Indicatori, indicatori, indicatori, indicatori!

Devo dir la verità, sono un po’ stanco di sentire intuizioni, favolette, nomine di saggi, stesura di Linee Guida ecc. Tutta trippa per convegni e per chiacchierare sui social.

Alcuni indicatori già ci sono e come dice la parola stessa: INDICANO, dove intervenire. Sul come ho una mia modesta idea…….smettendola di chiacchierare!

Non proprio Zombie

best apps

Torno a scrivere 4 banalissimi appunti sulle mie predisposizioni tech e al riguardo volevo condividere le app che, più o meno  quotidianamente, utilizzo per il mio iphone o il mio ipad. Lo so, lo so esistono altri sistemi operativi mobili ma son #addicted della mela e non lo nascondo.

Questo elenco non prende in considerazione le app offerte da Apple in boundle con IOS, quindi mi limito a consigliare solo quelle di terze parti tralasciando i colossi come Skype, Whatsapp, Dropbox, Waze e tante altre che estendono su mobile servizi ormai affermatissimi.

1) Flipboard: Sono un lettore, fanatico e costante di notizie. Mi diverto anche a curare contenuti e pubblicarli sui magazine della più bella, funzionale e soprattutto utile app per la Content Curation;

2) Feedly: Bisogna ringraziare Google che abbandonando il settore dei reader ha permesso ad applicazioni come questa di offrirci un’esperienza unica per la lettura e condivisione di feed;

3) Authenticator: Che dire, c’è ancora qualcuno che non usa l’autenticazione in due passaggi? Grazie Google e grazie a tutti i provider che hanno aderito;

4) RD Client: Ebbene si ho un computer Microsoft in ufficio e prenderlo in mano via VPN come fosse un app del proprio dispositivo è davvero amazing;

5) Stocard: Dimenticate le fidelity and loyalty card plasticate che intasano il portafoglio e incazzatevi quando non ve le accettano, perchè the show must go on e l’applicazione funziona con tutti gli scanner dei supermercati e affini;

6) Documents by Readdle: Un vero ufficio in tasca, si collega via API a tutti i maggiori cloud storage provider e permette poi di editare i propri files con l’applicazione di editing preferita;

7) Haiku Deck: Usate ancora Keynote o peggio Powerpoint per le vostre slides? p.s. sono anche betatester di Ginger :)

8) Picturelife: La miglior esperienza per gestire e condivide le foto scattate e quelle sul cloud;

9) QuickIo: quanto la adoro. Il mio iMac diventa uno streaming server con due click e mi diverto a vedere e godere ogni forma di intrattenimento che, volendo posso sparare con Airplay sulla TV;

10) Prezzibenzina: In tempo di crisi, fa il suo sporco lavoro e se tutti contribuissimo, lo farebbe ancora meglio, anche se il coltello dalla parte del manico ce l’hanno lo Stato e i petrolieri;

Consigli? Alternative più performanti? Ho tralasciato qualcosa di indispensabile?
Si lo so, ce ne sono molte ma come si dice in gergo, sono Zombie che camminano.

UPDATE: Proprio ieri è uscito http://hopto.com/ …. in attesa di Office per iPad

Editore #viaggiautore

Tempo fa mi misi in testa di produrre da solo un piccolo eBook riferito a uno dei miei viaggi più belli: http://therouteus66.wordpress.com/

Sul blog dedicato ne esisteva già una versione ‘magazine’ sviluppata con Flipboard, ma quella che presento oggi, grazie soprattutto alle potenzialità offerte da iBooks author, permette di raccogliere anche alcuni elementi multimediali più ricchi (rich media).
Ho l’illusione dunque di aver aggiunto più valore al mio modello esperenziale di #viaggiautore (come direbbe l’amica Roberta). Il risultato è questa operella disponibile da oggi sullo store di Apple

Giudicate voi se valeva la pena spendersi per raccontare un’esperienza di viaggio che magari intriga solo il sottoscritto :)

Netiquette

Non sto a dilungarmi sulla motivazione ma vi rivelo che nelle ultime settimane sto vendendo un sacco di cose approfittando dei servizi ‘compro/vendo’ sul web tipo Subito.it, eBay Annunci, Depop, ecc.

Per ogni bene che ho messo in vendita ricevo diverse email di interessamento, chiarimenti, ecc. Io rispondo sempre con educazione, cortesia e disponibilità e a chi me lo chiede fornisco anche il numero di telefono per un contatto più diretto. Poi, il 99% delle volte la conversazione si spegne dopo la mia risposta. Nemmeno un grazie, un ciao, nulla di nulla. Evaporati tutti, dileguati, scomparsi.

Alla fine, per la legge dei grandi numeri, gli affari si fanno comunque, ma quanta maleducazione in quei luoghi.

Del senso di reciprocità e dei lurker

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Non mi intrigherei di social network e dintorni se non fossi convinto della loro efficacia in diversi ambiti. Dal sociale al business, passando per il politico, l’educazionale, ecc.

