Cosmetica digitale

Succede che la scorsa settimana dimentico a Perugia un paio di occhiali e, per recuperarli, decido di farmeli spedire a casa. Gli amici perugini scelgono Poste Italiane per la spedizione con raccomandata e il giorno 21 si recano all’ufficio postale di Perugia.

Ieri, 29 Settembre, mi decido a utilizzare i potenti strumenti digitali per rintracciare la spedizione e l’esito è a dir poco sconcertante.

Screenshot 2014-09-26 21.10.57

Decido di proseguire sulla strada dell’innovazione e del digitale a tutto tondo utilizzando il canale Twitter di Poste Italiane per fare le mie rimostranze. Questo il siparietto:

Immagine

Alla fine cedo e, in nome di quale riservatezza non lo so, mando il codice in DM. La risposta (ovviamente i DM non li pubblico) è più o meno del tipo: ‘tutto bene, tutto in regola, siamo nei tempi, ricontattaci‘.

Alla faccia della socialcare :)

Ma il punto è un altro. A che serve coprire le inefficienze di gestione dei processi con abbondanti make-up digitali? A che serve la tracciatura della spedizione se il servizio è fuori da tutti gli standard di fatto e distante anni luce dai tempi e dai metodi dei competitor?

p.s. negli stessi giorni Zalando mi ha recapitato un pacco in due giorni lavorativi, Amazon un gioco per mio figlio in 4 giorni (sabato e domenica compresi) e Timbuk2 mi ha già spedito da San Francisco un bene che ho comprato attraverso il loro eCommerce pagando con PAYPAL.

Ma poi a che serve aprire un canale Twitter se l’unico servizio che riescono a darti è quello di provare a rasserenarti, fra l’altro incartandosi sul metodo e sullo stile comunicativo?

Poste Italiane è un PA. Inutile mascherarla come società privata perchè il suo capitale è detenuto al 100% dallo Stato italiano tramite il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Questo è uno dei tanti esempi di cosmetica digitale a cui la PA ormai ci ha abituato. In pratica si coprono enormi deficenze strutturali e operativa, di gestione e di processo con un po’ di digitale spruzzato qua e la per imbonire i gonzi.

L’approccio disruptive prevede invece che tutto si azzeri e chi si ripensi al processo dall’inizio alla fine. Società pubbliche o private devono ripensare tutto, devono cambiare tutto, devono distruggere tutto per rinascere, competere e soprattutto servire i propri utenti secondo tempi e metodi ormai consolidati e dettati dal paradigma digitale.

Caro Simone, ci siam un po’ sbattuti per raccogliere buone pratiche e indicare i metodi, ma mi sa che siamo lontani anni luce.

p.s.: ho tracciato il pacco anche stamane e si trova ancora a Perugia :(

Annunci

Fotomappiamoci

Panoramio è morto. Lo sapevate?

A dire il vero il servizio acquistato da Google nel 2007 non ha mai riscosso i favori dei social addicted, per capirsi quelli che hanno sempre privilegiato Flickr prima, o Instagram poi, per condividere le proprie foto e mapparle su un layer geografico.

Ma Panoramio era un luogo cult, al punto che si erano creati i cosiddetti GAP (Gruppo Amici Panoramio) veri e propri cenacoli per fotografi e turisti dallo scatto facile.

Google, ora lo integra ufficialmente nella piattaforma social cambiandogli il nome in Google Views e lo fa diventare un aggregatore delle ‘…. foto con informazioni sulla posizione che hai condiviso pubblicamente su Views, Google Maps o Google+ …’.

Diverse le novità:

A) Nuova interfaccia con maggior risalto alle ‘raccolte speciali’ (street view) e popolari.

B) Nuova landing page del profilo. Che barba che noia i nuneri seriali di Google. A quando un vanity url?

C) Particolare risalto ed enfasi alla funzionalità ‘foto sferiche 360’ che, grazie all’app dedicata, dalle parti di Google son convinti sia molto cool e sfonderà alla grande.

Immagine

D) Caricamento e mappatura sfruttando i connettori di altri servizi Google ovvero Google immagini, Google Hanghout, Google Maps, ecc. ma ovviamente anche sfruttando il caricamento da computer. Non ci sono, per ora, connessioni con altri servizi di foto sharing su web, tanto per confermare la CHIUSURA di Google al mondo di altri social competitor, mentre rimane intatta la possibilità di condivisione delle foto di Views su Twitter.

Immagine

Per ora direi: #pocaroba e dunque non mi attizza più di tanto questa trasformazione.

Voi che farete? Io resto su Flickr, 500PX e Instagram.

