Why Intranet?

Nelle ultime lezioni che ho tenuto su Social Media e dintorni mi son avventurato nel sancire la definitiva morte delle Intranet. E’ con un certo dolore che lo dico, chi mi conosce sa quanta della mia vita professionale è stata spesa in questo specifico contesto. Però son talebano e credo nelle vie senza ritorno o se volete chiamarle SWITCH-OFF, fa lo stesso.
So che l’amico Giacomo non sarà d’accordo ma una piccola metafora per immagini, forse, può essere più persuasiva di mille parole.

Ingredienti:

Il sistema operativo WWW, un account Facebook, un account Dropbox, un computer (ma va bene anche un tablet o uno smartphone), un po’ di connettività, la capacità di aggregare delle persone in un gruppo (nell’immagine, il gruppo ‘Social media web ….‘ è quello del mio corso all’Università) …. cottura veloce, una scottatina e via.

Io e le immagini

Torno dopo un po’ di mesi ad analizzare gli strumenti sociali con i quali mi diletto nella condivisione delle immagini. Allacciate le cinture perchè posterò molti link, da provare e riprovare più volte per trovare la giusta dimensione di socialfotografo che più ci addice.

Partiamo dagli strumenti di cattura che, con l’avvento dei palmari e delle Apps, sono notevolmente evoluti e continuano a presentare novità giornaliere: dunque, per quanto mi riguarda da vicino, il mondo Apple e l’iPhone rappresentano bene il mio approccio con la fotografia sociale più immediata, quella in real time da condividere nei social network, on the go! Ovvio che il palmare è pratico e poco ingombrante ma, in viaggio e nei foto safari, porto sempre con me una reflex (Canon 45o/D con due ottiche) e una compatta Canon Powershot.

Vedremo poi come le foto scattate con la reflex e la compatta entrino anch’esse nel grande gioco della social fotografia, con un tempo differito rispetto a quello imposto dal palmare sempre connesso alla rete.

Dunque le app per iPhone, poche ma molto sfruttate, selezionate dopo un analisi fra mille altre che popolano il marketplace di Apple e, soprattutto, tutte rigorosamente gratuite o acquistate in offerta temporaneamente gratuita:

A) Camera awesome: http://www.awesomize.com/ sostituisce in pieno l’app nativa dell’Iphone e i perchè sono deducibili dalle mille funzionalità che il prodotto di SmugMug offre ai social-fotografi.

B) Photosynth: http://photosynth.net/create.aspx, perchè amo fare foto panoramiche e ho un iPhone 4 che non è in grado di scattarle nativamente. Inoltre, l’oggetto di Microsoft mi consente di salvare i miei panorami nel cloud, geolocalizzarli ed eventualmente incorporarli in un sito o blog.

C) Ovviamente Instagram: http://instagram.com/ applicazione sulla quale tornerò fra qualche riga per descriverne meglio gli utilizzi, l’aggregazione e il back-up.

D) Snapseed: http://www.snapseed.com/home/ da poco acquistata da Google, che rappresenta un vero e proprio ecosistema del photoediting e che permette davvero a tutti di post processare le proprie foto senza particolari conoscenze delle tecniche fotografiche.

Queste prime quattro le considero essenziali, poi ovviamente ne utilizzo anche altre ma, vorrei andare oltre per non annoiare troppo con le app per iPhone.

Dunque il tema dello stoccaggio e della sicurezza delle proprie foto che, molto spesso, sono sparse fra memorie degli apparati, SD card, dischi fissi o dischi esterni e ormai decine di servizi di cloud e di social sharing.

Andiamo con ordine.

