Viaggiautore 2.0

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Eccomi, come ogni anno, a fare il punto sugli strumenti di trip planning e/o trip sharing. Come direbbe l’ottima Roberta, mi sento un viaggiautore e dunque mi avvalgo di strumenti ma, soprattutto, di metodi utili a questo scopo.

Rispetto agli anni precedenti (link ancora utili sui servizi di trip-planning :)

il primo argomento di quest’anno è la scheda dati per lo smartphone!

Ebbene si, alla favola che negli USA c’è Wi-Fi ovunque, non crede più nessuno. Ovvero, è quasi scontato che ci sia nei Motel ma, nelle grosse catene di alberghi spesso è a pagamento.

Starbucks, MacDonald, Whole Foods, Denny’s, Dunkin’ Donuts, ecc. sono un po’ ovunque e vi offrono una connessione profilata ma, se vi trovate a percorrere la spettacolare I-70 e per 120 miglia non c’è anima viva, compresi distributori, aree di sosta ecc. ….. la vedo davvero dura condividere l’esperienza :)

Visto che il roaming è un concetto assurdo, ai limiti della delinquenza legalizzata, conviene acquistare una SIM in loco che dia accesso ai dati in mobilità: http://www.mrsimcard.com/iphone.html. Ricordarsi di comprare una carta di credito usa e getta (si trovano in tutti i supermercati) e di attivare il contratto con quella, fornendo l’indirizzo dell’ultimo albergo dove si è alloggiato :)

Fase 1 – preparazione del viaggio

Il volo è, come sempre, il primo acquisto e lo si fa circa ???? mesi prima della partenza. Ok, tutti conoscete Skyscanner, Opodo, Kayak e chi più ne ha più ne metta ma, le varie dicerie sulla convenienza economica dgli 8 mesi prima o dei 4 mesi prima che si leggono in rete, non servono a nulla. La prima regola è attivare gli alert per rimanere informati sui ribassi

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e la seconda regola è controllare le commissioni di incasso che, spesso, anzi molto spesso, sono il fattore decisivo che fa la differenza!

Per fortuna, un broker come Kayak da un po’ di giorni offre anche questa interessantissima funzionalità, che serve proprio a sondare le migliori commissioni applicate dai vendor su cui lo stesso broker si appoggia per le offerte. Non male!

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Con il biglietto in mano, di solito, procedo ad altre due sole prenotazioni dall’Italia, ovvero l’auto a noleggio e l’albergo per la prima notte o per le prima tappa. Il resto sarà on-the-go!

Per l’auto, è inutile che vi racconti i vari tentativi con broker alternativi. Qui Opodo (che si appoggia a Rentalscar.com) batte tutti e si avvale di un servizio ‘Miglior tariffa garantita‘: http://www.rentalcars.com/PriceWatch.do che, nel caso l’alert vi avvisi di una riduzione di prezzo ad acquisto già effettuato, vi aggiornerà il contratto che, ovviamente, salderete solo all’atto della consegna dell’auto.

Per l’albergo mi appoggio a Hotwire.com e ai suoi alert. Attenzione che i prezzi più bassi si ottengono con i ‘deal’, ovvero le offertone al buio! In pratica si sceglie la zona, la categoria (stelle) e il livello dei servizi (amenities) ma non l’albergo, che viene comunicato solo dopo l’effettuazione del pagamento. Di solito con questa modalità riesco ad alloggiare in hotel 4 stelle al prezzo di un hotel a 2 stelle. Come funziona? Semplice, piuttosto che lasciar camere invendute, i gestori si appoggiano su Hotwire che le rivende a prezzi stracciatissimi :)

Fase 2 – La gestione

Qui negli anni non mi son discostato di molto dalle esperienze originali e lo strumento che mi permete di mantenere tutto sotto controllo è ovviamente Tripit, ad oggi unico strumento killer per la gestione di un viaggio. Il tutto avviene in modo davvero semplice e si può memorizzare proprio tutto (dalla prenotazione aerea, al noleggio dell’auto, al booking dell’albergo, alle mappe, i percorsi e persino la linkografia e le foto dei posti da visitare) sfogliando poi comodamente il tutto da tablet o dallo smartphone.

Per inserire i dati su Tripit è sufficiente inoltrare le mail di conferma dei gestori a plans@tripit.com o, come nel caso di Hotwire, acconsentire all’integrazione far i due servizi. Davvero una favola.

Come negli anni scorsi mi avvalgo, comunque, anche di un mappa personale su Google Maps che viene molto comoda per calcolare le distanze. Anche qui, con la nuove funzioni di Maps Engine Lite, basta compilare un foglio di Excel e il gioco è fatto!

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Facile vero?

Fase 3 – Il viaggio

Smartphone, smartphone e dunque tanto, tantissimo smartphone. Per fotografare e per inviare (RIGOROSAMENTE QUANDO SI TROVA UN HOTSPOT) le foto nel cloud. Trovate voi il modo, ogni servizio (iCloud, Dropbox, Flickr, Sugarsync, ecc. lo consente.

