Il potere degli hashtag

Un bellissimo articolo di Jomer Gregorio, analizza le origini, il consolidamento e il successo degli hashtag come strumento di marketing.

L’analisi, molto utile per chi si occupa di strategie commerciali nell’ambito dei Social Media, è accompagnata da una corposa e interessante infografica.

Enjoy

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Egovernment facile facile

Son da sempre convinto che un servizio web offerto alla cittadinanza (non solo inteso come set di servizi interattivi on line, ma soprattutto co-progettazione e partecipazione) sia qualcosa di propedeutico e precedente la tecnologia. Dunque questa offerta deve passare e maturare attraverso la consapevolezza dell’amministratore pubblico, le opportunità offerte a chi vuol partecipare e soprattutto una grande voglia di fare.

Poi ovviamente ci vuole anche la tecnologia e, di questi tempi, specialmente i piccoli comuni non hanno molti soldi per investire in tecnologia.

Però il municipio on-line è la casa dei cittadini e se manca questa casa i cittadini digitali si sentono persi. Spesso i piccoli comuni sono spaesati, non sanno da che parte cominciare, si affidano a enti più grossi, ad aziende pseudo-specializzate, copiano, fanno parecchi errori di scelta.

Un percorso interessante potrebbe essere quello di utilizzare una piattaforma sociale molto semplice e immediatamente disponibile. WordPress è nato dapprima come piattaforma blog e poi evoluto come CMS (Content Management System). Oggi è molto maturo e universalmente conosciuto e utilizzato. Govpress è una distribuzione di WordPress sempre più solida e utilizzata (44.000 download) al punto che una grandissima città come Filadelfia (questo il sito attuale) sta per riposizionarsi proprio in questa nuova modalità: http://alpha.phila.gov/

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E’ Open source, è bello ed è facile. Se non riuscite a installarlo presso il vostro comune o non sapete come metterlo in opera nel cloud, chiedete al Digitalchampion più vicino. Son sicuro che vi saprà aiutare.

Uomini migliori

Chi segue questo spazio sin dalla sua nascita sa perfettamente che una parte del mio cuore batte sempre per quella grande, anzi immensa, rete sociale che è il Networking Academy.

C’è una persona in particolare che ogni anno mi ricorda (ci ricorda) la potenza dirompente della divulgazione digitale. Un vero campione di competenze ma anche di cultura digitale.

Lorenzo, come ogni anno, ci ricorda che certe sfide non sono per niente facili e spesso quelle vere si combattono nelle periferie … della società.

Accettando il suo invito a parlarne, a scriverne. Divulgo integralmente la sua email. Buona lettura.

p.s. Lorenzo porta avanti la sua battaglia dentro le carceri.

 

Cari amici vicini e lontani, Buon Natale ovunque voi siate!

Il mio augurio più grande è potervi dire che la crisi è finita, lo voglio credere fortemente, e poi fra poco aprirà l’Expo.

Noi qui dentro abbiamo una posizione privilegiata visto che i suoi padiglioni confinano con le grandi mura del Penitenziario e da anni ne sentiamo i battiti le vibrazioni e soprattutto la polvere e i rumori incessanti… è come sentire un mostro impazzito in catene! 

Diciamo che per ora è solo una grossa scocciatura: strade che vengono chiuse, riaperte, deviate, …. e poi sempre rumori e polvere!

questo ritmo arriva sino alle aule Cisco dove i lavori sono anche incessanti: ad oggi risultano iscritti 35 studenti, nonostante le attrezzature obsolete che sembra risalgano al tempo di “wilmaaaa dammi la clava”, connettività insufficiente, e non ultima,  quella sensazione di soffocamento che ti da questa fortezza di ferro e cemento.

Ma non ci fermiamo e da pochi giorni una nuova classe di 12 studenti ha iniziato il percorso formativo: sono tutti adulti, hanno dei grossi debiti con la società ma sono molto motivati e hanno gli occhi pieni di speranza…. forse grazie anche alle storie e alle esperienze che sentono raccontare da chi ha terminato il percorso formativo ed ha trovato lavoro nel settore ICT.