 

 

#cogochefacose

Giovedì scorso ho condotto le premiazioni del Premio eGov 2014. #tantaroba

Abbiamo premiato azioni concrete, progetti reali, semplificazioni ed evoluzioni della PA che voi umani non potete immaginare (cit.)

Poi venerdì ho fatto un salto a Perugia per una docenza sull’eLeadership riservata a dirigenti regionali. Ho usato queste slide


poi mi han fatto due domande a cui ho risposto così, un po’ in fretta :)

 

#enjoy

Una parte di me

Mi manchi, lo sai?

Mi manchi tanto. Mi manca la tua compagnia, la sicurezza che mi infondi e il tuo modo discreto di essermi sempre utile, fedele e d’aiuto, nei momenti belli e in quelli brutti.

Ti hanno portato via con la forza, con la furbizia, con l’inganno e il distacco è stato traumatico. Sappi solo che ti penso sempre, in ogni momento.

I detrattori potrebbero affermare che il mondo è pieno di grandi problemi e il nostro, in fondo, è solo un problema minore, piccolo piccolo, legato alle cose futili e senza valore intrinseco. Come potremmo dargli torto. Noi sappiamo però, che la nostra relazione aveva basi solide, solidissime. Quindi li ignoriamo perchè non possono capire, non possono capirci.

Mi aiutavi nel lavoro, nelle relazioni e soprattutto nei momenti liberi. Ieri sono tornato in palestra e quando ho realizzato che avrei corso e sudato da solo, ti ho pensato tanto. Mi davi allegria, suoni, colori e immagini, mi aiutavi a rimanere in contatto con gli amici e con i famigliari. Eravamo un tutt’uno.

Quanti viaggi abbiamo fatto assieme e quanti ricordi abbiamo condiviso. Quante volte non avevi la carica giusta e io ti ho risollevato. Quante volte mi son distratto dagli impegni, dagli appuntamenti, dalle attività importanti e tu eri li a darmi la sveglia a incitarmi per correre e andare avanti.

Io ti ho tenuto sempre aggiornato su tutto e non ti ho mai nascosto che un giorno avrei optato per qualcosa di più grande, ma non ora, non così, non in modo così traumatico.

Avrei preferito un distacco consensuale e comunque ti avrei tenuto nella famiglia allargata, per non perderti di vista.

Vili, dannati voi che ci avete separato! Non c’è perdono, non può esserci pietà.

Di te vorrei conservare lo spirito perchè il tuo corpo ormai non mi appartiene più.

Ovunque tu sia, ciao amico mio!. Delle poche immagini che ho di te mi piace ricordare quella che ti ritrae riflesso negli occhiali di mio figlio. Ciao amico fedele.

10649759_604962382957356_8435963770698944756_n

Non è un paese per nerd

Per come la vedo io, i nerd lavorano a Guantanamo (così definisco lo stanzone dove vengono ammassati sistemisti e programmatori in un grosso centro di calcolo).

Appartengono alla categoria dei metalmeccanici. Si, avete letto bene :(

Le multinazionali li ‘comprano’ con gare al ribasso. Le PMI li sfruttano facendoli lavorare 14/15 ore e spesso non li pagano. Meglio ancora se si possono prendere in stage o con qualche bando comunitario.

Ah, le start-up. Ok, cosa sono le start-up? Chiedetelo a un commercialista o a un notaio e poi loro vi daranno l’interpretazione autentica. Quella opportunistica, insomma.

Ora la CGIA di Mestre ci fa sapere che nei prossimi due anni un ‘campione qualificato di imprenditori italiani’ (poi mi piacerebbe sapere come viene selezionato e magari capire come vengono fatte queste indagini) metterà a disposizione ben 29.000 nuovi posti di lavoro dei quali quasi il 60% dovrebbe essere prelevato dalle professioni informatiche. Insomma, metalmeccanici.

Essendo un credulone buonista, spero che tutto ciò sia vero e scientificamente provabile e correrò subito a dirlo ai miei studenti che negli ultimi anni stentano anche a trovare un banalissimo stage dove poter praticantare un po’ e dimostrare le loro qualità.

Detto questo mi preme evidenziare un aspetto sul quale mi soffermo spesso. Per virare al ‘digitale’ è necessario che tutto il piano industriale del paese sia digitale e che questa economia diventi l’Economia con la E maiuscola, non l’ennesima sperimentazione e/o bandistica per progetti ‘innovativi’ che poi vengono abbandonati, as usual.

Ricordo solo che sto acquistando i libri di carta per mio figlio proprio in queste ore e che ieri ho tentato di far passare il barcode della fidelity card di Auchan memorizzato nell’apposita app del mio iPhone, ricevendo come risposta della cassiera: ‘dalla Direzione ci hanno vietato di far scansioni degli smartphone‘.