Se scatto con il palmare, utilizzo SEMPRE la funzione nativa di upload automatico su Dropbox. Preferisco Dropbox a Streaming foto per il semplice motivo che su Dropbox ho 30 Gb di spazio gtauito conquistato con i referral, mentre sul iCloud ho solo 5 Gb e, per ora, non sono intenzionato a giocarmeli con le foto, in quanto mi servono per la componente documentale del mondo Apple. L’unico difetto di Dropbox, attualemente, è legato all’incapacità di organizzare le foto caricate in sottocartelle. Ci sarebbe un app che fa questo: http://www.cloudphotos.com/ ma aspetto una promozione gratuita o un adeguamento di Dropbox. In teoria si potrebbe fare anche con Sugarsync, altro servizio cloud che sincronizza le foto ma ancora troppo macchinoso.

Se invece scatto con la reflex o la compatta devo necessariamente passare per il cavo o per la gestione delle SD Card, ma in entrambi i casi la soluzione è sempre Dropbox che, anche sul desktop, permette di salvare le foto sul cloud in modo automatico.

Questa fase, comunque, non è propedeutica alla condivisione, ma bensì alla sicurezza, in modo da non perdere gli scatti appena fatti.

La fase successiva consiste nell’organizzare le foto sul computer desktop e questo avviene con una serie di passaggi che sono articolati e forse un po’ complicati da comprendere, ma mi permettono di gestire la LIBRERIA DEFINITIVA in modo da poterla anche back-uppare con un certo criterio. Anche qui non mi dilungo troppo e descrivo dunque la sequenza base: Post processing con Lightroom e/o Photoshop. Prima organizzazione con iPhoto, consolidamento e poi organizzazione definitiva con Aperture. Troppi strumenti? Forse si, ma assicuro che sono complementari se ben gestiti. La scelta di Aperture è dettata dal fatto che iPhoto non è adatto a gestire decine di migliaia di foto, ma solamente librerie di alcune migliaia.

Arriviamo finalmente al tema che mi sta a cuore trattare su questo post, ovvero i siti di social sharing.

Ovviamente il primo, unico e indiscutibile leader è Flickr. Sul network di Yahoo ho un account Pro e nel tempo son riuscito a gestirlo con un certo criterio: http://www.flickr.com/people/gigicogo/ , almeno spero che si evinca questo approccio, anche se ho ancora qualche SET da riordinare e diverse foto sfasate con le date di scatto che, in qualche passaggio di post produzione si son giocate i metadati originali.

Il secondo riferimento è 500px: http://500px.com/gigicogo Sicuramente un network emergente e molto innovativo che ha costretto anche Flickr a ripensare un po’ alla sua offerta, purtroppo statica e poco evoluta negli ultimi anni.


Picasa di Google, ora completamente integrato in Google Plus, non mi ha mai del tutto convinto, nonostante un blog fotografico molto seguito, come quello di Marco Crupi, ne abbia parlato subito molto bene. La cosa che più mi manca, è la possibilità di inglobare (embed) una singola foto su un blog o in un qualsiasi altro sito esterno a Google Plus, nonchè l’impossibilità di avere una vanity url. Mancanza davvero grave e stranamente ancora irrisolta.

Un’altro fattore che mi tiene distante da Picasa è l’ibridazione degli album con tutte le altre forme di condivisione immagini del mondo Google. Mischiare le immagini inserite nei post della loro piattaforma di blogging con quelle inserite nella Timeline di Google Plus, con le foto degli album fotografici,  è davvero odioso. Lo stesso dicasi per Facebook dove ogni strumento di foto sharing crea automaticamente un album dedicato e dove le immagini della Timeline e del tagging sono mescolate in un delirio che non mi convince proprio. Va detto, ad onor del vero, che le foto di viaggio o comunque legate alla memoria familiare e/o amicale, trovano in Facebook il miglior viatico per la diffusione, essendo la piattaforma specializzata proprio alle dinamiche di tipo relazionale.

Veniamo ora agli aggregatori. Ne esistono di due tipi, quelli dedicati ad ampliare le funzionalità dl un singolo servizio e quelli multiservizio.
Fra i primi ricordo Flickriver: http://www.flickriver.com/photos/gigicogo/ aggregatore verticale per Flickr che favorisce una serie di servizi aggiuntivi fra i quali spicca il badge creator.
gigi.cogo - View my most interesting photos on Flickriver
Fra gli aggregatori verticali del mondo Instagram, preferisco, fra i tantissimi: http://followgram.me/gigicogo e http://statigr.am/gigicogo , che offrono oltre alle funzionalità avanzate anche un esperienza utente molto ‘pintesterizzata‘, se così si può dire.