Mi piace raccontarvi che tra il 2013 – 2014 , tre detenuti hanno sostenuto e superato l’esame di certificazione Cisco CCNA; in seguito due di loro hanno frequentato a “loro spese” il corso di network security per poi sostenere e superare la certificazione CCNA security, con voti altissimi.

Grazie a questo impegno e soprattutto alla  passione nata per la tecnologia, oggi hanno una nuova visione del futuro e la consapevolezza di essere dei tecnici molto preparati, sicuri di loro.

Vorrei però ritornare a “quella sensazione di soffocamento” per raccontarvi un piccolo episodio capitato ad  Abdel che, rinchiuso nella fortezza, ha dovuto attendere per 6 mesi il permesso che non arrivava mai, permesso per potersi recare a sostenere gli esami… beh, sfido chiunque a preparare un esame di quel calibro e doverlo rimandare per mesi e mesi senza mai smettere di studiare,  ripassare e poi ancora…

Ma alla fine, quando i permessi sono arrivati, in poco tempo ha completato le due certificazioni con punteggi di 1000/1000, 

Non male i ragazzi, vero?

Ogni tanto ripenso alle riunioni fatte qui dentro nei primi anni 2000, quando parlavo con grande entusiasmo di voler portare questi uomini a diventare esperti di sicurezza informatica ….tutti mi prendevano in giro dandomi del matto… ma oggi dopo tanti anni il grande sogno si è avverato! E, dato che non ci ringrazia nessuno, ci diamo da soli una pacca sulla spalla e avanti sempre! ..

Il Lavoro:

Nel mese di ottobre la Onlus ha presentato il preventivo per la gestione informatica di una società Cooperativa che ha molte sedi in Lombardia riponendo anche su questo cliente molte speranze: finalmente abbiamo chiuso l’accordo e dato lavoro ad un altro detenuto.

A dicembre, grazie a degli incontri con Cisco, e soprattutto grazie al Dott. Francesco Benvenuto di Cisco, abbiamo potuto partecipare a due gare e presentare i nostri preventivi: uno ad una multinazionale e riguarda l’installazione di nuovi apparati di security, l’altro lo abbiamo presentato ad un grosso ente in alta Brianza dove ci chiedono di verificare, riprogettare e implementare la rete cablata, la rete WiFi, e la security.

Le due aziende, dopo vari colloqui e le dovute verifiche tecniche, ci hanno scelto! Dai primi di dicembre, anche se solo per qualche mese,  lavoreremo con grande impegno a queste due nuove sfide.

La Onlus, come sapete, da due anni ormai, ha un cliente importante: lavora presso un Ente musicale di Milano grazie all’illuminata convenzione stipulata tra l’Ente, in persona del dott. Mondadori, e la Direzione del Penitenziario con il Dott. Parisi: questo ha permesso a due detenuti di  essere assunti dalla Onlus per gestire la rete ed il parco macchine con grande impegno e professionalità.

Proprio in questi giorni, in questo preciso periodo e momento, senza motivo, ci stanno chiedono di lasciare ante tempus il lavoro: uno dei detenuti dovrà ritornare in cella, e questa volta, senza avere commesso nessun nuovo reato. Non riesco a capire perché e mi domando solamente che visione del mondo sia….. questa!

Un’altra bella storia che vale la pena di ricordare è quella della formazione presso il minorile di Firenze, dove, grazie alla dottoressa Laera, la Onlus ha formalizzato una serie di periodi formativi  per ragazzi difficili; ormai siamo alla terza edizione: a loro si danno le basi sui cui poter costruire un mestiere, teoria e pratica che insegna a capire come assemblare e configurare dei pc, come cablare un ufficio in in rame o WiFi, sino a fargli attestare delle fibre ottiche multimodali e creare impianti di video sorveglianza. Loro mi danno proprio un bel po’ di filo da torcere, tenerli a bada, mantenere vivo il loro interesse e veramente molto faticoso…  ma quando mi mandano su whatsapp i loro quesiti e i loro piccoli successi, di colpo la fatica sparisce.