Poi, SEMPRE SE TROVATE UN HOTSPOT WI-FI, vi consiglio l’applicazione più bella per iPhone o per Android, con la quale condividere (anche in forma privata con delle web gallery) le foto con i parenti e gli amici: http://www.flayvr.com/

 

Smartphone, smartphone e dunque tanto, tantissimo smartphone per la parte social, dove privilegio Foursquare sempre utile per i tips e per i deals ma, soprattutto per la fase 4, ovvero quella del racconto che vedremo più avanti.

Negli USA va moltissimo anche Yelp che viene usata tantissimo dai viaggiatori buongustai e non solo.

Poi smartphone per pubblicare sul blog dedicato al viaggio con WordPress mobile e ancora smartphone per tutte le app che mi serviranno a fare il checkin del volo a ricaricare le carte di credito con la mia banca, a prenotare gli alberghi con i deal di Hotwire e trovare gli hot spot Wi-Fi gratuiti!

Tutto ciò che farò di ‘social’ appare magicamente nella stream line di Rebelmouse che, direi, è davvero molto cool come storytelling on-the-go! http://www.rebelmouse.com/gigicogo/

Fase 4 – Il racconto

Al ritorno c’è il gran lavoro di post-produzione legato alle foto scattate con la reflex. Non sono un patito dell’instant sharing per questa tipologia di foto, anche se ormai, con prodotti consolidati come: http://www.eye.fi/ tutto ciò sarebbe già possibile.

Dunque, prima di uppare le foto su 500px e/o Flickr, passeranno anche dei mesi, as usual.

Più rapida sarà la ricostruzione della mappa grazie agli automatismi dello stupendo: http://www.tripline.net/gigicogo ! Qui i checkin di Foursquare saranno preziosissimi e in un battibaleno la mappa sarà pronta.

Molti siti mettono a disposizione uno spazio dedicato ai racconti (metodologia poco in voga in Italia) per favorire l’approccio esperenziale che, secondo me, è il più affascinante e vincente.

Un esempio è quello del Quebec: http://www.destinationquebec.com/search/media o ancor meglio del Maine: http://www.visitmaine.com/insider/ (esperienze consigliate dagli indigeni).

Io racconterò il viaggio in un blog dedicato, come già fatto in passato: http://therouteus66.wordpress.com/ e non mi sottrarrò ai tre servizi di visual storytelling che più adoro, ovvero Erly, Jux e Fotopedia reporter

E da quest’anno, udite udite, anche il magazine con Flipboard che, da un punto di vita della UX e della Content Curation, diventa davvero un modo di raccontare i viaggi fantasmagorico.

Altri tips, servizi, consigli? Son tutto orecchie!

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Paese fottuto

Mestre, operosa cittadina del Nord Est italico, ore 8.45 presso un ufficio pubblico dello Stato.

Nella guardiola un commesso/usciere sta giocando a ruzzle o a sudoku con il suo smartphone.

Buon giorno, avrei bisogno di ………

Un attimo che ghe domando a la me colèga

Mette il telefono in vivavoce ed estende la richiesta alla collega che, dall’altro capo del telefono risponde:

dighe che l’orario xe dae diese e …..

WTF! Probabilmente era l’altro giocatore di ruzzle on line che ho distratto dalla concentrazione sulla partita.

Ora avanti un altro di quelli che mi invita a resistere e a non persuadere i miei figli a scappare all’estero.

Mi son fatto un regalo

Chi legge questo blog sa che la cura dei contenuti (Content Curation) è una delle passioni che più mi intrigano.

Se poi la mescoliamo con buone dosi di fotografia e viaggi, può succedere che mi faccio un regalo che, con un paio di orette di lavoro, si concretizza nel Flipboard Magazine dei miei viaggi: http://flip.it/2ycVQ

Ovviamente l’esperienza migliore si gusta via tablet, perchè Flipboar nasce e si esalta con questo strumento. Enjoy

foto

Gli altri siamo noi

IMMIGRATI-ITALIANI

Oggi è riapparsa nella mia timeline di Facebook questa relazione del 1919

ITALIANI

«Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. 
Molti puzzano perché tengono lo stesso vestito per settimane. 
Si costruiscono baracche nelle periferie. 
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano in 2 e cercano una stanza con uso cucina. Dopo pochi giorni diventano 4, 6, 10. 
Parlano lingue incomprensibili, forse dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina; spesso davanti alle chiese donne e uomini anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. 
Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano sia perché poco attraenti e selvatici, sia perché è voce diffusa di stupri consumati quando le donne tornano dal lavoro. 
I governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, di attività criminali».

Fonte: Relazione dell’Ispettorato per l’immigrazione del Congresso degli Stati Uniti sugli immigrati italiani, ottobre 1919.

Poi googlando ho trovato questa fonte svizzera degli anni ’30

Le mogli e i bambini degli immigrati? Sono braccia morte che pesano sulle nostre spalle.
Che minacciano nello spettro d’una congiuntura lo stesso benessere dei cittadini.
Dobbiamo liberarci del fardello». «Dobbiamo respingere dalla nostra comunità quegli immigrati che abbiamo chiamato per i lavori più umili e che nel giro di pochi anni, o di una generazione, dopo il primo smarrimento, si guardano attorno e migliorano la loro posizione sociale. Scalano i posti più comodi, studiano, s’ingegnano: mettono addirittura in crisi la tranquillità dell’operaio svizzero medio, che resta inchiodato al suo sgabello con davanti, magari in poltrona, l’ex guitto italiano.