Dunque anche Pinterest, fra gli ultimi arrivati, potrebbe essere considerato un aggregatore ma, di fatto, può svolgere questa funzione solo se alimentato a mano. Non esistono ricette alternative, perchè le sue API, come quelle di Google Plus, funzionano solo in un senso. Basta dare un’occhiata alle ricette di IFTTT e ci si accorge subito che c’è poca trippa per gatti. Peccato davvero, perchè Pinterest, nel mondo del foto sharing, poteva collocarsi a metà fra blog fotografico e aggregatore.

Fra gli aggregatori multiservizio preferisco Pictarine: http://www.pictarine.com/gigicogo  che si interfaccia con ben 15 servizi fotografici sul web e regala funzionalità avanzatissime con un ottima esperienza utente.

Eccoci dunque alla parte di back-up. Anche qui i servizi sono moltissimi, e gli stessi cloud storage come Dropbox o Sugarsync potrebbero andare bene. Ci sono però un paio di alternative più visual. La prima è offerta da Photobucket: http://s1223.beta.photobucket.com/user/gigicogo/profile/che personalmente uso poco, ma potrebbe esser utile come backup ora che non ci son più limiti di storage:

L’ultima che ho sperimentato e che consiglio caldamente è Snapjoy, che attualmente copia e conserva le foto di Flickr, Picasa e Instagram senza creare doppioni. Provatela, subito, è davvero fantastica

 

Eccoci infine alla parte di presentazione dei nostri lavori.
Io non ho un vero e proprio blog fotografico di tipo canonico, con le funzionalità di commento, condivisione, ecc. Preferisco una vetrina tipo portfolio che ho creato con iWeb perchè mi permette di gestire facilmente le foto prelevate da Aperture. iWeb non è più supportato da Apple, ma basta configurarlo come FTP client e funziona benissimo. Questo è il mio blog fotografico…ops portfoio fotografico :).

Nel contempo mi sto orientando ad altre piattaforme che non siano i classici Tumblr o Worpress, molto gettonati fra i fotografi ma che non attraggono il mio interesse. Il più performante che sto usando negli ultimi tempi è sicuramente JUX: https://gigicogo.jux.com/ che su un monitor da 27 pollici come il mio offre un esperienza da storitellyng assolutamente affascinante. E proprio per lo storytelling, amo elencare fra i top anche Erly: http://erly.com/featured/gallery dove un mio set appare fra i futured, con una punta di orgoglio….indovinate quale?

Ovviamente con questo mio escursus (non esaustivo) ho voluto elencare alcune delle 1000 risorse in rete adatte alla condivisione delle foto ma, come è logico, essendo il web il più grande sistema operativo del pianeta e perennemente in beta, credo che fra un annetto ritornerò sul pezzo e saremo ancora qui a raccontare esperienze.

Pirati alla riscossa

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A seguito del mio post su Servizio Pubblico e Liquid Feedback, sono stato contattato dall’editore Goware che mi ha inviato l’eBook di Ubaldo Villani Lubelli : Piratenpartei

Ieri sera l’ho letto d’un fiato e mi è servito molto per comprendere meglio il modello di democrazia partecipata che si sta diffondendo nel nord europa (ricordo che il movimento dei pirati nasce in Svezia come conseguenza alla chiusura di un servizio di download libero: Piratebay).

Comprendere il movimento tedesco non è facile, anche perchè bisogna conoscere il modello politico, la realtà economica e sociale e, soprattutto, quella culturale del paese teutonico.

Il Piratenpartei è, per dirla con le parole di Marina Weisband ‘un costante aggiornamento al sistema operativo della democrazia‘, concetto ampio che, grazie anche all’intervista a Bernd Schlömer, leader del Piratenpartei, si comprende meglio durante la lettura dell’ebook.

