Cogo che fa cose

Un po’ di appuntamenti per i prossimi giorni:

Fab lab, Venerdì a Portogruaro, qui!

Agenda Digitale, lunedì a Padova, qui!

Open Data, Martedì a Cagliari, qui!

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I blog vivono ma i blogger muoiono

Negli ultimi mesi son morti molti blogger.
La tristezza infinita che accompagna queste notizie è allietata dai ricordi di tante cose fatte assieme. Barcamp, cene, foto, video, interviste e anche passeggiate a parlare di rete, digitale ma anche di noi, di come siamo di come vorremmo cambiare in meglio il mondo.

E certe sere dopo le cene a tirare tardi e guardando il cielo riflettere su quanto siamo piccoli di fronte alla morte.

Molti di questi erano veri amici, consolidati nel tempo. Non una presenza costante, ma un continuo rivedersi e augurarsi un nuovo arrivederci al prossimo, a ogni nuova occasione social.

Durante una di queste feste collettive l’ultimo di loro, il carissimo Michele mi scattò la foto che è diventata negli anni il mio avatar.

Gigi Cogo fa capolino

Era il Barcamp del 2009 a Venezia, un happening collettivo, bellissimo, spontaneo, irripetibile

R.I.P.

Il web è cattivo

E’ il web bellezza! E non puoi farci niente.

Ne parlavo in una riunione di lavoro solo pochi giorni fa. Dobbiamo farcene una ragione, il megafono del web in mano a personaggi influenti (conosciuti o sconosciuti non importa) può fare tanto male.

Eppure c’è ancora chi va avanti per la sua strada e non considera che un tizio sconosciuto nel proprio condominio può avere centinaia di migliaia di follower sui social network e il suo messaggio (giusto, sbagliato, banale o straordinario che sia) può diventare dirompente. E lo diventerà ancor di più quando un giornalista a corto di idee non farà altro che scrivere minchiate colossali sul fantomatico ‘popolo del web’ riportando e ripubblicando tweet a manetta anche sulla carta stampata.

Detto questo io non so nulla sul back-office, sulla composizione del team, sulle aziende coinvolte, sul processo, sul progetto e sull’ideatore primo di #verybello. So solo che per l’ennesima volta han combinato un gran casino.

Ho la fortuna di conoscere questo mondo da molto tempo. So perfettamente dell’abisso di ignoranza dei decisori sul tema specifico. So perfettamente tutto anche relativamente alla sovrastima di se stessi che hanno i consulenti. So anche che le aziende pur di beccarsi un appalto pubblicherebbero sul web qualsiasi schifezza ma, santoiddio il web non perdona, lo sapete o no?

Le sue regole SCRITTE O NON SCRITTE vanno rispettate. La sua evoluzione va accettata a prescindere, sempre e ovunque.

Ma il segreto di pulcinella, il più semplice di tutti è questo: copiate, copiate copiate! Copiate bene, perchè da un’altra parte han già fatto quello che state progettando. Non dovete vergognarvi di copiare. Copiare è sinonimo di intelligenza. Non copiare è sinonimo di stupidità.

E poi cambiate, correggete, ricambiate, evolvete perchè il web è una grande beta. Vivere in beta permanente è bello, è saggio, è conveniente, perchè permette di adeguarsi pur mantenendo l’originalità dei contenuti.

Ecco, caro Franceschini, se ti fossi concentrato sui contenuti, tutto il resto era già stato fatto. Bastava copiare.

Digital agenda (versione lunga)

Ogni tanto mi esercito a scrivere qualche paragrafo per il bignami dei Digital Champions.

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Per i più curiosi, c’è anche una versione più lunga e noiosa:

Cos’è l’Agenda Digitale?

Il termine ‘agenda’ si associa facilmente a uno strumento di uso quotidiano, ovvero il calendario.

Oggi appuntiamo i nostri impegni in un calendario elettronico (molto spesso già presente nello smartphone), ma l’obbiettivo e il metodo sono gli stessi di quando appuntavamo scadenze, impegni e appuntamenti con la matita sul calendario cartaceo appeso al muro.

Gestire un agenda, infatti, significa semplicemente fissare degli impegni e inserirli in calendario per ricordarsi che, entro quella scadenza, quest’ultimi vanno assolutamente soddisfatti.

