Senza computer – Capitolo sul personal assistant

Oggi ho aggiunto un’altro capitolo al papello Senza Computer.

Potete già scaricare la versione provvisoria in PDF, come ogni domenica.

Ho completamente rivisto il capitolo sulle suite di Office Automation vista l’uscita in settimana delle App di Microsoft.

Ho aggiunto il capitolo sul riconoscimento vocale dei testi e sul riconoscimento mediante scansione.
Credo, con oggi, di aver raggiunto il 25% del lavoro finale

Enjoy

 

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Modelli di business

Alcuni giorni fa, dopo anni di attesa, Satya Nadella nuovo CEO di Microsoft ha annunciato in pompa magna la disponibilità della suite Office di Redmond anche per iPad.

Dopo aver installato tutte e tre le app (Word, Excel e Powerpoint) ho ravanato un po’ i miei file depositati su One Drive (ottimo servizio gratuito di cloud storage offerto da Microsoft) e poi ho sentenziato in modo laconico e arrogante su Twitter:

 

 

Intrigandomi parecchio di queste cose, anche in funzione dell’eBook che sto completando, non contento ho pensato bene di andarmi a guardare le prime recensioni degli utenti sull’App Store:

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Dunque non son l’unico cretino che non riesce a capire questo modello di business. Ovvero, l’ho capito benissimo. Il rilascio è in funzione degli abbonamenti aziendali di Office 365 (solo le aziende possono permettersi certe cifre), perchè un cristiano che vuol usare Word sull’iPad a titolo personale, col cavolo che sborsa 100 euro all’anno di abbonamento.

p.s. di quei 100 Euro, il 30% va a Apple che gongola e può offrire la sua suite iWork gratuitamente.

Bye Bye

Genitore ai tempi del colera

Non c’è che dire. Siamo tutti d’accordo con Stefano, ci mancherebbe. Primo perchè la scuola è vecchia da qualsiasi parte la si guardi, secondo perchè noi, quelli d’accordo, siamo tutti convinti dei benefici che il digitale porta in dote.

Dunque, non posso buttare a mare anni e anni passati a predicare sulla forza dirompente della disintermediazione. Non posso buttare a mare il modello deschooling, vero Gianni? Non posso dire di non aver begato in pubblico sugli stessi argomenti di Stefano con i massimi dirigenti del MIUR, vero Roberto? Perbacco sto lavorando al Piano Nazionale per la formazione e la cultura digitale e mi sto impegnando non poco.

Dunque caro Stefano, d’accordo su tutta la linea. Che digitale sia e che il digitale rivolti questa scuola come un calzino. Non importa partendo da cosa, ma va bene anche dalla consumerization. Portiamo dentro i tablet, ma anche le PSP o le WII perchè ‘content is king’ e su questo mi farei bruciare come un novello Savonarola.

Detto questo, sul push e pull e sulla condivisione mi sto massacrando le meningi e ti spiego perchè.

Era ovvio che il più nativo dei miei tre figli (quello che oggi ha 14 anni) fosse il più adatto a rappresentare perfettamente quello che tu scrivi. Ed è così. Lui è già armato di tutti gli strumenti digitali possibili (alcuni suoi, alcuni in uso grazie alla concessione dei genitori). E non ti dico la destrezza, da piccolo nerd.

Dovrei quindi (e lo sono) essere orgoglioso, fiero e soddisfatto. Ma l’ansia che mi fa star male è una contraddizione, una paura, un qualcosa che ancora non riesco a definire e capire. E’ il fatto che io non sono lui, per quanto sia mio figlio e in lui proietto molte speranze e, come tutti i padri, ambizioni. Lui è lui e ragiona con la sua testa anche quando nella sua testa gira il digitale con i suoi strumenti, i suoi modelli e le sue pulsioni. Le sue appunto.

Scenetta finale:

Un pomeriggio come tanti durante il quale il nativo sta studiando in modalità only-digital. Personal computer puntato sull’elaborato in progress, e browser pronto per le ricerche (fin qui tutto bene). Tablet in multichat con hanghout e mezza classe collegata (si vedeva anche una nonna che massaggiava le spalle a un altro piccolo tamarro digitale). Smartphone che gracchiava come una rana, ogni tre secondi, giuro. Era whatsapp e il rumore era quello della multichat collettiva di classe. Tutti, ma proprio tutti appartengono a questo mega gruppo dove si scambiano ogni cosa, durante, dopo e prima di ogni lezione e di ogni compito per casa.

Dovrei essere l’uomo più felice del mondo, eppure lui, e non solo, oggi hanno dei problemi molto seri dei quali stiamo discutendo non solo con i docenti ma anche con degli psicologi e pedagoghi.

A) Mentre studiano fanno contemporaneamente 1000 altre cose. Lo strumento li induce a controllare i social network in primis e a interrompere spesso (la mitica pausa) con giochi e giochini digitali o con l’ascolto della musica. Spesso studiano con le cuffie e spotify acceso.

B) Non sanno più narrare. Raccontano quello che imparano in modo sequenziale ma non lo sanno scomporre e ricomporre isolato dalla sequenza temporale indicata dal libro di testo. E dunque non progrediscono. Rimangono ancorati al task e al suo superamento. I docenti ci raccontano che alle interrogazioni usano termini dello slang e spesso anche acronimi. Insomma la creatività non è più di casa.

C) Beata gamification ma l’interrogazione non è un gioco a livelli. A guardare ‘classeviva’ (uno dei tool più utilizzati dagli istituti superiori per mettere gli score on line) sembra di giocare con i badge di foursquare ma la media dei quadrimestri, il combinato di più materie affini, la multidisciplinarietà e anche la specializzazione vanno a farsi benedire.

