Classifica 2013

Let’s the cazzeggio begin!

1) Miglior medicina naturale: L’Aloe vera, perchè mi ha fatto abbassare il colesterolo;

2) Miglior tramonto: Agosto in California mentre mangiavo un hamburger e bevevo Sam Adams sul Pier di Newport Beach;

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3) Miglior dormita: L’unica che ho passato senza alzarmi per la minzione notturna. E’ successo solo una volta in Aprile;

4) Miglior trasmissione televisiva: Masterchef. Semplicemente perchè #vuoichemuoro è ‘hashtag of the year’ e Bastianich un vero mito!

5) Miglior smartphone del 2013: il mio!;

6) Personaggio dell’anno 2013:  Thamsanqa Jantjie, ovvero il falso interprete ai funerali di Mandela;

7) Miglior account twitter da seguire: Flavia Vento. O meglio @Flaviaventosole

8) Miglior ‘termine alla cazzo’ del 2013: GOVERNANCE, perchè viene usato in tutte le riunioni e nessuno sa esattamente che ci azzecca;

9) Miglior spritz: Quello con il Select;

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10) Miglior innovazione del 2013: Senza dubbio le nuove schede della posta in arrivo di Gmail.

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Poi dicono ‘Perchè vai sempre all’estero!’

Avendo un po’ di punti Trenitalia, volevo usarli per passare tre giorni in una città italiana dal 2 al 5 Gennaio prossimi.

Chiamo il call center di Trenitalia per verificare la disponibilità, nel mentre sono in contatto con un B&B di Firenze, saltando Booking.com per non incorrere nella tanto odiata mazzetta agli stranieri. Son bravo vero?

Compagnia di treni italiana, B&B italiano. Fantastico vero?

Dunque, Trenitalia mi spiega con gentilezza che il 5 e il 6 Gennaio non sono disponibili biglietti premio per specifica policy aziendale.

Mentre chiedo al B&B di farmi un po’ di sconto, visto che pago direttamente a loro evitandogli il ‘pizzo’ a Booking.com. Ovviamente mi dicono di no.

Dunque il 2 parto e vado all’estero

Ciao

Web reputation

Più volte ho scritto su questo blog di reputazione e dintorni e, come spiego sempre ai miei studenti che si accingono a diventare social media manager o ad accompagnare le aziende sul social web, non c’è nulla di più travolgente della reputazione sui social network. In termini positivi e negativi.

Vi racconto quest’ultimo episodio:

Ad Agosto ho noleggiato un’auto a Los Angeles e mi son visto addebitare un centinaio di dollari di assicurazione aggiuntiva che non avevo richiesto. La colpa va divisa a metà fra la furbizia dell’addetto al desk di Avis e la mia stanchezza dopo 13 ore di volo.

Non vi racconto tutta la faccenda ma vi dico solo che le mie rimostranze sui canali ufficiali di AVIS (call center, web form, ecc.) hanno dato esiti negativi e lungaggini assurde.

Ieri scrivevo questo tweet:

Al quale è seguta una puntuale risposta da parte del social media team di AVIS:

Stamane, come da loro consiglio, li contatto via email e spiego la situazione in modo sintetico.

Ecco un’estratto della mail di risposta che mi hanno mandato:

We are actively working to improve our service levels, and your feedback
has proved to be valuable. At Avis, we really do try harder to deliver a
safe, dependable, hassle-free rental, so we are grateful that you
brought this important matter to our attention. Please allow us to
provide you with a more pleasant experience in the near future.

To demonstrate our appreciation of your business, we have adjusted your
charges to account for this wait. A credit of $25.00 adjustment has been
applied to your Visa credit card account, and it should appear on your
statement in 30 to 60 days.’

Ovviamente, di questo e tutto quello che c’è dietro a dinamiche, linguaggi e opportunità ho argomentato a lungo sul libro appena uscito. Fatene tesoro!

businessnetworking

Smartcity

Hai voglia a dire che il paese ce la farà, che non è tutto perduto.

Poi ti ritrovi a far due passi in centro (Mestre, Nord Est) e cerchi di non guardare quella cosa orribile che ti ha sempre disgustato e che fa bella vista in una delle strade più centrali e che si sono rifatte il look per Natale con le luminarie e tutti gli addobbi.

Però giri la testa, guardi sconsolato, leggi ancora una volta la data sul cartello (Tacita istanza di demolizione – 5 Ottobre 1989) e sconsolato pensi: ‘siamo proprio un paese fottuto!‘.

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Nel caso desideraste vederla on-line, per farvi del male come me, basta digitare Via Mestrina, 49-65, Mestre VE, su Google Street View!

I no che aiutano a crescere

Non sono arrabbiato e nemmeno stupito. La web tax ( e gli altri provvedimenti anti-modernismo di questi giorni) stanno nella normalità delle cose in questo paese.