Quando parliamo di AGENDA DIGITALE, in pratica, stiamo parlando di una serie di impegni nell’ambito di un tema molto affascinante come quello del digitale che, a prescindere dalle sue molteplici declinazioni (economiche, strutturali, sociali, professionali, ecc.) rappresenta una grande opportunità di sviluppo e di miglioramento. Proprio per questo qualcuno si è prefissato di organizzare al meglio, dentro uno o più documenti di programmazione, l’elenco di scadenze, impegni e compiti in ambito digitale.

Ma cos’è esattamente questo digitale? Di cosa si occupa e perchè dovrebbe interessarci?

La risposta è molto semplice, perchè il digitale non è nient’altro che il progresso, l’evoluzione dei mestieri, della cultura e della società con l’ausilio delle tecnologie di internet e dell’informatica che, ormai, sono presenti ovunque e ci accompagnano giornalmente nel lavoro, in famiglia, a scuola, nel rapporto con le istituzioni, così come nel commercio o nell’intrattenimento.

Purtroppo questa consapevolezza non è condivisa da tutti, un po’ per scarsa conoscenza e un po’ per scarsa lungimiranza. Ecco perchè qualcuno prova a farsi carico di un ‘programma di impegni’ (agenda) al fine che in tutti gli stati d’europa, i cittadini, le imprese e le istituzioni beneficino delle stesse opportunità indotte dal digitale.

Ma chi si occupa di predisporre queste agende?

In primis l’Europa, poi gli Stati sovrani e infine le Regioni che, a vario titolo, hanno specifici interessi, precisi obblighi e infinite opportunità derivanti dalla piena attuazione di queste agende. Prima fra tutte la crescita e la competitività dei loro territori.

Ciò non toglie che un Comune, una scuola o un azienda non possano organizzare una loro lista di obiettivi e chiamarla Agenda Digitale. Ad esempio una scuola può decidere quando e come cambiare l’approccio ai materiali di supporto (ad esempio gli ebook), quando scegliere definitivamente una modalità di registro elettronico, piuttosto che a un sistema di comunicazione scuola/famiglia totalmente digitale.

Darsi un agenda significa dunque sottoscrivere e credere in un programma di impegni che poi devono essere portati a compimento.

Che impegni si è data l’Europa in ambito di Agenda Digitale?

L’Europa, dopo aver analizzato per bene la situazione e le differenze fra i vari stati dell’unione, ha elencato una serie di obbiettivi strategici utili, anzi imprescindibili, per lo sviluppo, la competitività e la crescita del vecchio continente e per attuarli si è concentrata su sette pilastri che rappresentano altrettanti impegni:

  • Digital single market, come risposta alla frammentazione dei mercati digitali e dunque allo sviluppo del commercio elettronico;
  • Interoperability and standards, come risposta alla mancanza di interoperabilità, cooperazione e standardizzazione dei processi e delle applicazioni digitali pubbliche, compresi i servizi web per i cittadini dell’unione;
  • Trust and security, come risposta al problema dei crimini informatici e alla scarsa propensione dei cittadini verso i sistemi di acquisto e pagamento sul web;
  • Fast and ultra-fast internet access, come risposta all’insufficiente investimento in infrastrutture di accesso alla rete e dunque alla scarsa velocità di accesso a internet per cittadini e imprese;
  • Research and innovation, come risposta agli scarsi investimenti nella ricerca, innovazione e creatività digitale;
  • Enhancing digital literacy, skills and inclusion, come risposta all’arretratezza culturale, alla carenza di competenze e all’incapacità di offrire a tutta la società europea le opportunità indotte dal digitale;
  • Ict enabled benefits for EU society, per sfruttare il potenziale delle tecnologie informatiche nel sostenere e vincere le sfide che la società si trova ad affrontare, come il cambiamento climatico e l’invecchiamento demografico.

Ma per fare tutto ciò servono molti soldi, dove si trovano?

