Ti ricordi il Vietnam?

Ricordo da ragazzino la cartina del Vietnam sullo schermo televisivo. Erano gli anni 60/70 e le immagini arrivavano in bianco e nero. Termini come Hanoi, Saigon, Mekong, Viet Cong ecc. erano molto comuni e sulla bocca di tutti.

Ma dov’era il Vietnam, quanto distante da noi, perchè gli americani lo combattevano, che numeri c’erano in gioco? Quanti abitanti aveva Saigon? Quanto lungo era il Mekong? Quanto costava una ciotola di riso? E cosa bruciava il napalm?

Oggi ci son termini come: ISIS, Mosul, Tigri, sunniti, jihad, ecc. E vediamo ancora in televisione le cartine della Siria, dell’Iraq e di altri paesi a noi sconosciuti. Quanto sono distanti da noi, perchè e per cosa gli americani combattono, che numeri ci sono in gioco? Quanti abitanti ha Mosul? Quanto è lungo il Tigri?

Facendo un giro su Google Earth (non c’è l’omino di street view ma ci sono tante foto) ti accorgi che Mosul non è un villaggio nel deserto ma una città di 3 milioni di abitanti.

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E puoi vedere la diga di Mosul sul fiume Tigri. Gigantesca, modernissima. Infatti  è la più grande di tutto l’Iraq e serve a irrigare e illuminare regioni vaste più del Nord Italia.

Questa città e questa diga sono cadute nelle mani dell’ISIS e noi ci chiediamo come è possibile?

Ora che ne conosciamo le dimensioni, possiamo immaginare per analogia come un gruppo di fanatici religiosi armati si impossessasse dell’intera Milano e la sua provincia.

Ma come sarebbe possibile che questi fanatici arrivino a distruggere un monumento come il duomo di Milano con 2Ml di abitanti inerti e ammutoliti?

E come è possibile che le donne vengano vendute per 8 Euro al mercato?

Tutto passa in televisione con nomi, sigle, cartine geografiche e qualche video, come ai tempi del Vietnam. Noi ci preoccupiamo sui nostri divani, postiamo indignati qualche considerazione sui social network, ma non sappiamo nulla. Non approfondiamo nulla, come ai tempi del Vietnam.

Negli anni 60/70 non avevamo Google Earth, non c’era Wikipedia, non si poteva approfondire per capire per dimensionare, per argomentare.

La differenza, dopo quasi 50 anni, è che oggi abbiamo gli strumenti, ma non abbiamo più interesse ne tempo per approfondire.

Soprattutto per dimensionare e comprendere come sia possibile che il mondo e la vita vadano avanti lo stesso.

Perchè solo una cosa è chiara, chiarissima a tutti: ci sarà sempre un Vietnam e una cartina geografica in televisione a giustificare la produzione e la vendita di armi.

 

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Rassegnatevi al futuro

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Senza mezzi giri di parole la nuova frontiera sarà wearable e sarà molto fashion.

Il futuro lo decidono i grandi, quelli che investono, quelli che portano le innovazioni alla massa.

Nei prossimi anni assisteremo a un aumento vertiginoso di sensoristiche legate a tutti i campi della vita. Finalmente non smarriremo oggetti, potremo tracciare le filiere produttive e distributive, sapremo molte cose su noi stessi che non sapevamo e, come sempre, miglioreremo il nostro tenore di vita.

Ralph Lauren è fra i brand più conosciuti e stimati nel campo del fashion e ha una potenza innovativa ma, soprattutto produttiva, da gigante del settore.

Utilizzando le tecnologie biometriche di http://www.omsignal.com/ il colosso sta lanciando i primi capi tech che diventano veri e propri terminali di monitoraggio della nostra salute.

RALPH LAUREN Debuts Wearable Technology @ US OPEN di thesevensees
In Italia siamo pronti?

Abbandonando fuffe e ideologie post-digital, forse il settore moda, e non solo, potrebbero trarne enormi benefici e trainare il paese.

