Take a walk on the wild side

Holly came from Miami FLA
Hitch-hiked her way across the USA.
Plucked her eyebrows on the way
Shaved her leg and then he was a she
She said, hey babe, take a walk on the wild side,
Said, hey honey, take a walk on the wild side.

Candy came from out on the island,
In the backroom she was everybody’s darling,
But she never lost her head
Even when she was given head
She said, hey baby, take a walk on the wild side
She said, hey babe, take a walk on the wild side
And the coloured girls go, doo doo doo, doo …

Little Joe never once gave it away
Everybody had to pay and pay
A hustle here and a hustle there
New York city is the place where they said:
Hey babe, take a walk on the wild side
I Said hey Joe, take a walk on the wild side

Sugar Plum Fairy came and hit the streets
Lookin’ for soul food and a place to eat
Went to the Apollo
You should have seen him go go go
They said, hey Sugar, take a walk on the wild side
I said, hey honey, take a walk on the wild side

Jackie is just speeding away
Thought she was James Dean for a day
Then I guess she had to crash
Valium would have helped that dash
She said, hey babe, take a walk on the wild side
I said, hey honey, take a walk on the wild side
And the coloured girls say doo doo doo, doo …

Altri testi su: http://www.angolotesti.it/L/testi_canzoni_lou_reed_2991/testo_canzone_walk_on_the_wild_side_103445.html
Tutto su Lou Reed: http://www.musictory.it/musica/Lou+Reed

I miei sbadigli sul datagate

big-brother-is-watching-you

Non è che avere tutti contro sia molto edificante ma spesso riesco bene nell’impresa. In particolare, sulla questione datagate son riuscito ad irritare i miei interlocutori asserendo che la questione mi provoca solo enormi sbadigli.

In diversi luoghi e in diversi laghi ho provato a confrontarmi con chi manifesta sdegno e a volte persino orrore sull’ingerenza americana che viola un po’ tutto, dalla privacy alla sicurezza nazionale e individuale e bla, bla, bla.

Partiamo da alcune considerazioni evolutive. Noi umani siamo la razza eletta e ci distinguiamo dagli altri esseri a noi inferiori. Sarà vero? Molti sono i tratti e i comportamenti distintivi. Noi non facciamo l’amore in strada come i cani, ma sotto le lenzuola, mi sembra più che ovvio. E nemmeno ululiamo alla luna, in quel caso preferiamo esternare al telefono.

Dunque abbiamo una sfera personale, affettiva e privata che ci eleva dagli altri esseri. Poi aggiungici la riservatezza, la timidezza e altri sentimenti che ci portano a non condividere fatti, opinioni, sentimenti e mille altre cose. Dunque ci siamo inventati la sicurezza (che nel regno animale si chiama difesa del territorio) e la privacy (che nel regno animale non esiste). p.s. facciamo ancora parte del regno animale o siamo evoluti al punto da non riconoscerne più l’appartenenza?

Nel percorso evolutivo ci siamo inventati un sacco di cose che hanno complicato un po’ il tutto. Abbiamo introdotto il denaro (che nel regno animale non esiste) e ne abbiamo assaporato il potere effimero indotto dal suo possesso. Abbiamo imparato a dominare l’energia e abbiamo capito che produrla e governarla diventava potere. Abbiamo imparato a dominare l’informazione. Devo elencare qualche caso sul potere dell’informazione? E poi le tecnologie che bellezza, che goduria, quelle digitali poi sono il divertimento del momento.

Armati di cazzabubboli incredibili comunichiamo, ci divertiamo, facciamo acquisti on line e consultiamo banche, leggiamo giornali, fotografiamo tutto e blateriamo sui social network argomentando sulle più incredibili banalità sino a scatenare flame che ci fanno dimenticare di avere una famiglia e un esistenza.