Punto focale dell’intervista (e di un intero capitolo ben argomentato dall’autore) è la piattaforma Liquid Feedback che rappresenta lo snodo pratico, e ovviamente digitale, dove la democrazia partecipata si applica.

Ed è con alcuni estratti dell’ebook che vorrei condividere i concetti che meglio marcano la profonda differenza con il Movimento 5 stelle, il suo leaderismo e la sua pretesa di essere l’unico partito figlio della rete in italia.

Buona lettura!


“I Pirati hanno una concezione della democrazia secondo la quale non sono tanto i parlamenti a decidere quanto i cittadini. Un’idea di democrazia orizzontale meno suscettibile agli interessi dei singoli o di gruppi di lobby. Su quest’idea provocatoria di democrazia (che mette in discussione il concetto stesso di rappresentanza politica) si fonda la piattaforma di condivisione Liquid Feedback. Si tratta del metodo che permette di discutere e formulare proposte tra gli iscritti al sistema. Liquid Feedback è sinonimo di democrazia dal basso e partecipazione. Chiunque può accedere e dare il proprio contributo.
Il principio che è alla base di Liquid Feedback è semplice, quasi banale: gli iscritti al partito possono proporre e discutere su qualsiasi tema all’ordine del giorno dell’agenda politica o che riguardi l’organizzazione interna. Solo la proposta che raggiunge un quorum minimo del dieci per cento di sostenitori viene accettata per la discussione dove si dibatte, più concretamente, dei contenuti. A Liquid Feedback sono iscritte circa 7000 mila persone e sono state disaminate migliaia di iniziative.

Emerge qui l’idea che La Piratenpartei può essere rappresentata come un “Metapartito”, più interessato ai metodi e ai processi che ai concetti in sé. O meglio: hanno idee su tutto, nella misura in cui vengono prima discusse su Liquid Feedback.”

La Democrazia Liquida è la nostra proposta per una rielaborazione fondamentale dei processi e delle dinamiche politiche. Il concetto alla base della nostra proposta riunisce e concilia elementi e aspetti della democrazia diretta e rappresentativa e, secondo la nostra prospettiva, deve offrire ai cittadini la possibilità di poter votare, in ogni occasione e in qualsiasi momento, sulle questioni politiche o di delegare il proprio voto a un rappresentante. Fino a ora l’elettore delega a un deputato il suo voto ogni quattro o cinque anni e rinuncia così a ogni possibilità di partecipazione diretta. Nel sistema di Democrazia Liquida il partecipante può, comunque, in ogni momento, revocare la sua delega e cederla nuovamente o, infine, votare in prima persona. La partecipazione ai processi politici diventa, dunque, molto più fluente e sopratutto diretta. Siamo, naturalmente, consapevoli che un cambiamento di tali proporzioni è enorme e richiede tempo, non è certo realizzabile dall’oggi al domani. Bisogna avere pazienza, ma siamo molto fiduciosi di poterlo realizzare.”

Beppe Grillo e suoi simpatizzanti occupano, nel sistema politico italiano, una nicchia simile a quella dei Pirati. Questo è indubbio. Esistono, tuttavia, rilevanti differenze che sono dovute soprattutto alla specifica situazione politica che l’Italia sta vivendo. Il successo di Beppe Grillo e del suo Movimento 5 Stelle si fonda, secondo la mia opinione, soprattutto sul fatto che gli italiani non ne possono più della corruzione e della spreco di denaro pubblico. Qui s’inserisce, naturalmente, il populismo, che ha un ruolo rilevante, ma che marca una grossa differenza rispetto ai Pirati. Questo subliminale populismo manca nella storia della fondazione dei Pirati. Il populismo non fa assolutamente parte della nostra impostazione e del nostro modo di fare politica. Sin dall’inizio abbiamo richiesto e preteso soprattuto trasparenza, partecipazione e libertà nella Rete e dopo, il nostro programma si è, gradualmente, allargato ad altri settori. È così che facciamo politica. A noi non interessano le gerarchie e le figure carismatiche, come Grillo appunto. Questi sono tutti aspetti e fattori che ci allontanano molto dal movimento di Grillo.

