Grande fratello

Pongo molta attenzione alla mia privacy, anche se è noto che per questioni di studio e ricerca sui Social Media e sul web in generale, la mia vita pubblica è patrimonio di tutti.

Per mia fortuna non ho nulla da nascondere, anzi socializzo per sfruttare tutte le opportunità, siano esse professionali o semplicemente amicali.

Proprio perchè pongo attenzione, ho attivato, fra le tante funzioni messe a disposizione da Google, anche quella relativa alla ‘Location Reporting Privacy Reminder’. Si tratta di una funzione: https://maps.google.com/locationhistory/b/0/reminders che ho voluto sperimentare per capire quante tracce di me Big G tiene in pancia sui suoi server.

Tempo fa ho scaricato la nuova app delle mappe di Google per Iphone che, come sapete, è stata reintrodotto nel market di Apple dopo le vicissitudini dei mesi scorsi.

Per default, questa applicazione attiva la raccolta dei nostri dati relativi alla posizione in cui ci troviamo. Ovvio, è tutto anonimo e bla, bla, bla.

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Fra l’altro, nel caso abbiate installato l’app di Google Latitude, più o meno succede cosa analoga. E, cosa non banale, un minimo di traffico dati queste app lo fanno e le puoi gestire solo dalla loro interfaccia, non dal pannello di controllo dell’IOS! E vabbè!

Stamane ricevo la mail di riepilogo per la prima volta dopo il settaggio di cui sopra che, per mia scelta, è stato tarato su frequenza mensile.

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Clicco sul bottoncino rosso preso da curiosità irrefrenabile ed ecco li il grande fratello. Nulla di male, tutto anonimo, per mia scelta, tutto sotto controllo ma, devo ammettere fa un po’ impressione. Proprio stamane ho accompagnato mio figlio in ospedale, ho preso la tangenziale e mi son recato al lavoro mentre il mio iPhone mandava tutti i dati a Big G che, minuto per minuto ha tracciato la mia rotta.

Take care!

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Il ricordo dei cattivi governi non si cancella

Leggo ovunque in rete una grande animosità e una giusta speranza nei confronti di questo nuovo governo.

Molti invocano al Ministro o al sottosegretario per Internet e allo slancio verso il futuro, pilotato dai giovani ministri che stanno garantendo un ricambio generazionale.

Su questi temi sono spesso ottimista e provo a immaginare un futuro migliore per i miei figli. Purtroppo oggi non è uno di quei giorni, perchè non credo che il problema da risolvere sia quello generazionale, bensì quello culturale.

Come diceva il Principe di Salina, nello stupendo dialogo con Chevalley ….’ a vent’anni è già tardi, la crosta si è formata‘.

Abbiamo bisogno di coraggio, rischio, errori e presunzione, altrimenti siamo condannati all’oblio, come i gattopardi siciliani.

Digital storytelling e dintorni

Due ambiti di passione e ricerca:

mi hanno condotto verso i lidi del digital story telling.

Il contesto è quello, per ora, prettamente personale e legato alle mie esperienze di viaggio ma, volendo analizzare la potenzialità degli strumenti che vado a descrivervi, non è detto che non possa essere analizzato e sfruttato nel content marketing o nelle presentazioni professionali.

Tutto è in divenire e si innova alla rapidità della luce ma proprio per questo mi entusiasma come un bambino.

1) Raccontare con Flipboard

Da alcune settimane  Flipboard ha aggiunto una funzionalità utile a creare dei ‘personal magazine’ e, inoltre, è uscita dal’ambito tablet per abbracciare i contenuti del web più tradizionale, attraverso l’uso del bookmarklet.

Ho colto al balzo questa occasione e l’ho applicata a un diario di viaggio: http://therouteus66.wordpress.com/ che stava alloggiato nel più tradizionale dei blog di wordpress.

Armatomi del bookmarklet ho sfogliato una a una tutte le pagine del blog, partendo dall’ultima per arrivare alla prima (questo perchè il blog era stato progettato con sequenza temporale ‘last in first out’) e le ho ‘flippate’ con il bookmarklet dentro una rivista creata ad hoc.

Il risultato è un racconto, simil eBook che ora tutti possono sfogliare dal loro tablet: http://flip.it/vpgOh

2) Raccontare con Fotopedia Reporter

Sempre nell’ambito tablet, Fotopedia reporter permette di creare storie basate sui propri safari fotografici.

L’applicazione permette di caricare le foto scattate dal proprio device oppure caricare quelle che teniamo su Flickr. L’effetto finale è una rivista digitale per tablet che può essere inserita nella community di Foto reporter e successivamente condivisa sui social network o inviata per email ai nostri amici.

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Dunque questo è l’orientamento ‘mobile’ dove gran parte del traffico internet si sta concentrando ma, se volessimo rimanere in ambito web classico?

3) Storytelling con Jux

Uno dei servizi che più mi hanno entusiasmato negli ultimi mesi è indubbiamente Jux. Un approccio ‘all visual’ che dona al racconto un appeal straordinario.