Certo che si potrebbe tornare a crescere, attaccandosi al treno che traina questa tendenza per trarne il massimo dei vantaggi. Magari portando la nostra indiscussa classe, fantasia e gusto.

Digitale no. Futuro si!

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Son conscio del fatto che pochi mi leggeranno a ferragosto ma voglio levarmi qualche sassolino dalla scarpa lo stesso.

I giorni scorsi persino Repubblica (due paginoni sull’edizione cartacea) si è intrigata di Fondi Strutturali, Obiettivi Tematici, Agenda Digitale e Accordi di Partenariato. Roba tosta, di solito per soli addetti ai lavori.

Sarà il fatto che a Repubblica (ma anche su Il fattoquotidiano) vogliono enfatizzare cose risapute, ovvero che la UE ci ha accusato di non aver predisposto un piano strutturale per sostenere la competitività e dunque la crescita con i soldi che ci da.

Sarà che la componente digitale (Obiettivo Tematico 2) è stata buttata giù alla buona, con poche competenze, zero strategie e per l’ennesima volta con la Pubblica Amministrazione al centro dei possibili finanziamenti. Tanto per cambiare.

Sarà che l’accusa in sintesi dice: ‘regimi di aiuto “generalisti” orizzontali andrebbero evitati”. E sostituiti da “un sostegno mirato alle imprese legato allo sviluppo tecnologico”.

Sarà che per l’ennesima volta l’incompetenza della nostra classe dirigente pubblica (la più pagata a livello europeo) ha partorito l’ennesimo pateracchio all’italiana.

Dunque veniamo a noi e prepariamoci a risolvere questo grave problema con l’ennesima stagione di convegni e di seminari su ‘come sarebbe bello il bel paese con il digitale e bla, bla, bla, bla‘. Dove una serie di non ben identificati pseudo-esperti di qualche cosa (la maggior parte delle volte sono esperti di lettura web e di copia e incolla) ci racconteranno delle mirabolanti avventure delle start-up della Silicon Valley, delle tante app che ci fanno vivere meglio, di come ci stamperemo la dentiera con una stampante 3D e di quella novità che si chiama internet (25 anni, ripeto 25 anni e ancora la chiamano innovazione) che è la cosa più bella, democratica e divertente del mondo.

A loro si uniranno amministratori delegati che diranno: ‘ehi ho scoperto l’eCommerce, che figata!‘. E tanti dirigenti pubblici che mostreranno come son riusciti a erogare servizi digitali 20 anni dopo dei loro cugini europei, spendendo 4 volte tanto. Ma bullandosi il doppio.

E il problema resterà irrisolto perchè tutti confonderanno tecnologie abilitanti con innovazione, internet con il digitale e markette con piani industriali.

Ok, fine del piagnisteo da vecchio rompiballe. Passiamo alla proposte?

La prima potrebbe essere una moratoria di almeno due anni. Zero convegni, zero seminari, zero chiacchiere. Tornare in trincea e risolvere i problemi di tutti i giorni che son tanti, perchè chiacchierando di digitale il paese non cresce.

Poi vorrei che si smettesse di parlare di digitale perchè è fuorviante. Parliamo di futuro e basta. Che ne dite?

Per ultimo direi ‘normalità’. Nel senso che il digitale non è per niente innovativo, è semplicemente una componente matura per lo sviluppo dell’economia come lo sono le strade asfaltate, i cavi elettrici e la carne in scatola.

 

Moriremo musulmani

Negli anni ’70 andava di moda questo motto: ‘moriremo democristiani’. E visto alla luce dei cambiamenti in senso globale, oggi, fa sicuramente sorridere molto.

Il mondo, la vita, l’esistenza, le sue dinamiche e le sue problematiche ora sono diventate globali. Verrebbe da dire ‘moriremo musulmani’, specialmente dopo aver letto questi due pezzi che consiglio vivamente a tutti:

Solo per riflettere, senza volersi schierare con i seguaci della Fallaci, ma soprattutto dopo l’affermazione di Erdogan di stanotte,  direi che c’è sicuramente molto da riflettere sulle politiche internazionali ed economiche dell’occidente negli ultimi decenni.