Noi siamo una onlus, una cooperativa sociale: questo tipo di associazione solitamente si connota come chi si prende cura di persone anziane o portatrici di handicap, ecc., mentre noi abbiamo scelto di prendere per mano persone svantaggiate recluse, dargli una professionalità di alto livello nel campo IT e accompagnarle sino a trovare lavoro

#Carcere #formazione tecnica #lavoro #valorizzazione della persona dei suoi ideali #uomini  migliori

Vi ringrazio come sempre per l’attenzione e vi auguro con tutto il cuore Buon Natale

Se potete parlate di noi!

#io ci credo
#io continuo

Con affetto
Lorenzo

 

Ombelico

Il mondo è immenso e l’insieme delle creature che compongono l’umanità è qualcosa di incomparabile. Ognuno con le sue gioie e le sue pene.

In questi giorni sono concentrato sulla sciocca lombalgia che mi tormenta e mi fa soffrire. Cercando sollievo provo a stare disteso il più possibile e così facendo inevitabilmente mi sciroppo un po’ di tele.

Fra i programmi più appassionanti c’è sicuramente il Viaggio di Sammy, la storia di una ragazzo veneto afflitto da progeria che sta percorrendo la Route 66 da Chicago a Santa Monica.

Il racconto di viaggio mi ha appassionato subito, non foss’altro perchè io stesso l’ho percorso nello stesso senso e, anche allora, lamentandomi non poco per la lombalgia che mi non mi mollava facilmente.

Ma il mio male è nulla a cospetto della sofferenza di questo ragazzo e il piegarmi e affliggermi su malanni quotidiani dimostra un egoismo e una visione corta che non dovrebbero appartenermi.

Guardare al proprio perimetro come fosse il centro del mondo è sicuramente molto stupido. Concentrarsi sul proprio ombelico come fosse l’unica meta raggiungibile è da codardi.

Il passo da queste considerazioni alla filantropia e al gratuito buonismo è molto breve, ma credo che ampliare la visuale verso un ottimismo del fare e del migliorarsi costantemente, come sta facendo Sammy, sia fondamentale. Anzi doveroso.

Le metafore e le giare

Ne ha parlato De Rita presentando l’annuale rapporto Censis: ‘La società delle sette giare. La profonda crisi della cultura sistemica induce a una ulteriore propensione della nostra società a vivere in orizzontale. Interessi e comportamenti individuali e collettivi si aggregano in mondi non dialoganti. Non comunicando in verticale, restano mondi che vivono in se stessi e di se stessi. L’attuale realtà italiana si può definire come una «società delle sette giare», cioè contenitori caratterizzati da una ricca potenza interna, mondi in cui le dinamiche più significative avvengono all’interno del loro parallelo sobollire, ma senza processi esterni di scambio e di dialettica. Le sette giare sono: i poteri sovranazionali, la politica nazionale, le sedi istituzionali, le minoranze vitali, la gente del quotidiano, il sommerso, il mondo della comunicazione.’

Ne ha parlato durante l’omelia Don Fabio, sacerdote della mia parrocchia, durante la messa di Natale per descrivere l’immobilismo dei cristiani in questo periodo di crisi.

Ne scrisse Pirandello in una novella, diventata poi commedia: La giara (metafora di ispirazione Verghiana sull’attaccamento alla ‘roba’).

Difficile per chi vive in questo paese e ne assorbe la cultura e riferimenti sociali, ammettere che tutto sommato dentro una giara si sta bene.

Rompere le giare, mescolare prodotti, ingredienti, colori e sapori per creare qualcosa di nuovo non fa parte del nostro convincimento e non viene percepito come opportunità.

Conservarsi, conservare, tenere alla roba nostra è in fondo più facile e non richiede particolare coraggio.

Quella fuffa orrenda dalla quale vorrei fuggire

Solo pochi giorni fa stavo rivedendo alcuni documenti di programmazione strategica quando mi sono imbattuto nel termine: ‘traiettorie di sviluppo.
Andava agganciato ad altra fuffa astrale tesa a motivare delle scelte sull’innovazione, ambito di lavoro nel quale mi sbatto ma che, molto sinceramente, sto pensando di abbandonare molto presto.

