Tutto bene

Il blog non è morto, ma per un po’ non sarà aggiornato causa viaggio vacanza.
Per i più curiosi c’è un blog dedicato alla vacanza in corso, che si può leggere anche su Flipboard:: http://flip.it/s2UST

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Ci si ripiglia a metà Settembre.

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Questioni di cosmetica

La convinzione che i mezzi siano il fine ultimo è dura a morire, soprattutto nell’orticello dei fanatici digitali.

Siamo condannati a subire un delirio di oggetti, applicazioni e strumentazioni che automatizzano tutto e di più ma poi, benefici diretti e vantaggiosi, quasi zero.

L’ultima genialata è quella riferita ai cassonetti della ‘monnezza’. L’amministrazione comunale della mia città (e il suo braccio armato di Veritas) hanno introdotto i cassonetti con la ‘calotta’ e la chiave elettronica personalizzata. Per carità, progetto da sostenere con tutte le forze e da replicare ovunque, anche alla luce delle mille potenzialità indotte che si declinano fino all’assurdo!

Ma passiamo alla prosa, lasciando la poesia ai fanatici digitali. Questo è il cassonetto più prossimo alla mia residenza,

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….. e la stessa situazione si ripete in tutta la città, con gli effetti immaginabili sotto il torrido solleone ferragostano.

Ripeto, per non scatenare polemiche, che il progetto è sano, la pubblicità e il supporto garantiti da Veritas pure e, questa evoluzione in senso ‘smart’ è in linea con quello che la tecnologia consente. Al netto del solito problema, ovvero: ‘La smart community è pronta CULTURALMENTE ed ETICAMENTE ad accogliere le progettualità che la traghettano verso la ‘CITTA’ INTELLIGENTE?’

Pane per i denti affilati dell’amico Michele che si sbatte su questi argomenti da tempo.

Attenzione che tutto ciò si replica nella campo dell’infomobilità (a Venezia abbiamo un tram ‘intelligente’ ma abbiamo perso i marciapiedi, i parcheggi e le piste ciclabili). Abbiamo il Parco Tecnologico collegato al polo universitario attraverso un sottopassaggio, ma manca un sensore e un ‘risolutore’ per gli allagamenti continui.  Ecc. ecc. Tutto ciò con una bella benedizione che sa di cosmetica: Venezia Smart City 2012!

Tornando al cassonetto, provo a declinare meglio il tema della ‘cosmetica’, che ha radici culturali profonde:
Chi ha potuto frequentare abitazioni private inglesi o francesi, spesso è inorridito di fronte all’incuria. Non nascondo che la sporcizia e l’incuria in cui la maggior parte di loro vive, mi crea ancora sgomento.

Non si può dire la stessa cosa delle parti comuni. La cura con cui gli inglesi o i tedeschi gestiscono ciò che è patrimonio della collettività è strabiliante.

Noi italiani abbiamo delle case immacolate, spendiamo un capitale in profumi e cosmetici ma, non abbiamo nessuna cura di ciò che è collettivo. Ovvio che, con questa mentalità, buttare l’immondizia nei cassonetti del riciclo o, ancora meglio lasciarli alla luce del sole è un passo quasi naturale.

Dunque, cari amministratori pubblici, non c’è tecnologia al mondo che possa cambiare cultura ed etica di un popolo che cura solo la cosmetica personale. Prima di investire in tecnologie, ricominciate dalla scuola e dalla famiglia. Il resto è solo ‘chiacchiere e distintivo!.

Questo è l’ultimo post prima delle ferie. Ci si riciccia a metà Settembre!

Un mondo senza moduli

E ci mancherebbe altro che non facessi il tifo per il buon Paolo Coppola, uno tosto che ascolta, partecipa e si fa coinvolgere in battaglie di modernizzazione e, con il nuovo ruolo di parlamentare, le porta a compimento.

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La breccia aperta sulla lotta al fax è solo un pertugio dove infilarsi per scardinare quell’odioso e farraginoso marchingegno che si chiama Pubblica Amministrazione.

Ma chi la conosce bene da dentro sa che gli antidoti sono forti e la loro composizione chimica spesso sconosciuta ai più. Per lo meno è sconosciuta ai commentatori giornalistici che con la PA hanno solamente un rapporto da utente, dunque viziato alla fonte da un approccio che li danneggia sin dal primo contatto.

Beh, da dentro è ancora peggio.