Insomma, ogni tanto bisognerebbe ricordarsi da dove veniamo. Non credete?

Amazing Flipboard

Lasciatemelo dire: Flipboard è uno dei servizi web che mi entusiasma e mi rapisce di più!

Oggi, su Twitter, l’annuncio della versione web, dopo quella killer che domina il mondo della Content Curation su tablet.

..

Qui le mie riviste: https://flipboard.com/profile/gigicogo

Dal dire al ‘fare’!

Decreto del fare, WiFi libero, gratuito e diritto universale per tutti. Ovvero sogno di una notte di mezza estate!

Non mi dilungo sul tema perchè molti bit e parole son già state spese (LongoQuinta, Fabbri, Vanuzzo, ecc.)

nowifi

 

Per tutti quelli che son ancora convinti che non è giusto emigrare, ma rimanere qui e combattere contro tutto e contro tutti, vorrei testimoniare che son appena tornato da 4 giorni nella perfida Albione, dove ho prelevato mio figlio alla conclusione della sua vacanza studio:

– primo giorno ho utilizzato il WiFi dell’albergo, del ristorante dove ho cenato e del Tesco dove ho fatto due spese;

– secondo giorno, girovagando per Londra ho trovato Hotspot in ogni luogo (spesso ti chiedono una email per un’oretta di free surfing…… ma diamogliela pure, tanto possiamo anche scrivere ciccio.pasticcio@world.net);

-terzo giorno arrivo al B&B e su un tavolino all’entrata noto subito i foglietti con la password per il WiFi da consegnare ai clienti;

-quarto giorno passeggio per Norwich e mio figlio che sa già tutti i trucchi (Starbucks, Applestore e altri locali);

fra 20 giorni tornerò negli USA dove non ho mai avuto problemi di connettività free WiFi.

Poi tornerò in Italia, ma non ho più nessuna voglia di combattere contro la stupidità dei governi e dei governanti!

 

 

Maledetti anni ’70

Succede che ti svegli a 55 anni con un crampo in piena notte, poi ti lamenti per la lombalgia, ieri sei stato dal medico per una macchia sospetta e il metabolismo non è più lo stesso e la prostata …. ‘e che palle papà, cambiamo discorso (diceva ieri mia figlia)‘.

Già, gli acciacchi ti fanno capire che l’unico ragazzino sopravvissuto è quello nella tua testa, mentre quel corpo da ragazzo ti abbandona, piano piano, giorno dopo giorno.

Vabbè, post intimista, da vecchio diario, ovviamente un po’ narciso. #sopportatemi

Succede però che quel ragazzino continua ad avere il sopravvento e dunque son giorni che, as usual, vado al lavoro in bermuda, infradito e mi lascio accompagnare da una playlist anni ’70: Kool & the Gang, Bee Gees, Village People, Earth Wind & Fire, Bananarama, Boney M., ecc. Crescerò mai?

Forse no, e per questo l’ho pagata molto cara, ma son soddisfatto e non mi flagello per i tanti errori.
Ho scelto di essere sempre me stesso e di pagarne le conseguenze. Ho scelto di vivere disintermediato, diretto, di guardare il mondo e le persone senza un filtro. Di non curare l’abito. Quasi mai, spesso per provocazione.
Scrivo queste note dettandole al mio smartphone mentre arrivo al lavoro, ciabattando con le infradito e sognando come sempre la California, luogo mito degli anni ’70 dove tornerò anche quest’anno per respirare quello che la mia immaginazione e la mia visione ha sempre perseguito.
…..

Nonostante i miei acciacchi e le innumerevoli sconfitte son contento di aver vissuto un po’ pericolosamente, sul filo del rasoio ma di non aver mai abbracciato compromessi, di non aver usato scorciatoie e sotterfugi, piaggerie e servilismo per sterili ruoli o etichette da portare o sopportare con il peso dell’incoerenza o, ancor peggio dell’incompetenza.

E così mi appresto al tempo della pazienza e della riflessione. Non tiro i remi in barca, ma mi concentro su poche cose, quelle che mi interessano per davvero, lasciando ad altri l’onere di cambiare il mondo con i fatti o solo con le parole.

Celebrate good times, come on! Let’s celebrate!

Extreme twitter

Si sta propagando velocemente in rete la notizia dello schianto del Boing all’aeroporto di San Francisco.

Armati di smartphone e connessione dati, in pochi minuti alcuni testimoni postano già i primi  filmati su Youtube ma, quello che è più terribile, la freddezza di tale David Eun che, tramite il social Network Path, ci invia la sua testimonianza da sopravvissuto (tks a Mante su Twitter)

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Al di là della freddezza e dell’incoscienza, mi è subito tornata in mente questa simpatica segnaletica trovata sul web.

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