Le agende digitali, a qualunque livello e dimensione, si concretizzano in impegni che diventano ‘azioni’. Queste azioni richiedono impegno organizzativo ed economico. Ecco perchè a cominciare dall’Europa, ma poi come effetto domino anche a livello di Stato, Regioni, ecc. , ognuna di queste agende viene accompagnata da veri e propri ‘Piani operativi’ supportati da specifici ‘Fondi’ che permettano l’effettiva realizzazione delle azioni suddette.

L’Europa, ad esempio, dedica al digitale tutto il capitolo 2 della propria strategia per il settennato 2014-2020, e lo chiama specificatamente ‘Agenda digitale’ accompagnandolo con una dotazione di diversi miliardi di euro (i cosiddetti fondi strutturali europei) da investire in specifiche azioni tese a diffondere, implementare e utilizzare il digitale in tutte le sue forme e sostanze..

L’Italia, con il governo attuale, si è dotata di due piani strategici: Piano per la crescita digitale e Piano per la banda larga e ultra-larga. Li ha accompagnati con specifici fondi, europei e nazionali, nonchè opportunità di partnership fra istituzioni pubbliche e privati, detassazioni e altri incentivi per tutti coloro che vorranno contribuire con azioni in linea con le strategie dell’Agenda Digitale nazionale.

Cosa possiamo fare noi cittadini per l’Agenda Digitale?

Tutti questi obbiettivi, le strategie che li accompagnano e i vari piani operativi, vengono sempre redatti in modalità partecipata. Prima se ne occupano gli esperti, poi le associazioni imprenditoriali, i vari portatori di interesse e infine vengono pubblicati sul web per essere emendati e migliorati attraverso specifiche consultazioni pubbliche.

Chiunque può migliorare e influenzare le Agende Digitali durante il loro percorso di attuazione e più persone collaborano migliore sarà il risultato.

Ma poi c’è chi ne misura l’efficacia dei risultati? E con che metodo?

La stesura delle Agende digitali è accompagnata da un grande lavoro di analisi e per fare ciò si usano precisi indicatori. Ad esempio si studia quante famiglie, abitazioni e imprese hanno accesso a internet veloce in particolari zone e in un particolare momento. Insomma si fissa il dato di origine dal quale partire. Poi si calcola quanto costerebbe e quanto tempo ci vorrebbe per raggiungere il 100% del risultato, ovvero internet superveloce per tutti in quella particolare zona.

Ma non basta, si studiano le opportunità, le minacce, i punti di forza e di debolezza di ogni programma e di ogni azione prima di metterle in opera.

Tutto ciò garantisce un monitoraggio e un costante controllo per garantire l’efficacia e per non disperdere risorse importanti.

Dunque l’Agenda digitale, non è altro che il piano strategico per la crescita della nostra società in un millennio dove le tecnologie dovranno accompagnarci come amiche del progresso e facilitatrici di un benessere collettivo a cui tendere.

L’Agenda digitale è l’agenda collettiva di una comunità che vuol guardare al futuro con coraggio, determinazione e fiducia.

Crescono

Chi mi ha conosciuto nelle aule di formazione sa che negli anni trascorsi ho usato spesso questa foto.

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Spesso mi succedeva che i discenti polemizzassero sulla densità di computer Apple. Credo che la foto sia del 2008, ma potrei sbagliarmi.

Chissà magari quegli studenti nella foto son cresciuti e ora son diventati giornalisti. Oppure è cresciuta la diffusione di computer Apple?

Se lo sarà chiesto anche Michael McAuliff dell’Huffington Post durante il discorso di Obama sullo stato dell’Unione:

 

p.s. guardate sopra la testa del Presidente, sul loggione. Vedete nulla di strano? Ok, se proprio siete curiosi qui c’è il video: http://www.whitehouse.gov/sotu

Parole come pallottole

Gasparri si sa, è un bullo dei social network, un teppista della parola.

Intendiamoci non son da meno, e notoriamente fan più danni, quei teppisti arabi che in ogni parte del mondo usano anche loro i social network per seminare odio.

Questi fanatici esaltano e amplificano ogni idiozia sperando di racimolare voti e consenso fra i beoti di turno. E spesso ci riescono anche.

È la prassi, ormai diffusa, di usare la parola come pallottola sparata sulla folla con l’intento di scatenare la rabbia e dunque la reazione e infine la tragedia.