Estratto di: Ubaldo Villani-Lubelli. “PIRATENPARTEI.” goWare srl, 2012-09-24.

Come saranno le città del futuro?

Martedì prossimo parteciperò come relatore a due eventi di Smart city exhibition in quel di Bologna:

– “lb.01” “La strada verso la open city / The path to the open city” – martedi 30 ottobre 2012 alle ore 14:00

– “lb.06” “Social is smart. Il ruolo dei social network nella smart city. Incontro con gli esperti e le amministrazioni / Social is smart. The role of social networks in smart city. Meeting with experts and administrations” – martedi 30 ottobre 2012 alle ore 16:00

 

Twitter hashtag: #SCE2012

Ci si vede li con un po’ di compagni di merende. Per accreditarsi, gratuitamente, è sufficiente seguire le indicazioni su questo modulo.

Smart …. laqualunque

Succede che una municipalità pluri premiata per il suo approccio smart e dunque eco-socio-equo-sostenibile sia anche la mia città dove quotidianamente vivo con paradossi e contraddizioni più o meno palesi.

E non manco certo di ‘mugugnare’, sulle piste ciclabili, sui trasporti pubblici, affrontando le istituzioni con epistolari, telefonate e altre forme di ‘mugugno’ più o meno rumoroso.

Succede che accetto volentieri la sfida del Bikesharing che rappresenta un altro dei fiori all’occhiello della municipalità veneziana. Ma succede anche che, da subito, avevo guardato con sospetto lo ‘stallo’ vicino a casa mia (Piazza Carpenedo) fra gli ultimi installati da AVM (società municipale che gestisce questo servizio)
Quasi sempre questo stallo è ai limiti della capienza e oggi me lo son trovato pieno zeppo, con impossibilità a consegnare la bici che avevo prelevato in centro città.

Direte voi, ma che polemico, può succedere no?

E invece direi proprio di no, non deve succedere perchè la città ‘smart’ non è un operazione di cosmetica ma il risultato di una corretta pianificazione basata su fabbisogni e vantaggi precisi.

Quando ho telefonato al servizio di assistenza mi hanno risposto che, semplicemente, non sanno cosa dirmi e dunque di tornare al punto di partenza o allo stallo libero più vicino.

Ma dico io, se i vantaggi del bikesharing sono palesi:

  • Minor inquinamento da emissioni
  • Decongestionamento dal traffico motorizzato
  • Meno inquinamento acustico
  • Aumento della sicurezza stradale
  • Minor incidenza sui costi di trasporto
  • Moto e salute assicurati

ecc.

e se le tecnologie adottate permettono di gestire al meglio questo servizio (ogni bicicletta, ogni tessera di abbonamento e ogni colonnina sono collegate con un sistema di gestione), perchè nessuno interviene per migliorarlo?

Come? Semplice:

A) Con un corretto monitoraggio che deve correggere i difetti di programmazione. Se ci son poche colonnine vanno aumentate. Se c’è poca domanda lo stallo va spostato

B) Con un analisi dei fabbisogni ex-ante attraverso periodi di sperimentazione e analisi di impatto sull’intero ecosistema dei trasporti cittadini

C) Con la rapidità di evolvere, corregge e migliorare

Fantascienza? No, si chiama programmazione ed è diversa dalla cosmetica. Il concetto di ‘smart city’ non è una filosofia da convegni e concorsi, bensì un insieme di azioni programmate e orchestrate con cura scientifica!

Nella mia città (e in molte città italiane) si inaugurano servizi, si ricevono premi e ci si rappresenta come ‘smart …..laqualunque ma, di fatto non si progredisce.