Nel mentre succede tutto questo, fior fiore di scienziati (non solo americani inglesi e israeliani) studiano le tecnologie più incredibili sui firewall, sulle password, sugli algoritmi di cifratura, sulle autenticazioni protette e su mille altri contesti, impegnati dunque a difenderci nell’eterna guerra fra il bene e il male che, per noi evoluti, oggi si è spostata sul digitale.

Nel mentre questi benemeriti scienziati studiano e combattono, i nostri figli armati di potentissimi smartphone condividono le password (ovviamente di servizi banali e a basso rischio) con tutta la tribù. Un esempio? Ragazzino A acquista per 0,99 centesimi l’app sullo store, poi tramite qualsiasi servizio di comunicazione (ah, quanto è bella la chat multipla di Whatsapp) comunica al ragazzino B le sue credenziali in modo che anche lui possa scaricarlo. Fanno questo da piccoli e forse lo faranno anche da grandi.

Ma torniamo al punto. Il digitale pervade ormai tutto dalle comunicazioni, ai trasporti, ai consumi, ecc. Il digitale genera dati in quantità e questi dati vengono trasmessi, conservati e analizzati da società, agenzie e persino da privati. Certo, sarebbe bene che a certi dati avessero accesso solo i titolari ma, il problema non è solo tecnico, è anche culturale. Se da un punto di vista tecnico la discussione che ruota attorno a cloud computing e big data è sostanzialmente centrata sul perchè tutto deve andare in mano alle multinazionali americane, dal punto di vista culturale ruota attorno al perchè ai giovani frega poco di privacy e sicurezza, mentre gli immigrati digitali sono talmente tonti da salvare le password su Dropbox o peggio ancora affidarle alla segretaria o ancor peggio annotarle su memo-tac!

Se poi a questo tema vogliamo aggiungere un po’ di sano anti-americanismo che in Europa (e specialmente in Italia) torna ogni tanto di moda, accomodiamoci pure tutti come dei beoti, perchè il tema non va affrontato, a mio modo di parere, abbeverandosi alla fonte delle ideologie, anzi, andrebbe affrontato con la razio delle idee. Anche perchè i potenti di turno che governano l’Europa ci mettono un nanosecondo ad abbassare i toni se non, addirittura, a rimangiarsi tutto di fronte a qualche furbissima offerta americana in tema di aiuti militari o commesse commerciali. Come esempio, cito i dispacci di agenzia che riportano l’incazzatura da iena del nostro premier: ‘La decisione «giustificata dagli eventi che sono accaduti», non vuole secondo Letta «creare un antagonismo ma trovare una soluzione». Il premier Enrico Letta ci tiene a precisarlo ma allo stesso tempo chiede con forza agli Usa un «chiarimento» sul Datagate.’. Fate un po’ voi, a me sembra ridicolo se rapportato al modo in cui Craxi prendeva a pedate in c. gli americani a Sigonella, ma andiamo avanti, tanto mi sto creando solo nemici con questa dissertazione.

telecamere

Ora il vero tema è un’altro, ed è il valore culturale e sociale che viene dato alla privacy. Chiunque abbia avuto la fortuna di girare per Londra o per New York, avrà potuto notare che non esiste un solo angolo di queste città dove si possa sfuggire da una telecamera. Qualcuno dirà che non è modo, che non è vita, ma quei luoghi hanno vissuto attentati terroristici che, ora, giustificano anche la rinuncia a grosse dosi di privacy per tutelare al massimo la sicurezza.

Certo, qualcuno dirà che il modo e l’atteggiamento sono maniacali e probabilmente lo sono davvero, ma non dimentichiamo che questi signori d’oltreoceano che si bullano per le loro competenze sulla sicurezza, tecnologiche e di intelligence e sappiamo bene che girano il mondo armati fino ai denti, nel mentre ci mettono un attimo a cadere nella trappola di un bimbo afgano con la bomba a mano pronto a farli saltare in aria come coriandoli (per la cronaca l’avevano scambiata per una mela). Dunque non è una questione di intelligenza, di furbizia e nemmeno di forza, è un atteggiamento culturale che noi non comprendiamo e non accetteremo mai.

