ho mai trattato l’argomento Pinterest, nonostante in rete non si senta parlare d’altro da un mese a questa parte.

Sarò snob? Si lo sono! Resta il fatto che ho deciso di usare Pinterest fregandomene di cosa fanno gli altri, nel senso che non mi interessa sapere quante borsette, cosmetici o tacchi a spillo stanno invadendo il mercato, anche se molte agenzie di social media marketing stanno cercando di dimostrare che Pinterest può essere un veicolo promozionale interessante per il biz. E chi se ne frega se il 90% dei contenuti condivisi li dentro non riguardano noi maschietti?

Maschilista? Per carità, chi mi conosce sa che non lo sono. Però, per stare al gioco, ho provato la beta di Gentlemint, ovvero il Pinterest per noi rudi maschiacci :-)

Volete un invito? Citofonare nei commenti.

 

Cloud storage per uso personale

Fra gli argomenti del corso che sto conducendo a Ca’Foscari, c’è anche quello del cloud computing, declinato come paradigma, tecnologia, visione, dominio enterprise o privato.

Dopo la lezione di oggi, ho promesso a eGov di scrivere qualcosa in merito, prendendo spunto da queste slides. Stasera mi metto all’opera. Se ho dimenticato qualcosa, son qui a disposizione nei commenti.