Rispetto a prescindere ogni approccio a questo contesto e credo che ognuno sia libero di usare gli strumenti a disposizione come vuole.

Detto questo i miei principi sono semplici e non pretendo siano adottati o emulati , ma ci tengo a farli conoscere:

A) Twitter. Non è un social che pretende la reciprocità. Dunque se mi interessa il tuo flusso, mi aggancio. Se a te interessa il mio, fai pure. Saremo reciproci? Chissà? Forse, dipende! Sappiate che non leggo quasi mai la lista dei follower.

B) Facebook. E’ un social che uso con costanza per diversi aspetti intriganti ma, quasi tutti estranei al flusso informativo. Essendo basato sulla reciprocità aggiungo SOLO chi conosco nella real life (parentele e/o rapporti professionali) e quando mi arrivano richieste da sconosciuti o da soggetti dimenticati, mando sempre questa mail diretta: ‘Se non vi aggiungo subito sul mio profilo personale, quando mi mandate la richiesta, può essere sicuramente che non mi ricordi chi siete. Ok sto invecchiando, ed è colpa mia. Ma fate uno sforzo, accompagnate la richiesta con due righe di informazioni‘. ) Il più delle volte non c’è nessun seguito.

Uso i gruppi e le pagine perchè mi servono come strumenti di lavoro (Università e Istituzione, nonchè veicolo di marketing per i miei libri). Ho una fan page personale che rappresenta l’aggregazione del mio flusso informativo e diverse risorse chiuse (come ad esempio i corsi con i miei studenti all’Università). Sul profilo cazzeggio molto. Pubblico foto a manetta, status update di luoghi, momenti e crossposting con Twitter. Lo faccio perchè le persone con le quali quali condivido la reciprocità sanno perfettamente che non ho problemi di privacy e il mio ego sociale è un di cui della mia stessa vita. Dunque se lurkate quel profilo e vi infastidisce la foto del mio piatto di pasta e fagioli, lasciate stare, non è roba per voi. Inutile che vi spieghi e mi giustifichi con i miei studi sulla gamification, sui big data e altre amenità sul ‘social netwok environment’, se poi vi irretisce ogni dato sociale che alimenta la in modo compulsivo la mia time line.

C) Linkedin. E’ professionale più o meno come gli altri in quanto ormai emula gran parte delle dinamiche di su menzionati. Detto questo sono particolarmente irretito dall’incapacità di stabilire una relazione professionale reciproca basata su una presentazione priva di efficacia.

Su questo argomento ho dissertato a lungo nel nuovo libro di imminente pubblicazione e davvero non me ne capacito.

Altri network? Si certo, ovviamente quasi tutti per professione, per curiosità per mantenere e saldare relazioni. Detto questo avete capito che non c’è trippa per i lurker. Vi piace la mia modalità di approccio? Dipende, lo so, ma è basata sul dono, sulla stima e sul rispetto.

Dono significa che ognuno può dare qualcosa agli altri anche in termini ‘social’. Non mi doni nulla? #defollow

Stima significa che non ti incazzi per ogni foto, ogni battuta, ogni status update che non condividi, perchè se conosci la persona che c’è dietro la stimi per la sua complessità, non certo per le sue sfumature. Non ti ho convinto? #defollow

Rispetto significa che le mie opinioni non devono collimare obbligatoriamente con le tue, altrimenti sarebbe piaggeria e omologazione. Non sei d’accordo? #……..

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Perimetri

Ognuno vive i propri perimetri come crede. Per alcuni il proprio perimetro è il mondo intero, per altri è ‘la gente’, per il sottoscritto è rappresentato dalle relazioni, dagli ambienti e dai contesti frequentati.

Nelle ultime settimane ho partecipato a diversi seminari, conferenze, incontri, lezioni e spesso ho trattato i due grandi valori dell’Open Data: Trasparenza e Business.

Bene, ho fatto il solito giochetto dell’alzata di mano, chiedendo quanti fossero a conoscenza che sui siti delle istituzioni pubbliche è possibile consultare un po’ tutto ciò che il Decreto Legislativo n. 33 del 14 marzo 2013 prevede.

Ora, al netto del fatto evidente che pochissime Amministrazioni offrono i dati grezzi, alla maggior parte dei convenuti nel mio perimetro, di tutta questa trasparenza frega una beata cippa. Anzi, nemmeno sanno cos’è l’AMMINISTRAZIONE TRASPARENTE e se gli e la spieghi, alla fine ti dicono: ‘che mi cambia?

Gli unici che alzano la mano sono pochissimi dipendenti pubblici i quali ammettono di aver curiosato almeno una volta in quella sezione del sito.

Certo è un quadro desolante. La trasparenza è un valore assoluto, non negoziabile, nemmeno con la sicurezza e nemmeno con il profitto. Oppure no?