D) Capitolo eBook. Leggono solo quelli didattici e schifano tutti gli altri.

Potrei andare avanti all’infinito, perchè sto imparando a fare il genitore ai tempi del colera digitale. E, se non fossi pervaso, convinto, tenace e combattivo sulla bontà del digitale, non ti avrei risposto.

p.s. sul WiFi negli istituti mi sto dando da fare, anche se è dura :)

Metodo Valletta

Mi madre è del 1926, quindi ha 88 anni e, vista la sua veneranda età, ci sente poco. Ma ci vede benissimo, e legge il giornale.

Sul caso Moretti mi ha fatto notare che il Direttore generale della FIAT Valletta aveva fissato un metodo, ovvero il suo stipendio non poteva superare di 10 volte il minimo di quello di un operaio dell’azienda che dirigeva e di cui divenne anche presidente. Robe di quegli anni, di prima della IIa guerra mondiale o giù di li, che solo lei sapeva e io la mia beata ignoranza nemmeno poteva immaginare.

Moretti, ma a questo punto anche Marchionne e in fila gli altri,  a quale metodo si rifanno?

Spannometricamente, e calcolando che in Trenitalia o in qualche azienda del gruppo ci sarà pure chi guadagna solo 1000 Euro al mese, se non di meno, il rapporto Valletta è andato a farsi benedire, perchè gli 850.000 all’anno di Moretti significano 71.000 euro al mese, più o meno 2.300 euro al giorno, o 300 euro all’ora.

Mi chiedo poi quale sia il rapporto, secondo il metodo Valletta, fra Massimo Sarmi (Direttore delle Poste) che all’anno guadagna 1.563.719,83 euro, e i suoi dipendenti.

L’uccellino

Non fu amore a prima vista, perchè non capivo se era più utile a spammare o, piuttosto, a chattare.

Ci vollero un paio di mesi e un po’ di blogger/follower per capirne il meccanismo. Poi arrivai persino a scriverne un libro.

Anch’io, curioso e narciso, sono andato a ritroso per ravanare nel tempo fino al mio primo tweet del 2007: insulso e insignificante, nonchè condito da una forte componente spammatoria per pubblicizzare un progetto collettivo.

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Oggi, come sono solito sostenere e confutare con i miei studenti, Twitter è a buon titolo il quarto componente della famiglia MAINSTREAM. Provate a convincermi del contrario.

Il peggior servizio clienti al mondo

Il peggior servizio clienti al mondo nella mia personale e ristretta classifica, va assegnato a Sky Italia.

So che vi aspettate una delle solite mie circostanziate analisi sul customer care con canali social e team all’avanguardia :) Ma non è così. Anche se devo dire che la casa madre inglese, il suo bel canale social ce l’ha, ed è presidiato: https://twitter.com/SkyHelpTeam

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Ma riferiamoci a Sky Italia, quelli de ‘noantri’ di cui sono cliente da 10 anni.

Bene, la loro landing page per l’assistenza è questa: http://www.sky.it/area-clienti/contatta-sky.html

– Opzione 1 – risponditore automatico: Ridicoli!

– Opzione 2 – a pagamento: Ladri!

– Opzione 3 – SMS: Rispondono sempre con lo stesso messaggio che ti rimanda all’opzione 1 o 2

– Opzione 4 – Email: SMS: Rispondono sempre con lo stesso messaggio che ti rimanda all’opzione 1 o 2

Ecco l’esempio:

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Dal 24 Gennaio, giorno in cui ho perfezionato il contatto Home Pack (Sky+Fastweb) per mia suocera, sono praticamente spariti da ogni comunicazione.

Le hanno mandato l’antennista che ha installato la parabola e poi son spariti. Ad oggi abbiamo parabola e 5 mail automatiche di conferme varie di attivazione (codice cliente, coordinate bancarie, sconti vari applicati, ecc.).
Non abbiamo visto decoder, ne modem. Nessuna comunicazione e l’antennista brancola nel buio!

Per ovviare a ciò abbiamo anche effettuato innumerevoli telefonate a pagamento con personale albanese (non lo dico per razzismo, assolutamente, lo dico per significare la tragedia della delocalizzazione a tutti i costi) ma, purtroppo, non si riesce a capire cosa stiano facendo! Di fatto continua a non succedere nulla. Quindi ci terremo la padella in terrazza come souvenir.

Peccato che non posso massacrarli sui social perchè da furbacchioni non li presidiano!

#sky #skytv #skyitalia #fastweb #homepack

 

 

Leadership

L’altro giorno, l’amico Davide, poneva un quesito su Twitter:

Abbiamo cominciato un piccolo thread ma poi, ieri sera, ci ho ripensato su e mi son arrovellato in pensieri, definizioni, sintesi, mutuate da ciò che vedo e percepisco nel mio perimetro.

Per me essere leader significa non farsi influenzare e farsi rispettare. Essere leader non va confuso con un ruolo specifico. Il ruolo di leader te lo assegnano le persone con cui ti relazioni e non è inseribile in un tassello dell’organizzazione.

Può essere leader chiunque, a qualsiasi livello della scala sociale e organizzativa. Ma deve avere competenze, etica e soprattutto capacità di conduzione di progetti complessi e di problem solving. Non ha bisogno di esigere rispetto, perchè questo lo conquista con l’esempio e le buone relazioni.

Il manager è un’altra cosa. Spesso è nominato, molte volte non è competente. Ancora più spesso esercita il ruolo con boria e poca passione. Deve rispondere del suo operato a chi lo ha nominato.

E ho detto tutto