Oggi un carissimo amico mi segnala questo post di Claudio Giunta su Internazionale: La lingua disonesta: come scrivono al ministero dell’istruzione .

Lo so, è Natale, dovremmo rilassarci tutti, ma vi prego leggetelo, leggetelo tutto. E se decidete di prendere un biglietto aereo per ovunque, avvisatemi che facciamo il viaggio assieme.

Quello che …

gli auguri te li fa su Whatsapp perchè lui e lo smartphone sono inseraparibili

gli auguri te li fa con un gruppo di Whatsapp dove ti ha mischiato con 100 perfetti sconosciuti, perchè lui è inclusivo

gli auguri te li fa con messaggio diretto su Twitter perchè lui è social first

gli auguri te li fa con Instagram perchè lui è trendy

gli auguri te li fa taggandoti su Facebook perchè lui è geek

gli auguri te li fa via sms scrivendo lo stesso messaggio a tutta la rubrica (infatti lo ha ricevuto anche mia moglie)

gli auguri te li fa via sms ma senza firmarsi, costringendoti a pensare: ‘chi cazzo è questo che non ce l’ho in rubrica?

gli auguri te li fa via email perchè ha imparato ad allegare i bigliettini con le renne e gli elfi e ne va orgoglioso

gli auguri te li fa con un karma in power point perchè lui si distingue dalla massa ed è culturalmente oltre

gli auguri te li fa mandandoti un link che per fortuna che ho installato Adblock, così evito di vomitare su quegli orrendi elfi ballerini con le foto-faccia da ebete, più grandi del corpo

e infine c’è che mi telefona, e quelli a cui telefono, che sono poi gli amici veri.

 

Aspettando i droni

Sotto la voce generale eCommerce possiamo ascrivere una serie di aspettative molto alte e significative che possono determinare un vero e proprio cambio di passo della nostra economia e dunque della nostra ripresa.

Vi è soprattutto un nuovo modo di intendere il rapporto fra domanda e offerta, un sensibile calo dei prezzi dovuto a una competitività molto accesa, nuovi stili di vita, sviluppo di app dedicate, utilizzo di denaro elettronico e/o virtuale ecc. Vi è però una grande voce che spesso viene sottovalutata ma che di fatto può esaltare o affossare il paradigma. La logistica: ‘ l’insieme delle attività organizzative, gestionali e strategiche che governano nell’azienda i flussi di materiali e delle relative informazioni dalle origini presso i fornitori fino alla consegna dei prodotti finiti ai clienti e al servizio post-vendita‘.

Guardando agli usi dei più giovani ho notato che la rapidità di consegna vale spesso più del prezzo finale e non è condizione da sottovalutare.

Il 4 dicembre scorso (esattamente 20 giorni fa) decido di acquistare un prodotto su Amazon. Si, ho scritto AMAZON, che per molti è sinonimo di eCommerce e di distribuzione.

Grazie alla tracciatura della spedizione vengo informato che lo stesso pacco parte con regolarità dalla Germania e dopo pochi giorni arriva in Italia. Esattamente il giorno 10 Dicembre a Milano.

Morale della favola, il mio regalo di Natale si blocca in quel di Milano per ben 13 giorni che sommati ai 6 per arrivare dalla Germania all’Italia allunga i tempi di distribuzione a ben 24 giorni.

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La scelta di Amazon di scegliere come partner italiano della logistica Poste Italiane SPA è davvero discutibile. Non nascondo però che ogni qual volta nomino, scrivo o leggo Poste Italiane i famosi cavalli nitriscono (cit. Frau Blücher). Dunque son prevenuto, avvertiti.

Non so quali siano le motivazioni che hanno spinto Bezoz ad affidarsi a un’azienda che non riesce ad uscire dai pantani del ‘900 che la avvolgono e la trattengono in un abisso di inefficienza senza fondo.