And now: andiamo a bombardare!

Buona lettura

La morte di Foursquare

Vabbè, scrivo questo post in un venerdì non molto vivace di Agosto. Dunque mood negativo, avvertiti.

Dopo aver vissuto lo split fra Foursquare e Swarm con una certa repulsione e sfiducia, ieri ho provato il nuovo Foursquare ufficialmente ridisegnato in versione 8.0

Andiamo con ordine, anche dopo aver letto il post di Vincos, sempre molto attento e competente in materia.

La geolocalizzazione è morta, viva la geolocalizzazione: Chi si ricorda di Brightkite, Gowalla, ecc? Quasi nessuno. Ma potrei proseguire con l’italianissimo Mobenotes! Ve li ricordate i servizi ‘location-based‘?
Bene, tutto ciò aveva un senso (e forse oggi non lo ha più), perchè quasi tutti i servizi web-mobili attuali, ma non solo, aggiungono le funzionalità di geolocalizzazione e spesso di social chekin embedded. Ovvero fanno diventare prassi l’abitudine di far sapere ai propri fun/follower dove ci si trova.

Dunque l’esclusività e il vantaggio competitivo è finito e la funzionalità è diventata trasversale a tutte le piattaforme. Google e Facebook in primis.

Gaming, prize e engagement: Foursquare aveva capito per primo che l’incentivo all’azione (check-in, tip, commento, ecc.) dovevano essere premiate. Prima con i badge di cui bullarsi (mayorship per capirsi) e poi con i prize messi a disposizione dagli advertiser, ovvero sconti, promozioni e veri e propri regali.

Che abbia funzionato, sembra proprio di no, anche perchè uno dei motivi che ha indotto Foursquare allo split sembra sia proprio la diminuzione dei check-in. A tal proposito val la pena leggere un post del Maggio scorso proprio sul blog ufficiale di Foursquare:

Back in 2009 when we had 50,000 people using Foursquare, they were awesome. But as our community grew from 50,000 people to over 50,000,000 today, our game mechanics started to break down:

  • Points became arbitrary and less reflective of real-world achievement, because a check-in at a concert in Istanbul is really different than one at a dog park in New York (and the thousands of types of check-ins in between).
  • We created hundreds and hundreds of badges to appeal to different people around the world. Some of you want more, though we hear more often that badges stopped feeling special a long time ago.
  • Mayors were great when Foursquare was small and you were competing against your friends to rule the neighborhood coffee shop, but as more people signed up, earning a mayor crown became impossible.

Dunque questo meccanismo non paga più e viene demandato, con altre aggiunte (sticker in primis) alla nuova social app chiamata SWARM! Sarà un successo? Io credo di no, e spero di essere smentito, ma avrà vita breve.

Forse ai tamarri piace addobbarsi di adesivi da condividere con gli amici, ma la cosa mi lascia perplesso.

GPS rulez: Entrambe le nuove app, ovvero Foursquare 8.0 e Swarm fanno ampio uso del servizio di passive location sharingIn pratica GPS always on and shared! Da paura, vero?

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Insomma, mica tanto direi. Molti nuovi servizi prevedono questa funzione di default. Pensate a tutti i sistemi wearable o alle app di traking (Runkeaper, Runtastic, Nike, Step counter, ecc.) e andando oltre (per begare subito con tutti i detrattori interessati alla privacy) riflettiamo sul fatto che i nuovi smartphone portano in dote un nuovo processore dedicato proprio a queste attività in movimento, come ad esempio il co-processore M7 dell’iPhone 5S.

