Backstit, aggregatore e startpage

Un paio di settimane fa mi son dilungato sulle nuove modalità di aggregare le notizie con i tablet e, come avrete notato, ho enfatizzato quei servizi che riescono a mantenere ancora un buon rapporto con il browser e i computer desktop, come ad esempio Pulse.

Nei commenti di quel post, e dalla condivisione sui social network, più di qualcuno mi ha confermato che non riesce a staccarsi dagli RSS e, dunque, ho ritenuto utile condividere questo nuovo servizio che permette di gestire meglio i feed grazie a una nuova esperienza utente che consente di raccogliere in un unica startpage (alla iGoogle per capirsi) sia le fonti di notizie che le interazioni con i social network più orientati allo streaming di news, come Twitter o Facebook. Ovviamente è garantita anche la lettura di GReader.

Ecco dunque: http://backstit.ch/ appena uscito dalla beta. Ve lo consiglio caldamente, configuratelo per benino aggiungendo le vostre fonti preferite e poi ditemi che ne pensate.

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Il padrino

Dunque siamo tutti d’accordo: una pena pecuniaria sarebbe più congrua rispetto all’odiato carcere. #GAC

Va considerato però che ci sono dei padrini (tipo due editori come De Benedetti e Berlusconi) pronti a rifondere le spese penali ai loro pasdaran che, dunque, possono continuare a distruggere la vita di chiunque sia inviso ai loro padrini-mandanti.

 

Noi fannulloni

Lettera aperta a Mario Monti e Elsa Fornero

Signori Ministri, da anni i politici di ogni schieramento hanno cercato di scaricare l’inefficienza della Pubblica Amministrazione, e il conseguente spreco di denaro, sulle spalle dei lavoratori del settore pubblico.
Lungi da me difendere in toto la categoria a cui appartengo, perchè son conscio che enormi sacche di assenteismo e fannullismo sono da combattere con ogni mezzo e in ogni luogo.

Ultimamente noi ‘fannulloni’ abbiamo dovuto rinunciare al rinnovo contrattuale (4 anni di stop ormai), al taglio dei buoni pasto (il fannullone mangia meno degli altri cittadini?), andremo in pensione chissà quando e, soprattutto abbiamo perso le speranze di turn over, di ricambio generazionale e di rilancio del settore perchè, come avrà notato anche grazie all’emergere dei fatti laziali: la carriera è ancora figlia di nomina partitica, in barba a titoli e competenze. E non da oggi.

Ma questa può sembrare la solita lamentela e dunque provo a formulare una semplice proposta:
stabilite subito, per decreto legge, un tetto massimo di 3000 euro omniconprensivo per ogni deputato, consigliere comunale, provinciale o regionale. Tutto qui, molto semplice no?
Possono vivere meglio di ogni dipendente pubblico o privato che notoriamente guadagna molto meno. Quanto ci vuole? Lo sapete che tutta l’Italia approverebbe subito questa vostra manovra?

Se qualche eletto obbietterà che con quello stipendio non gli conviene abbandonare la sua professione più remunerativa, avrete automaticamente scoperto il giochetto e reso pubblico ed evidente il trucco.

Abbiamo bisogno di eletti che abbiano cura del bene pubblico e del progresso collettivo, di tutti, nessuno escluso.

C’è poco tempo per agire, prima che tutto torni come prima e che fra qualche mese torniate a chiedere sacrifici a noi tutti dipendenti pubblici e privati e aziende vessate da tasse inique.

E per una volta provate a non dividerci da steccati, da faziosità che proprio la politica si è inventata per nascondere le sue ruberie.

Non è vero che tutti gli imprenditori sono evasori, non è vero che tutti i dipendenti pubblici sono fannulloni, non è vero che tutti i capitalisti sono privi di etica, non è vero che tutti i politici sono corrotti.

È vero, piuttosto, che i furbi la fanno sempre franca, ecco perchè un decreto legge immediato, farebbe capire ai furbi che la festa è finita.

Se provate a confinare questa ed altre proposte simili nel campo del qualunquismo, allora mettetevi il cuore in pace perchè l’antipolitica (definizione vostra) non vi lascerà scampo.

Gianluigi Cogo

Social Media Week – chiaccherata sulle città intelligenti e l’apporto dei media sociali


Domani partecipo volentieri a questa chiaccherata (tavola rotonda) con Pippo Civati, Consigliere Regionale Regione Lombardia; Michele Coppola, Assessore Alla Cultura Regione Piemonte; Gianni Dominici, General Manager Forum PA; Enzo Lavolta, Assessore Ambiente, Politiche per l’innovazione e lo sviluppo, Lavori pubblici, Verde e igiene urbana per la Città di Torino; Roberto Moriondo, Direttore Ricerca, Innovazione e Università della Regione Piemonte.

Secondo l’accezione della Commissione Europea “Smart City” significa Smart economy, Smart people, Smart governance, Smart mobility, Smart environment, Smart living.

Torino, come tante altre città europee, ha quindi una missione molto complessa da compiere e che va al di là delle prerogative individuate dalla Commissione Europea. Torino, che da anni sta vivendo una profonda riconversione da industriale a terziario, ha l’ambizione di diventare una metropoli moderna, intelligente e rispettosa dell’ambiente e del rapporto con i cittadini e con le organizzazioni che in essa vivono e operano.

Cosa vuol dire questo dal punto di vista dell’evoluzione delle città, anche e soprattutto grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie e della green economy? Quale sarà l’impatto concreto sui cittadini e su chi lavora per far crescere ogni giorno la propria città dal punto di vista economico e sociale? Ma soprattutto, i cittadini sanno cosa è il progetto Smart City?