Ma torniamo al regalo che, ieri sera, finalmente viene indirizzato al destinatario finale.
Qui riprendo un tema già trattato più volte, ovvero l’empowerment obbligato delle nonne che assumono, di fatto, la funzione di broker fra l’azienda di distribuzione e il destinatario finale.

E’ quasi una scelta obbligata indicare l’indirizzo della nonna che, in pensione, garantisce una presenza pressochè continua a garanzia del distributore. Io non potrei permettermi di rimanere a casa ad aspettare l’agente di Poste Italiane anche perchè un servizio di alerting via SMS non è previsto e/o anche se pubblicizzato sul sito di Amazon, non viene applicato.

A supporto di questa dinamica puoi anche indicare ad Amazon alcune coordinate a supporto che io spesso formulo con una semplice frase: ‘ATTENZIONE: Persona anziana, pregasi attendere dopo aver suonato al campanello‘. Pensate che questa frase abbia efficacia?

No, l’agente suona, attende pochi secondi, giusto il tempo di schiacciare un pulsante sul suo cazzabubbolo digitale e stampare il mitico AVVISO DI GIACENZA! Olè.

Avviso di giacenza significa dunque: preparati a usare l’auto per raggiungere la periferia dove spesso vengono dislocati gli uffici di distribuzione di Poste Italiane, spendi un po’ di benza, mettiti in coda e prega nel Signore.

Dunque, essendo il 23 sera, raggiungiamo la nonna, prendiamo in consegna il mitico AVVISO DI GIACENZA e cominciamo a immaginare un percorso snello ed efficace per poter raggiungere l’agognato pacco.

Nell’ AVVISO DI GIACENZA non appare il nome del cliente, ma bensì il nome del destinatario. Questo aspetto non va sottovalutato. Mentre per Amazon (e per tutti i player di eCommerce) la distinzione fra i due soggetti è chiara e ben gestita, per Poste Italiane esiste solo il destinatario che, badaben è il broker nonna! Dunque è chiaro che, per Poste Italiane, il pacco non è destinato a me, bensì alla nonna e dunque devo farmi dare una carta di identità della stessa e farmi firmare una delega prima di poter prelevare ciò che è mio.

Son sicuro che se tentassi di spiegare (magari mostrando i dettagli dell’ordine Amazon) il contrario, l’operatore dello sportello Poste Italiane mi riderebbe in faccia. Ma non c’è problema, facciamo anche questo, mica ci fermiamo ai dettagli.

Rimane però ancora una considerazione. In un mondo ideale sarei portato a immaginare che il furgoncino delle consegne che non ha voluto aspettare la nonna dopo aver scampanellato, verso sera si rechi immediatamente al centro di distribuzione delle Poste Italiane, in modo che io il giorno dopo possa recuperare il pacco. Sbagliato!

Il furgoncino torna nel suo garage e il giorno dopo, nella mattinata, porterà pacchi e avvisi di giacenza alle poste.

Dunque, l’orario di apertura del centro di distribuzione non agevola il mio percorso tortuoso. In un mondo ideale avrei gioito del fatto che l’ufficio apre alle 8.30 e dunque, prima di andare al lavoro soddisferei in pieno la mia libidine e preleverei il pacco.
No, non funziona così. il pacco sarà disponibile (aggiungo un forse) dopo le ore 10.00 per cui dovrò prendermi un permesso dal lavoro, riprendere l’auto spendere ancora un po’ di benza e provare a ritirarlo il giorno della vigilia di Natale.

Ooops vigilia di Natale? Vuoi vedere che Poste Italiane adotta un orario pre-festivo? … to be continued.

p.s.:  a proposito, se avvistate un drone, fatemi un fischio.

Stampo un pandoro e torno subito

Il tempo corre veloce, l’innovazione non aspetta e apre prospettive nuove che potrebbero cambiare in modo sensibile non solo gli stili di vita ma anche il mercato del lavoro e tutto il panorama dei mestieri e delle professioni.

Leggendo diversi blog che, come ogni anno, provano a immaginare quale sarà la tendenza tech, piuttosto che la killer application di turno o il cazzabubbolo tecnologico del 2015, sono incappato in diverse profezie più o meno condivisibili.