Rispetto al valore assoluto della privacy bisognerebbe controbilanciare queste argomentazioni con un altro valore assoluto che è la trasparenza, altro concetto a noi europei poco affine.

Credo che mai come oggi analizzando dati, anche con il supporto delle tecnologie, ma non solo, possiamo mettere in atto quelle azioni di ‘analisi predittiva‘ che tendono a migliorare qualità della vita, aspettative e benessere collettivo. Si parla molto di Big Data e di Smart City come fossero buzzword da propagandare per bullarsi della conoscenza di nuovi paradigmi tech. In parte lo sono ma sostanzialmente significano proprio quello che ho detto, ovvero tanti, tantissimi enormi dati da analizzare (BIG DATA) per anticipare eventi e diminuire i pericoli. Vogliamo spostare il tema sul valore e non sulla critica, proviamoci! E poi vediamo come reagiscono gli americani.
I fanatici del ‘data mining’ e della ‘sentiment analysis’ arrivano a dire che si potranno prevenire anche le guerre. Io non so se questi sono slogan o se nascondono una realtà probabile, ma so che per analizzare è necessario ascoltare.

My 2 cents

p.s. quando si parla di queste cose a livello internazionale poi, noi italiani siamo sempre in prima fila vero? http://www.intgovforum.org/cms/participants-list

La mia città

La mia città non è antica, è vecchia. E’ vecchia dentro, nelle persone, nei costumi, negli atteggiamenti, nelle visioni. Soprattutto nelle visioni.

Ogni tanto un progettista ci prova a scuotere il tutto e, sul disastro del tram (un opera vecchia, inutile e costosissima) che sul ponte della Libertà dovrebbe arrivare fino a Venezia, si inventa questa progetto.

 

Ovviamente non si farà mai. Troppo moderno, troppo costoso. Meglio buttare i soldi in opere inutili.

Partito azienda

Torna di attualità proprio oggi il caso di Federica Salsi, consigliera bolognese espulsa dal Movimento 5 stelle lo scorso dicembre 2012.

Non avevo mai letto la lettera che la Salsi oggi pubblica e non mi ero mai intrigato ad approfondire l’art. 3 del NON STATUTO:

Il nome del MoVimento 5 Stelle viene abbinato a un contrassegno registrato a nome di  Beppe Grillo, unico titolare dei diritti d’uso dello stesso‘.

Diciamo che non ho ulteriori commenti in merito.

 

 

Agenda digitale

agenda_digitale_328

Molti osservatori, proprio oggi, fanno presente che il Decreto Legge 179/2012 ‘Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese‘  conosciuto anche come ‘ Decreto Crescita 2.0’ o ‘Agenda Digitale’, a un anno dalla sua entrata in vigore si dimostri l’ennesima incompiuta all’italiana.

C’è del vero, sia chiaro. Noi italiani siamo maestri di complessità e dopo aver legiferato troviamo mille modi per dilatare i tempi, rimandando a successivi decreti attuativi, linee guida, regolamenti, gruppi di studio e di coordinamento o cabine di regia.

Però va anche detto che ciò che a stento la legge cerca di normare, tutti i giorni si incammina autonomamente verso quella innovazione che è difficile fermare perchè fa parte della logica delle cose. E’ l’innovazione tecnologica o di prodotto che, sempre più spesso, incide fortemente nei cambiamenti e negli stili di vita.

E’ vero, siamo un paese poco connesso, poco alfabetizzato e anche un po’ pigro, ma stiamo cambiando perchè i nostri figli son già cambiati.