Detto questo sono molto d’accordo con Vincos quando fa notare la scarsa attenzione alla privacy a discapito dell’opportunità indotta:

In pratica, anche se l’app non è attiva, collezionerà questi dati nei server di 4sq al fine di comprendere le abitudini dell’utente e anticiparne i desideri, ma anche per poter costruire una mole di informazioni utilizzabile, in forma aggregata, per la pubblicità.
Crowley pensa che questo tracciamento continuo verrà accettato dagli utenti perché lo vedranno trasformarsi in consigli utili. Resta il fatto che viene attivato automaticamente, senza un avviso. Una mossa azzardata nel momento in cui anche Facebook sta virando verso una maggiore attenzione alla privacy

Ma andando oltre, veniamo alle mie considerazioni e perplessità che manifestavo su Facebook dibattendo con diversi amici:

A) Yelp rulez. Per chi come me ha frequentato diverse volte Stati Uniti e Inghilterra sa che Yelp sta correndo alla grande e l’accordo con Apple (consigli di Yelp sulle mappe) , e non solo, la sta portando a diventare l’app più utilizzata di sempre nell’ambito delle ‘raccomandazioni’.

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Il recommendation engine di Yelp è il preferito (anche se in Italia ancora stenta) e i motivi sono questi:

In a nutshell, that’s how Yelp works. Every day our automated software goes through the more than 47 million reviews that have been submitted to Yelp to select the most useful and reliable ones to help you find the business that’s right for you. Unlike many other sites, our stance is quality over quantity when it comes to reviews. As a result, we only recommend about three-quarters of the reviews we get. More often than not, these reviews come from active members of the Yelp community, and from those we’ve come to know and trust.


B) No pay no play: Il gaming associato al prize dava un senso alla partecipazione su Foursquare, dovrebbe darla anche su Swarm? Secondo me no, perchè non incentiva il business, ma solo una competizione fra friends, fine a se stessa.

C) Le competenze di cui bullarsi in un network asimetrico come il nuovo Foursquare (more tips more competence) non credo paghino, anche perchè lo sforzo richiesto dovrebbe generare anche qui una forma di gratificazione reale che non può essere solo un profilo più ricco e posizionato o delle menzioni sulla scheda del locale censito. Mi sbaglierò, ma non paga.

D) Quale sorte per le API? A me piaceva molto giocare con Foursquare, specialmente per lo storitelling., Guardate un po’ come mi divertivo: http://www.tripline.net/gigicogo

Detto questo, spero di essere smentito dai ragazzi di Foursquare, ma la vedo nera. Dunque che fare, che alternative usare per chi, come me, sta pensando di andare oltre?

Non lo so, ma mi sa che Zuck ne trarrà notevoli vantaggi.

Really sad news

Mentre ero in vacanza mi è arrivata come un fulmine a ciel sereno la mail con la quale i gestori di Fotopedia annunciavano la chiusura del servizio. #tragedia

Non ho mai nascosto la mia passione per il  ‘foto storytelling’ e il fascino che questi servizi mi regalano quando posso dedicarmi a raccontare storie visuali, ma soprattutto a leggere le storie degli altri appassionati come me.

Fotopedia fu lanciato nel 2009 da 5 ex-dipendenti di Apple: Jean-Marie Hullot, Bertrand Guiheneuf, Manuel Colom, Sébastien Maury e Olivier Gutknecht che investirono tempo e denaro in questo apprezzatissimo servizio diventato presto famoso grazie alle app per tablet e smartphone (vincitrici come miglior app della categoria nel 2011).

Un paio di storie su Fotopedia le ho pubblicate anch’io: http://it.fotopedia.com/reporter/stories/3k3MRtE6GJohttp://it.fotopedia.com/reporter/stories/JOsMJHNuQtA poca roba, solo per testare la piattaforma, in quanto la qualità delle mie foto non è nemmeno paragonabile a quelle condivise da alcuni utenti professionisti. Provate un po’ a girare su Fotopedia e ditemi se non ho ragione.

Ieri leggevo i commenti al post con il quale si annuncia la chiusura e condividevo lo sconforto di molti fan. Nel tempo, infatti, si era creata una community di foto-viaggiatori molto vasta e soprattutto molto competente da un punto di vista della qualità fotografica che difficilmente ho riscontrato in altre piattaforme analoghe.

Dopo lo sconforto rimane solo la ricerca di dove spostare l’attenzione per ritrovare le stesse funzionalità e lo stessa esperienza d’uso.