Comunque, morale della favola, son tornato indietro, ho speso soldi di telefono e di autobus e ho perso l’appuntamento programmato.

Più smart di così!

Democrazia digitale e Liquid Feedback

Chi segue con costanza questo blog sa che il tema dell’eDemocracy e dei fenomeni di partecipazione attiva con l’ausilio delle tecnologie digitali, sono spesso argomenti che al bloggante stimolano disgressioni e divagazioni.

Chi ha seguito, stamani, la presentazione di Michele Santoro sul nuovo format di Serviziopubblico sa che è stato proposto un esperimento interessante, teso ad utilizzare la piattaforma Linquidfeedback (già utilizzata dal Partito dei pirati tedesco) per proporre anche in Italia uno strumento di democrazia diretta.

La mia partecipazione prevede la possibilità di fornire un account a chi davvero è interessato, come me, a questi temi tesi a favorire la formazione di un ‘programma politico’ fatto dalla gente e costruito, come si dice in gergo, ‘dal basso’.

Poi sarà Giulia Innocenzi a farsi portavoce del ‘Programma politico’ che uscirà da questa discussione digitale, confrontandosi con i leader politici per provare a proporre un candidato della rete, o meglio della gente, che sfiderà Mario Monti.

Dopo questa prima fase ad inviti la piattaforma di Liquid Feedback sarà aperta a tutti.

Mi piace pensare, come Luca, che la gente non si chiuderà nella sindrome da braccino corto, ma questo dipende anche da quanti riusciremo ad includere e ad interessare.

Vantaggi? Nessuno, se non rimettere al centro i programmi a discapito del noioso tema delle alleanze.

Chiunque legge questo blog ed abbia a cuore i temi della democrazia partecipativa, mi scriva nei commenti per avere un account. Oppure mi scriva su gigi[dot]cogo[at]gmail[dot]com

Social Media landing page

La landing page (spesso anche ‘splash page’) è la pagina di apertura. Gli anglosassoni la chiamano pagina di atterraggio, ed è appunto il luogo dove l’utente atterra sul sito che gli proponiamo e dove può farsi un idea di quello che troverà: ‘The page of a Web site that the user sees first before being given the option to continue to the main content of the siteWikipedia

Serve oggi una landing page per i Social Media? Se dovessi aggiungere un capitolo al mio ultimo libro, lo dedicherei proprio a questo argomento.

La prassi più in uso attualmente, è quella di annegare i ‘social buttons’ nel sito istituzionale, per incentivare gli utenti a vivere anche quell’esperienza. A mio modo di vedere funziona poco. Vista in questa prospettiva è solo un appendice al sito tradizionale che, come sapete, considero morto ormai da anni.

C’è chi li mette ‘on the top’ (Comune di Roma):

C’è chi li mette ‘on the bottom’ (Comune di Venezia):

C’è chi li mette nelle spallette del sito ‘on the left’ (Comune di Napoli):

e via così!

Tentativi di Social Media Landing page già sono in atto a:

e molti altri

a me, ad esempio, piace il modello Trentino: http://www.social.visittrentino.it/

Ma il punto è che una vera landing page non deve essere una componente o una sottocomponente del sito istituzionale. A mio modo di vedere la social landing page deve essere il sito! (http://unbounce.com/social-media/how-to-create-social-landing-pages/)
Ma per fare ciò è necessario ripensare e ripensarsi. Siamo pronti a concentrarci SOLO su utenti e contenuti? Si tratta di fare una vera e propria ‘social conversion’…date un occhiata qui a quante conversioni dovete mettere in atto: http://searchengineland.com/the-anatomy-of-a-great-social-media-landing-page-47249

Graficamente fatela come volete, bianca, nera, colorata con o senza bottoni. Io preferisco minimalista, ma è un dettaglio :-)

Il motto dev’essere: SOCIAL FIRST!

p.s. da due anni ho cambiato anche la mia personale in questo senso: http://www.gigicogo.it La regola è sempre la stessa, ovvero: se non lo facccio, significa che non ci credo!