La politica delle decisioni è ancora lenta e poco smart ma le persone che dovrebbero accelerare il processo mi sembrano di grande spessore. Ho avuto il piacere di conoscere Agostino Ragosa direttore Agid e di incontrarlo in diverse occasioni e mi sembra molto competente, serio e tenace. Non ho mai conosciuto Francesco Caio (Commissario del Governo per l’attuazione dell’Agenda digitale, ) ma ne ho sentito tessere le lodi da molti amici insospettabili (segue video che ho ascoltato con grande interesse).

Possiamo affermare che le redini sono state affidate a persone competenti e dunque non è un problema di persone ma di tempi.

I tempi, però, si evincono, anche in considerazione di due fattori, fondamentalmenti:

– groviglio burocratico

– scarsità di risorse

Sul primo punto è difficile intervenire perchè i bizantinismi tipici di una legislazione tutta tesa alla prosopopea e poco attenta all’azione atuattiva sono ormai  incancreniti. Le liturgie che seguono i decreti legislativi, per elabarorare linee guida, decreti attuativi e altre spinte che dovrebbero essere propulsive, poi, non ve li descrivo nemmeno.

Sul secondo invece c’è poco da aggiungere a quello che è sotto gli occhi di tutti, ovvero scarsità di risorse nazionali e incapacità di sfruttare appieno quelle europee. Su questa tematica, inoltre, c’è attualmente una partita aperta sulla priorità di destinazione delle risorse europee fra PON e POR, ovvero fra piani operativi nazionali e regionali (una bella lezioncina sui Fondi Strutturali è stata elaborata dal Formez)

Tornando alla spinta propulsiva e all’ottimismo, sono reduce da due manifestazioni fra le più importanti a livello nazionale (Premio eGov e Smart City Exibition) dove ho visto entusiasmo, passione ed energia. E tutto ciò per merito dei territori che stanno portando avanti agende digitali basate su progetti dal fortissimo impatto innovativo, molti di questi si configurano come veri e propri switch-off che lo Stato Centrale non potrà mai coordinare o pre-ordinare.

Sono soprattutto progetti che cambiano la testa e l’approccio e usano quallo che già c’è, ovvero la tecnologia disponibile per vivere meglio.

Dunque non sono pessimista, anzi sono molto ottimista. Nei prossimi mesi descriverò meglio alcuni progetti che mi stanno intrigando, compresi alcuni che mi vedono direttamente impegnato perchè, come molti amici hanno avuto modo di osservare, mi sto concentrando molto di più sul fare e soprattutto mi sto relazionando con chi davvero si tira su le maniche tutti i giorni.

Io taggo te che tagghi me che taggo te e noi ci tagghiamo!

Ieri ho telefonato ad alcuni amici pregandoli di portare un saluto diretto a Marco. Loro ora sono li al funerale, io al lavoro. Avrei voluto esserci ma avevo programmato da tempo un seminario e non potevo rinviare.

Ora sto seguendo la TL su Twitter e sembra di stare li con loro, perchè Marco è riuscito a rivoluzionare anche il concetto di funerale.

Certo il 99% della popolazione non capirà, non vorrà capire, ma le cose cambiano e come sempre avrà ragione lui.

La twitterwall in chiesa è davvero un’idea geniale! Essì, ora dobbiamo riconoscere al Funkyprofessor l’invenzione del primo funerale ‘social’.

Immagine

Avrete letto tutto di lui in questi giorni e le tante testimonianze dai famigliari agli amici più intimi.

Molte persone che frequento mi chiedono chi fosse, cosa avesse fatto e perchè tanta attenzione in rete e sui giornali attorno a questo #funkyprofessor che è mancato improvvisamente.

Ognuno ha la sua interpretazione e il suo vissuto e di lui porta i pochi o tanti ricordi che ha. Io posso dire che, al di là delle sue doti di evangelista del digitale, aveva principalmente l’innata dote di farti stare bene con la sua gentilezza e al suo sorriso.

Ora sta nel cloud e sorride a tutti i nostri tweet cercando il modo di risponderci. E magari lo troverà pure.