Ci son uffici che giustificano il ruolo con la ricezione di un fax e forse questo pertugio li metterà in crisi ma, negli ultimi anni, la frontiera della rendita di posizione si è spostata sul ‘modulo’, ovvero il ‘form on line’ o, molto più spesso, il ‘form da compilare e spedire’.

Ogni ufficio, e sempre più spesso ogni dipendente, si inventa un modulo, lo blinda (ho visto moduli word protetti da pssword che voi umani non potete nemmeno immaginare ….) e poi obbliga chi entra in relazione con lui (o con la sua struttura) ad accettarne la logica che, spesso è perversa e diabolica. Bene, moltiplicate questo per centinaia di moduli, flussi, luoghi (cartelle condivise), metodi (del tipo….’ devi scrivere a info@struttura.comune.xx.it perchè solo così ti verrà data una risposta ufficiale), tempi (del tipo…..’il servizio di risposta vie email è attivo dal lunedì al venerdì dalle …’) e non mi dilungo sui silenzi assordanti delle caselle di posta istituzionale che non rispondono MAI!

E la PEC? Una, singola e gestita da apposito ufficio, per ogni Ente. Provate a farvi un indirizzario PEC che abbia senso, certezza e che funzioni. E’ vero, ci sarebbe http://www.indicepa.gov.it/ , ma mica tutti si accreditano e, rispondetemi seriamente, quanti conoscevano questo servizio prima di leggermi?

Non vado oltre, chi mi conosce e legge questo blog, sa già come la penso e proprio per questo ho riassunto ieri il mio pensiero sulla bacheca FB di Paolo: ‘Vedete, non per rompere le balle al buon Paolo Coppola che si è sbattuto su questo tema. Secondo me il mezzo (ovvero il fax) non è mai il colpevole primo dell’inefficienza, ma è il suo uso perverso che va combattuto! Prova ne sia che anche la PEC, i sistemi documentali e tutti i cazzabubboli tecnologici (il fax software centralizzato esiste da 15 anni) non hanno mai cambiato nulla perchè ciò che va prima aggredito è il processo stesso che, molte volte, è progettato male, poco utile e difeso solo per opportunismo di pochi‘.

Ergo vorrei nuovamente puntualizzare, soprattutto per chi magari cerca polemica a basso costo, che l’opera di Coppola, Russo e De Monte è meritoria a va sostenuta ed emulata, ma ora attenti ai venditori.

Come spesso accade da una buona legge può derivare una cattiva attuazione. Finite le ferie si scateneranno i venditori di ‘document management system’ e i decisori li ascolteranno, così assisteremo a un delirio assoluto.

Purtroppo, sempre più spesso, chi decide non ha competenze e nemmeno visioni e questo lo porta  a pensare che l’innovazione si fa con i prodotti. Ed ecco che arriveranno i commerciali di prodotto e per l’ennesima volta la spesa schizzerà alle stelle con buona pace di tutti.

Paolo queste cose le sa. Bisogna allora acculturare il settore, cambiare le regole e far in modo che i processi non abbiano la meglio sui progetti, che il mezzo non diventi più importante del fine.

Una PA dove (fonte ARAN) più del 50% degli operatori ha superato i 50 anni non può gestire il cambiamento con il solo uso dei mezzi digitali che non ama, ci vuole qualcos’altro, uno scatto culturale e di passione. Ci vuole, insomma, voglia di cambiare e mettersi in discussione. E dentro questo dominio ne vedo sempre meno.

A proposito di Turismo social

Ecco, quello che non avevo valutato nel mio precedente post è una deriva alla #SocialWave ovvero alla spagnola, come per il Twitter hotel di Maiorca: http://it.melia.com/hotels/spagna/maiorca/sol-wave-house/index.html

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Il Social Wave House di Majorca (@SolWaveHouse) aggrega l’esperienza utenti/ospiti attraverso un hashtag #SocialWave nonchè attraverso la connessione Wi-Fi presente ovunque e a un applicazione dedicata che abilita a una serie di servizi:

  • Twitter concierge Assistance, tramite il #, durante tutto il soggiorno incluso prima del tuo arrivo
  • Una consumazione per persona gratuita nelle #TwitterParty solo per i clienti delle Twitter Party Suite
  • #TwitterPartySuite Gift: bottiglia di spumante e attenzioni all’arrivo
  • Bevande isotoniche all’arrivo
  • 20% di sconto in bar e ristoranti nella zona di svago Wave House
  • Social WIFI gratuito
  • Amaca VIP

Si possono anche richiedere servizi come #FillMyFridge (se il frigobar è stato vuotato) twittare ordinazioni di bevande e pasti a bordo piscina ….e vabbè!