Il 2015 sarà all’insegna dell’artigianato, del manifatturiero e delle cosiddette wearable technologies. Almeno così prevedono un po’ tutti i guru che si sbilanciano in previsioni riguardanti il mondo digitale.

Insomma le stampanti 3D, e il mondo che ci gravita attorno, stanno diventando realtà e forse potrebbero scalare su dimensioni di mercato più ampie.

Uno di questi mercati è quello del cibo e della ristorazione. Sto parlando esattamente della possibilità concreta di stamparsi in proprio il cibo da mangiare a pranzo e cena. Dalla pasta, ai biscotti, al gelato e forse un giorno anche la bistecca, probabilmente di soia.

In fondo che ci vuole? Gli ingredienti, la stampante e un po’ di pazienza.

Barilla poi ci crede eccome, al punto da attivare un contest ad hoc che ha già sancito vincitori e probabilmente consolidato la convinzione del gruppo italiano di fornire i ristoranti con una stampante 3D già dai prossimi anni, grazie alla partnership con l’olandese TNO.

Poi basterà aspettare un annetto ancora e compreremo le stampanti per il cibo direttamente da Mediaworld, giusto in tempo per stampare pandori e panettoni per il Natale 2016. Ok, forse sto esagerando. O forse no.

Che fine hanno fatto i blogger?

Ci fu una stagione, qui nel bel paese, in cui i blogger erano famosi. Alcuni venivano pure etichettati come blogstar assecondando quel principio per il quale si può essere famosissimi in rete e semi sconosciuti nel proprio condominio.

Fu una stagione sotto certi versi pioneristica e un po’ da cricca che servì a molti di noi per comprendere le dinamiche della rete e delle relazioni digitali.

Tempi belli dove l’indicatore di influenza era il backlink o il numero di commenti sotto i post. Nei momenti di festa come quelli che stiamo per vivere, spuntavano alberelli e altre idiozie che scatenavano flame e risse infinite. Si, perchè la blogosfera italiana è stata spesso rissosa e un po’ tamarra, dimenticandosi troppo spesso che la vera differenza l’avrebbero fatta, comunque, solo i contenuti e le competenze.

Tenere un blog obbligava a reggere il ritmo di diversi post giornalieri e, soprattutto, a non perdere il filo delle discussioni aggregate su siti specializzati come Technorati o l’italianissimo Blogbabel.

I giornali quotidiani e le riviste guardavano ai blogger come a dei marziani e i direttori erano un po’ impauriti da queste creature che, senza nessun dato scientifico a supporto, erano convinti fossero fra gli artefici del calo di vendite al chiosco.

Poi, arrivarono i social network e diventò di moda imputare a quest’ultimi l’improvvisa e rapida moria di blog.

Fu allora che i blog cominciarono a morire e i blogger a trasferirsi altrove. Sui blog collettivi, sulle colonne dei giornali on line o semplicemente sui social dove iniziarono a reclutare follower per incrementare il loro nuovo indicatore di influenza.

Oggi di quel mondo rimane poco, per fortuna, ma ciò che rimane è finalmente di gran qualità. E sto parlando dei blog personali sopravvissuti al dominio dei 140 caratteri.

Alcuni son rimasti qui, ancora monitorati dal buon vecchio Blogbabel con quell’algoritmo spesso criticato.

Ammetto che dei blog personali mi son sempre interessato molto, per apprendere stili di scrittura e accedere a competenze spesso di spessore assoluto. Li ho aggregati prima su Google reader, ora su Feedly sempre con la stessa etichetta: ‘conversazioni‘.

E ancor oggi, leggendo i post aggregati sotto quella voce, riesco a vivere un rapporto con la rete meno disturbato dal rumore di fondo e dall’assurda velocità dello stream sociale. Mi ritrovo in pace e in armonia con una delle più belle esperienze che la rete mette a disposizione. Il blog appunto.

Devo solo trovare il modo di tornare a scrivere di più, con maggior ampiezza e dettaglio, con più pazienza e rinnovata passione.

I blog non sono morti e non moriranno mai. Possono solo migliorare.

Buone feste