Possono i social media essere un punto di incontro per pubblica amministrazione e cittadini per spiegare il cambiamento in atto?

Durante la tavola rotonda saranno analizzate le buone pratiche a livello italiano e internazionale e presentate idee e opinioni sulla comunicazione “smart” del futuro, che vede in modo assoluto il cittadino come un protagonista attivo e coinvolto in tutti i processi di cambiamento del luogo in cui vive. Le pubbliche amministrazioni sono veramente pronte ad accogliere la rivoluzione “smart”?

Il giornalista fantasma

Quell’astronauta del mio amico Carlo dice che ‘ è tempo di lasciare il piccolo pianeta del giornalismo in cui siamo vissuti‘.

Beh, io di giornalismo ci capisco poco ma mi sembra comunque un buon punto di partenza, anche perchè qualsiasi categoria professionale che continua a sedersi sulla sua rendita di posizione non ha mai attratto le mie simpatie.

Dunque parto da questo slancio per dirvi che il suo ultimo eBoook mi è piaciuto molto. L’analisi di Carlo parte dai must che caratterizzano la professione a cui appartiene: la ricerca delle fonti, la verifica delle stesse, la modalità di diffusione, ecc. per illustrare, poi, come rimodulare questi must anche nel giornalismo digitale che Carlo rifiuta di considerare un mezzo, bensì un nuovo approccio culturale.

La sua analisi spazia dall’etica al nuovo linguaggio, passando per l’autorevolezza e, ovviamente Twitter che non va considerato il seral killer dei giornalisti di carta, perchè: ‘chi prima lo capirà avrà più possibilità di sopravvivere‘.

Sul resto …… e vabbè, troppo comodo :-) Compratelo!

Starter Kit per Blogger

Non ho mai conosciuto di persona Marco Freccero ma da anni ormai le nostre letture e scritture si incrociano al punto che alcuni pensieri, spesso condivisi sui social network, sembrano quelli di due amici.

Devo dir la verità: invidio la sua seconda fase, quella di lettore accanito e critico costruttivo. La invidio perchè io leggo sempre meno e quel che leggo è frutto di un azione compulsiva e frettolosa. Lui invece dedica attenzione, riflessione e tanta passione alle letture e questo lo si evince dalla grande competenza che traspare dai suoi post.

Leggo sempre con grande interesse i suoi articoli sul blog al punto che l’eBook appena pubblicato da Marco mi sembra di averlo già letto. Esso, infatti, è in parte figlio della prima fase della sua ricerca, quella che mi ha illuminato non poco sull’approccio allo strumento ‘blog’.

Il nuovo eBook di Marco dovrebbe essere letto più volte e più volte ancora da tutti quelli che si approcciano alla parte ‘produttiva’ della rete. Siano essi blogger, twittatori compulsivi o fanatici di Facebook, troveranno alcune riflessioni (non tecniche) su come muovere i primi passi, su come relazionarsi con gli altri, su come intrattenere i propri fedeli estimatori e, soprattutto, su come ri-analizzare e ri-vedere i propri comportamenti in rete. Non tanto in funzione del proprio narcisismo, piuttosto in funzione di una accurata analisi della scrittura e della potenzialità del messaggio che questa fantastica arte veicola sul web.

p.s. Marco non è solo un bravissimo scrittore e uno dei più eleganti, sobri e intelligenti blogger italiani. Marco è anche uno dei massimi esperti del mondo Apple e spesso mi ha offerto il suo aiuto con la competenza e la straordinaria gentilezza che lo contraddistingue.

Passbook

Passbook è quella cosa che Apple si è inventata perchè non ci sente di adottare l’NFC. Che poi con l’NFC ci potrebbe mettere sopra del business per la bigliettazione i pagamenti e altre diavolerie.

Da qualche parte avevo sentito che Lufthansa era pronta a sperimentare questo giocattolo e io fra 10 giorni devo prepararmi a prendere ben 6 voli Lufthansa in una settimana.
Allora provo e riprovo ma Passbook non mi funziona proprio. Mi da sempre lo stesso errore.

Leggendo un po’ in giro sui vari blog specializzati, alla fine, ecco che trovo la soluzione:

1. Andate in Impostazioni -> Generali -> Data e ora
2. Impostate ‘automatico’ su OFF
3. Impostate la data con un anno di anticipo, quindi nel 2013.
4. Provate nuovamente ad entrare su Passbook e aprire l’AppStore con l’apposito pulsante.

e ora son pronto a sperimentare la mia bella App per Passbook. Proprio quella di Lufthansa.
Poi vi dirò come è andata, as usual.

Datamediahub

E’ uscito pochi giorni fa il trailer, l’anteprima di “Al Qaeda, Al Qaeda”, docu-film di denuncia contro la disinformazione e la persecuzione a mezzo stampa in Italia. Visti gli avvenimenti di questi giorni non poteva esservi scelta più azzeccata.

Il docu-film ricostruisce e narra storie vere, attraverso la testimonianza diretta degli interessati, materiale di archivio e scene originali, le storie che giorno dopo giorno i media raccontano agli italiani, senza ritegno per la verità delle cose e  molto spesso senza alcun rispetto per le persone che sono coinvolte. Storie di ordinaria follia mediatica note per i casi più celebri come “la macchina del fango” dietro le quali si nascondono, o vengono nascoste a seconda dei punti di vista, abusi e diffamazione del giornalismo nostrano.

Il film documentario è tratto dal libro “Primo, non diffamare” di Luca Bauccio, avvocato e cofondatore di YouReporter, il primo sito italiano di video-citzen jornalism…

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