Da anni sono abituato (lavoro nel pubblico) a vedere gente che vive aggrappata al freno a mano.

Professionalmente mi occupo di finanziamenti ai privati e quando parlo con quest’ultimi (si badi bene, son aziende ICT) mi sento dire: ‘troppo veloce’, ‘troppo presto’, ‘non è da Italia’, ‘siamo abituati ad altro’.

Da anni sopporto una concezione di politica come salvaguardia di interessi specifici e/o personali.

Dunque non mi stupisco più, non grido allo scandalo. Sono cosciente, maturo, e disincantato.

A tutti quegli amici convinti che questo paese potrà abbracciare la internet economy e che si ostinano a battersi contro le lobby fordiste e decadenti, dico solo di valutare bene se ne vale ancora la pena.

Questo è un paese per vecchi, un paese di vecchi. Dove la vecchiaia non è anagrafica, ma è culturale. Dove il vecchiume sta nel metodo di concertazione e di gestione. Dove appena alzi la testa proponendo un cambiamento sei visto come elemento di disturbo.

Questa è semplicemente la nostra Italia, che vi aspettavate?

Son intelligenti gli articoli che leggo in queste ore, il migliore quello di Luca che cito: ‘Le microleggi che favoriscono alcuni a danno di molti fanno inquinamento‘. Ottimo anche quello di Guido che con Luca fa parte della task force che dovrebbe traghettare questo paese verso il digitale.

Che dire, si battono, si arrabbiano, continuano a lavorare con tenacia, tanto di cappello, ma nella penombra delle stanze grigie di vecchi partiti ormai ammuffiti e asserviti alle lobby, si decide tutt’altro.

Forse è il concetto stesso di democrazia che va rivisto, o meglio, l’applicazione della democrazia in salsa oligarchica che non riesce più a esprimere vantaggi collettivi.

Va ripensato prima il modello di Stato che ci hanno consegnato i padri costituenti. Forse l’equilibrio dei poteri aveva la sua logica alla fine dell’ultimo conflitto. Oggi un organo decisionale dovrebbe avere maggior poteri e potersi assumersi maggiori rischi.

Forse siamo pronti per una revisione in salsa presidenzialista e a pensarci bene, un po’ ci stiamo già abituando.

Ora io non sono un politologo e sicuramente sto scrivendo delle baggianate ma mi è piaciuto molto come Obama si è giocato le sue carte contro il congresso, rischiando anche di mettere l’America con il culo per terra per difendere i principi ispiratori del mandato che sta gestendo.

Ecco mi piacerebbe una svolta di questo tipo. Un decisionista che sappia dire no alle lobby, o che almeno inizi ad aprire una stagione nuova con meno concertazione e più rifiuti. Insomma, i famosi ‘no che aiutano a crescere

Opera quarta

Il quarto papello del bloggante, scritto a 4 mani con l’amico Simone Favaro è ora disponibile per l’acquisto.

Potete pensarlo come un bel regalo di Natale :)


Oltre all’editore che un’altra volta ha creduto in me/noi, un particolare ringraziamento a Mauro Lupi, prefattore e agli amici Barbara Bonaventura, Mafe De Baggis, Vincenzo Cosenza, Gianluca Diegoli, Marco Massarotto, Alberto D’Ottavi, Robin Good e Giorgio Soffiato che hanno contribuito alla parte interattiva del libro contenuta nel capitolo: ‘I protagonisti’

Unified Communication

C’è stato un lungo periodo della mia professione nel quale mi dedicavo alle tecnologie IT e verso la fine di questo mandato, circa 5/6 anni fa, la progettualità alla quale più tenevo era riferita alla Unified Communication.

Diventavo matto a trovare prodotti, servizi, tecnologie, modelli per far convergere mail, telefono, sms, voice, ecc. in un unico sistema gestibile.

Stamane c’è stato un momento nel quale stavo leggendo la MAIL sul mio Ipad e improvvisamente mi arriva un messaggio dallo smartphone di mia figlia via IMESSAGE, mentre mia moglie mi chiama sull’iphone e io apro una chiamata su SKYPE con l’altra figlia. Nel mentre faccio tutto ciò, attivo anche una chat su WHATSAPP con il figlio più piccolo.

Ma tutto ciò non sta dentro a nessun modello, perchè molto spesso i miei figli comunicano con me via mail interna di Facebook o addirittura via Twitter DM.

Questa, ad esempio, è la cartella del mio iphone con alcune app riferibili al solo VOIP. Sta a loro scegliere quale usare e quando usarla. Non ci sono modelli.

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Morale della favola, bastava far passare un po’ di anni e lasciarsi abbracciare dalla CONSUMERIZATION dell’IT. O no?