Jux permette di creare storie grazie all’ausilio di una story board che sfrutta tutti i nostri account visual e aggiunge l’esperienza di Youtube, Vimeo, Google street view o semplicemente ‘url based’ per rendere il racconto ancora più esperenziale ed emozionante.

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4) Storytelling con Erly

Prima di Jux, la mia attenzione era tutta dedicata all’evoluzione di Erly, un servizio di visual content curation che ben si adattava al racconto digitale. Erly è più legato al concetto di ‘event’ ma ci sta a collocarlo come strumento di racconto e condivisione.

Per oggi la mia ricerca si ferma qui……se avete altri servizi da segnalarmi, io mi ci ficco :)

 

 

 

Un ruolo? No grazie!

Quando Luca De Biase affronta i temi della cosiddetta ‘agenda digitale’ e più in generale del cambiamento, mi appassiono subito al dibattito :)

Leggo con interesse anche il post di oggi nel quale si indica un ‘ruolo‘ di coordinamento come deterrente alla dispersione e alla disattenzione sul tema.

La vedo un po’ diversamente, anche perchè mi occupo di questa materia professionalmente e ho il piacere di relazionarmi con molti di quelli che si occupano di Agenda Digitale in questo paese.

Il termine stesso comincia a starmi stretto. Fatta l’Agenda (molto spesso un documento di programmazione strategica e poche volte un provvedimento legislativo) si tende a tirare il freno a mano. Mancano i decreti attuativi, le linee guida, i regolamenti e i tavoli di concertazione……mamma mia quanta fuffa (leggere a tal proposito La parabola del cotechino e Liberiamo la PA) ma, soprattutto, mancano i finanziamenti perchè nessun ministro vorrà mai cedere quei 4 soldi che ha a disposizione nei i capitoli del suo dicastero, a un sottosegretario con poteri troppo indefiniti e incerti.

Dunque non è di un ruolo o di una struttura che abbiamo bisogno ma di una consapevolezza: Il digitale pervade tutti gli ambiti economici ed è un infrastruttura (fisica, logica e culturale) imprescindibile per ogni misura di sviluppo e di innovazione del paese.

Chi ha avuto al fortuna di leggere la Digital Agenda Europea ma, soprattutto, il documento Barca sui Fondi Strutturali 2014-2020 ha già capito che non si può tergiversare sulla forma, ma bisogna buttarsi subito sul contenuto, spalmandolo il digitale su tutti i temi dell’Agenda per il nuovo governo.

Buon digitale a tutti

 

 

 

La prima volta

Un po’ stanco di affrontare questi temi (già trattati da molti blogger in queste ultime ore) mi trovo costretto a buttare giù un paio di considerazioni dopo un assalto di irritazione conseguente alle parole del vecchio e stanco Bersani. Il vecchio giaguaro sconfitto ci fa sapere che aveva chiesto ai suoi parlamentari di spegnere cellulari, palmari e tablet perchè …. ‘la politica non si fa via Twitter‘!

E allora, con un po’ di boria, facciamo la lezioncina a questo vecchio signore e a molti suoi colleghi:

Il governo partecipato (GOVERNO 2.0 o Open Government) si basa sul dialogo e sul confronto continuo. Non esiste più il concetto di delega totale e incondizionata. Governo 2.0 significa partecipazione e co-progettazione. Ascolto, sondaggio e monitoraggio continuo. Misura e controllo dell’output su ogni decisione legislativa. Raccolta di feedback, emendamenti e correzioni in corsa. ‘Leggi’ come ‘documenti aperti’ che si migliorano nel tempo grazie all’azione di controllo esercitata dagli elettori stessi.

Ogni parlamentare dovrebbe rimanere in contatto con i suoi elettori (e non solo) prima e dopo l’elezione. Oggi per colpa di una legge elettorale ‘porcata’ conosciamo solo il nome e il volto di colui che è stato assegnato alla nostra scheda elettorale. Alcuni paesi propongono policy specifiche in questo senso anche con i social network. Personalmente, nell’attuale legislatura, sono in contatto con 4 parlamentari che hanno scelto di mantenere un rapporto digitale reciproco con me, e ovviamente non solo con me, via Twitter e Facebook. Con loro riesco a dialogare anche in queste ore calde, caldissime. Caro Bersani, essi sono perfettamente in grado di farlo, credimi, lascia pure il cellulare acceso anche tu.

Il mezzo è asettico, non ha capacità proprie di influenza. Dunque se oggi è Twitter, domani sarà qualcos’altro ma la differenza la fa il contenuto delle conversazioni fra delegante e delegato. Content is king, media is only media. That’s all!

Dunque è stata la prima volta, e fa male! Ma una certa influenza va riconosciuta al potere della conversazione e al potere della sentiment analysis a cui nessun parlamentare 2.0 vuol sottrarsi.

Certo, non sempre il contenuto sarà di valore, mi riferisco in particolare alla dinamica degli insulti (vedi bacheca Facebook della Finocchiaro) ma ciò accade anche nei salotti televisivi dove l’insulto è portatore di audience. Come mai caro Bersani non ti è mai venuto in mente di chiedere ai tuoi parlamentari di partecipare meno ai salotti televisivi e di scendere più spesso fra la gente….anche via Twitter?