La necessità di una tecnologia sostenibile

Siamo fortemente dipendenti dalla tecnologia in ogni aspetto della nostra vita, che si tratti di restare in contatto con amici e familiari in giro per il mondo, per lo shopping online, per rilassarci dopo una giornata intensa o per lavorare ecc.. I nostri smartphone, ad esempio, ci accompagnano oramai in ogni momento della giornata.

Nel mondo degli affari, la nostra tecnologia ci permette di crescere a un ritmo straordinario. Strumenti sempre più complessi ci consentono di rimanere costantemente in contatto con le nostre aziende attraverso la vasta gamma di applicazioni e funzionalità che offrono. I nostri telefoni ci forniscono gli strumenti necessari per gestire una società in movimento 24 ore su 24.

Mai prima d’ora siamo stati in grado di ottenere un così alto beneficio dalla tecnologia. Anche l’azienda più piccola può facilmente accedere ai mercati globali grazie alla facilità e alla velocità di messa in rete, attraverso i social media, i programmi di VoIP e altri canali comunicativi. Questi nuovi strumenti hanno reso più efficienti e veloci dinamiche aziendali che precedentemente richiedevano tempo, quali la ricerca e il networking. Oggigiorno gli amministratori possono concentrarsi su altri aspetti importanti del business come ad esempio lo sviluppo delle liste clienti.

Quando tali strumenti tecnologici diventano indispensabili per il mantenimento dei nostri standard di vita, risulta naturale la rincorsa al nuovo modello, nella speranza che possa offrirci caratteristiche sempre più utili e performanti.

Tuttavia, dobbiamo iniziare a riflettere sul fatto che il nostra dipendenza incondizionata per la tecnologia sta rapidamente esaurendo le risorse del  pianeta. Pensiamo a quanti gadget tecnologici giacciono inutilizzati, da mesi o anni, nel fondo di cassetti e armadi, nonostante esistano diverse soluzioni per il loro riutilizzo, dalla vendita online al recliclo delle componenti.

Questa infografica, realizzata da Fabrizio Naggia  e sviluppata da vouchercloud, evidenzia quanto lo sviluppo della tecnologia impatti sulle risorse della terra e perché sia importante cominciare a riflettere su ciò che facciamo con gli accessori in disuso.

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Per un piatto di pasta

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Non mi va di scrivere pistolotti, ne ho letti troppi, troppo lunghi, troppo articolati. Guido Barilla non è il problema dell’Italia, forse non è nemmeno un problema.

Mentre ci si azzuffa su principi morali, etici, sessuali, di costume, religiosi e chi più ne ha più ne metta, il nostro potere di acquisto (e non parlo solo di quello economico) è ormai ai minimi storici.

Non sappiamo più essere felici. Il rancore e l’astio sono sentimenti appaganti. Il popolo del mugugno da divano (leggasi socialnetwork) continua a rumoreggiare e continua a incidere meno di zero su ogni scelta politica in questo paese.

Il potere d’acquisto della felicità è ridotto al lumicino. Preferiamo acquistare un nemico piuttosto che il rispetto per gli altri e in primis per chi non la pensa come noi.

Detto questo, mi sembra ovvio che personalmente non condivido il pensiero di Guido Barilla ma devo anche rilevare:

A) Cruciani è un guappo, un esaltato in costante delirio di onnipotenza tanto bravo a portare l’interlocutore nel tranello quanto vile nel spingerlo giù nell’abisso. Sarà giornalismo questo?

B) Le altre aziende del settore che si son ringalluzzite improvvisamente, sono solo degli sciacalli che approfittano di uno scivolone del concorrente per manifestare sentimenti che mai avrebbero manifestato in altre occasioni. E lo fanno solo per bieco interesse.

C) Barilla, come tutti quelli che la pensano diversamente da me, ha tutto il diritto di esprimere le sue opinioni, senza che improvvisati protagonisti dell’operetta politica minaccino di far ritirare la pasta Barilla dalle mense dei nostri figli.

Poi, se c’è qualcuno in gamba che riesca a spiegarmi in poche parole cos’è la NORMALITA’, si faccia avanti.

Servono ancora le piattaforme di eDemocracy?

Sabato scorso, in occasione della Festa Democratica di Bassano del Grappa, sono stato invitato a partecipare a un dibattito con la senatrice Laura Puppato sul tema: ‘Politica e rete’.

Nulla di trascendentale, tutto già noto e stranoto e, da parte mia, un po’ di considerazioni, raccomandazioni e sottolineature su luoghi comuni e falsi miti.

La senatrice ha proposto ed evangelizzato la piattaforma (basata sul framework di Liquidfeeback): http://tuparlamento.it/ di cui è fondatrice assieme a Pippo Civati, Corradino Mineo e una piccola truppa di 15 parlamentari. Su questo specifico argomento abbiamo dimostrato divergenza quasi totale.

Non credo che in un paese dal braccino corto e con una cultura digitale da terzo mondo servano nuove piattaforme, piuttosto servono contenuti politici in grado di attirare l’interesse al dibattito e alla partecipazione.

Ovviamente Laura Puppato ha sostenuto che la piattaforma, ovvero il mezzo, è straordinaria, potente ed efficace. A me sembra, dopo il flop dei 5 stelle (ancora dibattono dopo diversi anni se usarla o no) ed allo scarso appeal dimostrato da Servizio Pubblico (ero fra i testimonial dell’esperimento), che non ci sia proprio bisogno di altri luoghi da sperimentare, perchè il luogo è già la rete stessa, con le sue tendenze, i suoi ritmi e i suoi servizi che, di volta in volta cambiano e si adeguano. La gente è già li ed ho consigliato alla senatrice Puppato di far suo lo slogan di Obama: ‘Go where clients are‘ e non di chiamare a raccolta le persone su un’altra piattaforma digitale creata ad hoc.

Credo che la piattaforma (ovvero il mezzo) sia qualcosa di ostico e di complesso e dallo scarso appeal. Dobbiamo sempre tenere presente che ciò che fa la differenza è il contenuto: CONTENT IS KING! E su questo attrarre interesse e partecipazione, magari già nei luoghi che abitiamo come Facebook o Twitter o i nostri blog o qualsiasi altro luogo della rete, andando a incontrare gli altri proprio li, dove vivono le loro esperienze e, soprattutto, andandoli a trovare nei luoghi reali della vita, nelle piazze, nelle sezioni, nelle associazioni, per ascoltarli e dargli l’importanza che meritano.

Nel prossimo libro in uscita a giorni, ho voluto fortemente inserire nel frontespizio questa citazione di Winnie The Pooh che credo debba far riflettere non solo la Puppato, ma tutti quelli che credono nel potere effimero del mezzo:

Non puoi stare nell’angolo della foresta aspettando che gli altri vengano da te. Devi andare tu da loro qualche volta!

Semplicità e sostanza

Stavo dando la prima scorsa ai progetti presentati al premio Egov 2013.

Di primo acchito mi sembra che ancora non si riescano ad applicare tre principi fondamentali e, soprattutto, dimostrabili con accurate analisi:

a) Analisi dei fabbisogni

b) Analisi dei costi per la collettività

c) Analisi dei benefici indotti

Mentre si continua a perseguire le tendenze, farsi stregare dalle tecnologie e progettare per intuizione.

Vabbè son tornato in Italia.