Ciao Marco, ti saluto con uno dei tanti video che hai girato nella nostra Venezia. I primi 2 minuti, quelli che precedono l’intervista a Michele, sono l’essenza del tuo entusiasmo e della tua spontaneità.

Libero mercato

Screenshot 2013-10-11 19.18.12

Fatemi capire un po’. Alitalia, che ha più di un miliardo di euro di debiti, viene salvata da un’azienda al  100% pubblica come Poste Italiane. Non è un’aiuto di stato? L’Europa non ci dovrebbe sanzionare con una mega multa? (ulteriore danno per i cittadini).

Ma poi, la compagnia aerea di proprietà delle Poste che si accollerebbe i 75 milioni di aumento capitale è quella stessa Mistral Air fondata da Bud Spencer che attualmente è in rosso per diversi milioni di euro e che le Poste Italiane l’anno scorso volevano vendere?

E i favolosi imprenditori di CAI che l’hanno comprata dallo Stato con i nostri soldi, hanno mai presentato un piano industriale di rilancio?

Però alcuni elementi di certezza li ho intravisti:

Per pura casualità un manager di Intesa San Paolo (azionista CAI) è quel Passera che è stato Ministro dello Sviluppo e prima ancora AD di Poste.

Il Ministro Lupi ha chiaro perfettamente cosa NON sia un aiuto di Stato.

Air France ha dato l’ok e si sta sfregando le mani

Ai sindacati tutto ciò va più che bene.

A noi, per l’ennesima volta, ce lo stanno …..

Nella tana del leone

Negli anni scorsi argomentavo molto di Open Data su questo blog poi, avendo maturato l’opinione che questo paradigma non produceva gli effetti sperati sull’economia, mi son concentrato sui progetti.

Uno di questi prevede che gli attori principali dell’Open Data siano gli sviluppatori e soprattutto le aziende del settore ICT che, si auspica, possano trarre vantaggi che vadano oltre la benemerita trasparenza. Insomma i leoni del software!

Di questo parleremo a Padova il 25 Ottobre prossimo, ma non per parlarci addosso, piuttosto per condividere un percorso con Confindustria che porti le aziende ICT a sfruttare questa miniera di dati e farli fruttare. Andiamo nella loro tana per convincerli ad accompagnarci nell’avventura di un Hackathon da sviluppare la prossima primavera in contemporanea in 7 paese europei!

Ci vediamo la!

Quel silenzio in fondo al mare

Non so se nel linguaggio delle curve quel mancato rispetto nei confronti del minuto di silenzio in commemorazione dei fatti tragici di Lampedusa, vada inteso come una presa di posizione politica.

C’è chi asserisce che cantare l’inno di Mameli in quell’occasione, debba essere inteso come una precisa contestazione contro lo ius soli o, ancora, una dichiarata difesa della legge Bossi/Fini.

Io non ho tutte queste certezze, non conosco il linguaggio delle tifoserie e per fortuna non le frequento.

Spesso ho visto migranti arrivare a Lampedusa con le magliette dei loro campioni di Inter, Milan e Juve. Lo fanno anche loro, come tutti quelli che amano il calcio e lo spettacolo. Il calcio è gioia, passione, momento di aggregazione anche in Africa o in Medio Oriente, anche nei paesi in guerra.

Forse i nostri tifosi non capiranno mai che il silenzio significa, oltre al rispetto e alla riflessione (sentimenti difficili da trovare negli spalti), anche la consapevolezza che laggiù a 47 metri di profondità son morti dei loro simili che indossavano la loro stessa fede calcistica. E con loro è morta una speranza di vita soffocata da una legge insulsa e dall’indifferenza di chi canta gli inni nazionali senza capire che le nazioni sono solamente un’invenzione per marcare il perimetro dell’egoismo umano.

Come sempre abbiamo perso un’occasione per mostrarci migliori.