Continuo a preferire JUX anche perchè Erly è stato chiuso, o al limite anche Flipboard che si adatta alla grande con i suoi magazine. Resta comunque un periodaccio per questi servizi. Ahimè! Purtroppo il modello di business non è ben definito e la conversione degli investimenti in profitto, stenta a dare risultati.

Leggendo i commenti a un post di Frederic Lardinois su TecCrunch, ho scoperto un paio di servizi simili che non conoscevo:
https://exposure.co/
https://maptia.com/

e ai quali mi son già registrato. Nel caso siate a conoscenza di alternative, son tutto orecchi :)

Comunicare e innovare

Comunicare e innovare non sono la stessa cosa ma la buona comunicazione crea cultura, consapevolezza, coraggio e spirito di emulazione.

Detto questo, leggendo l’analisi di Luca De Biase sui campioni digitali, mi son soffermato sulle frasi di chiusura del pezzo che meritano un  approfondimento: ‘Forse è meglio che a comunicare si dedichi il governo e il suo capo, in modo che non escano sciocchezze. E certamente è bene che in questo campo si comunichi poco, si informi molto e si faccia ancora di più. Così, tutti coloro che in giro per l’Italia fanno innovazione con tanta fatica e sentendo il vento contrario della conservazione si riconosceranno nell’azione del governo. Perché vedranno al lavoro persone come loro. Che parlano poco, lavorano molto e nonostante tutto ce la fanno. A quel punto diranno: we are the champions‘.

Chi mi conosce sa che non sono molto tenero con i predicatori. Ma cosa intendo per ‘predicatori’?

I predicatori sono quelli molto abili a comunicare, o meglio ancora a persuadere, ma che delegano ad altri il lavoro sporco che serve a realizzare i progetti, a erogare i servizi, a gestire e migliorare i processi. Insomma, il predicatore non innova, indica piuttosto la strada, ma il processo per realizzare innovazione vera compete ad altri.

Un buon comunicatore però, si può e si dovrebbe trovare anche fra chi gestisce progetti innovativi. Mi spiego meglio.

Se hai la capacità di gestire, realizzare e mettere in opera un progetto di forte impatto innovativo e non lo comunichi, spesso le risultanze sono sottovalutate e non vengono enfatizzate al punto giusto.

Dunque è vero, chi fa spesso non comunica, o meglio: non informa! Chi non fa comunica molto ma non indica il processo realizzativo. Al massimo indica esempi, buone pratiche da emulare, ma non rappresenta quasi mai le modalità corrette di gestione di un progetto innovativo (perimetro, risorse, gestione, conflitti, opportunità, ecc.) Mi verrebbe da dire che i ‘predicatori’ non hanno rudimenti di Project Management perchè questa fase non è a loro demandata, ne richiesta.

Che sia evangelista, predicatore o ‘Digital Champion’ forse non importa. Non è l’etichetta o il profilo da aggiornare su Linkedin che fa la differenza. Chiunque esso sia, per favore, ci indichi anche la strada, i mezzi e i metodi. Altrimenti, come ben sottolinea Luca, faccia molto e informi il giusto, in modo che noi strutturati, operativi e gestori in genere di progetti, possiamo sentirci in sintonia con lui.

Detto questo ben venga il Digital Champion Italiano ma che sia uomo di trincea, perchè a comunicare le strategie ne abbiamo già molti e a livello politico, fin troppi.

 

 

Serenamente, pacatamente ….

2014-07-26 12.13.45

 

…  appena tornato dalle ferie non ho certo voglia di far polemiche. Dopo tanti anni negli USA son tornato a girare per Francia e Spagna e così a caldo volevo fare una bullet list.

Se il confronto con gli USA non regge, forse quello con i nostri vicini latini si può fare. Allontanando da me l’intenzione di tafaziarmi e deprimermi ho notato alcune cose positive:

– modernismo

– razionalità

– meno regole

– maggior rispetto delle regole

– voglia di divertirsi

– iniziative spontanee

– meno caos

– più tecnologia per gli usi quotidiani

Magari nei prossimi giorni approfondisco