 

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Nel futuro prossimo, dicono i gestori,  gli utenti/ospiti potranno ordinare via Twitter la musica preferita al Dj, nonchè le ricette allo chef.

E ancora vabbè!!!! NOn ho parole, vi lascio ai video :) http://www.youtube.com/user/SolWaveHouseMallorca

Accecati da Silvio

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Un altro torrido Agosto a parlare di Berlusconi. Già, mi sembra ieri, durante i mondiali del 1994, commentavamo le uscite di Ferrara, Maroni e del fatto che B. aveva portato uomini azienda nel governo. Poi cadde (patto della sardina) , poi si alzò, e ricadde e si rialzò e ad ogni mese di Agosto, fra un olimpiade e un campionato di calcio, si torna inevitabilmente a mettere B. al centro delle nostre discussioni sostenendo, quasi sempre, che i problemi dell’Italia dipendono da lui.

A dire il vero, pur non nutrendo nessuna simpatia per il cafone, non credo che la colpa del nostro declino dipenda da lui.

La colpa dipende da noi tutti e dal fatto che non abbiamo più coraggio e tenacia. Ammesso che ne abbiamo mai avute dopo il Rinascimento.

Lo spunto per queste amare disgressioni, mi viene da queste articolo de Il Gazzettino che ben enfatizza come persino gli asset che definiamo strategici siano messi in discussione e sotto attacco dagli investitori stranieri.

Noi italiani continuiamo a guardare al passato, e alle nostre specificità, come le uniche in grado di farci sopravvivere. Ma non è di sopravvivenza che vorrei morire, ma di speranza.

Come sperare se nulla di nuovo viene osato? Come sperare se nulla di vecchio viene cambiato?

Se guardiamo a paesi come la Germania usciti con le ossa rotte dalla guerra, o all’Argentina uscita devastata da una crisi o ancora la Turchia già annientata a livello di impero ottomano, assistiamo a una vivacità e a un dinamismo incredibili.

Esempi ce ne sono altri e tutti stanno a dimostrare che nel cambiamento ci sono molti rischi ma, altrettante opportunità.

Quello che noto nel mio paese è la stanchezza, l’indifferenza, l’incapacità di andare a sbattere contro tutto e tutti pur di portare avanti un idea di futuro.

La maggior parte dei canti di ‘innovazione’ sono ritornelli copiati altrove. Specialmente nel campo dell’innovazione tecnologica che, forse, è meglio che lasciamo stare, tanto non è farina nostra. Nei fatti non siamo capaci di inventarci un asset tutto nostro che sfidi l’intero pianeta. Persino nel turismo (asset strategico) non osiamo più e paesi come la Germania stanno per superarci in termini di presenze.

Il vero problema è che preferiamo tenerci quel poco che abbiamo, mugugnando che è colpa di qualcun’altro senza ammettere che siamo tutti noi incapaci di cambiare e di sfidare il rischio e le inevitabili avversità. Il male del nostro paese si chiama opportunismo, o meglio: lasciami stare, che mi è sempre andato bene così!

I link di questo post son locali, riferiti a fatti veneziani. Fatti della mia città che per 1000 e più anni ha conquistato i mari e innovato commerci, politica e stili di vita. Oggi è lo specchio del paese in cui viviamo, ovvero un posto vecchio, corrotto e decadente che vive nel ricordo delle sue glorie e vorrebbe continuare a vivere solo di rendita mentre gli antichi nemici e amici  turchi, cinesi e russi se la stanno comprando a pezzettini.

Gli è morto qualcuno?

Gilioli, oggi ha scritto un post che va incorniciato. Lo riporto integralmente!

Ecco, questi sono i vertici del Pd come si sono presentati ieri sera agli italiani, dopo la condanna di Berlusconi.

L’utente di questo sito scelga fra le seguenti spiegazioni o, se crede, ne suggerisca di alternative:

1) Hanno seguito un corso di comunicazione video in Transilvania.

2) Hanno appena avuto un grave lutto familiare.

3) Simulano la posizione delle manette per inconscia solidarietà all’alleato di governo.