In Italia siamo pieni di fanatici che usano pallottole come ‘troie’ o ‘zoccole’, semplicemente per amplificare fatti che non conoscono, non verificano e non approfondiscono.

In Italia siamo pieno di Gasparri che usano pallottole del tipo: ‘tutti i mussulmani sono terroristi’ per attrarre a se orde di assatanati con la bava alla bocca che, per fortuna e sinora, combattono solo dal divano di casa armati di smartphone.

I loro emuli arabi, improbabili Imam improvvisatisi sui social network, usano però pallottole come ‘siamo tutti Coulibaly’ o ‘The Dust will never settle down’ che riempiono le piazze di fanatici disposti, purtroppo, non solo a bruciare le bandiere francesi in strada.

Dall’altra parte dell’oceano, Cameron e Obama chiedono di disarmare i Social Network o per lo meno di tenere sotto controllo le pallottole verbali che, spesso e volentieri, anticipano quelle esplosive e letali. I due governanti chiedono collaborazione da parte delle multinazionali del web per combattere il terrorismo e dunque chiedono di collaborare alle indagini.

Technology companies became alarmed with surveillance techniques after former US intelligence contractor Edward Snowden leaked classified details about how the government harvests data from companies like Google, Yahoo, Microsoft, AT&T and Verizon.

“We’re not asking for back doors” to access electronic communications, Cameron said. “We believe in very clear front doors through legal processes that should help to keep our country safe.”

E qui scoppierà, molto presto, il dibattito e sicuramente un aspro contraddittorio.
Che sia back door o front door poco si concilia tutto ciò con la neutralità della rete e l’avanzare dell’openness che, fra l’altro, i due propongono e convengono attraverso ampi accordi e collaborazioni.

Diciamocelo chiaro, che siano le pallottole verbali di Gasparri, del calciatore marocchino di Rovigo o dell’improvvisato Imam della moschea-scantinato di Brescia, siamo disposti a considerarle ‘elementi di indagine’ o siamo convinti che la rete, nella sua complessità, nella sua pluralità culturale e ideologica, nella sua neutralità ma anche grazie alle sue caratteristiche tecnologiche che permettono di cifrare traffico e dati, possa rimanere ancora un ambito avulso da imminenti nuove leggi speciali?

Parliamone, senza preconcetti, perchè non sempre le pallottole degli idioti vengono percepite come tali. Molto spesso sono un invito ad agire che un altro idiota raccoglie volentieri.

E per finire questo pistolotto, propongo un approccio meno serio alle ideologie e ai fanatismi. Chissà, magari ridendoci sopra possiamo ritrovare un po’ di luce nel buio di questi giorni.

Tecnologia nemica dei manager?

Leggevo proprio ieri su Forbes, alcune considerazioni di Ron Ashkenas relative al tema dell’ ulteriore complessità indotta dall’adozione delle tecnologie digitali nelle organizzazioni.

Se da un lato è ormai provato che il lasso di tempo che passa dalla commercializzazione alla piena adozione di queste tecnologie si riduce sempre di più (gli esempi del telefono confrontato con gli attuali terminali mobili è ben spiegato) contestualmente si apre un problema molto importante: più le tecnologie maturano e più son portatrici di complessità per i manager: ‘Many managers seem to report that this is what their customers, partners, and senior executives seem to expect, which drives them to work longer hours and continue business processes (e.g. emails and texts) while traveling, being with family, or on vacation.  This leads to a lack of time to think, reflect, recharge, or step back, which not only creates more complexity but also doesn’t allow managers to get control over their time‘.

Ovvero, e in parole semplici, se un manager passa la maggior parte del tempo a rispondere a tutte le email, agli sms, alle telefonate e/o a correggere testi sul terminale mobile, ciò gli sottrae tempo prezioso per pensare, riflettere, ricaricarsi, ma, soprattutto, a riprendere il controllo sul tempo dei processi e sull’organizzazione delle persone.

Ashkenas nel suo articolo propone alcuni ripensamenti sull’adozione delle tecnologie a prescindere da esse. Io vorrei però andare oltre e semplificare ancora di più questa digressione: c’è un problema grosso, grossissimo nelle organizzazioni attuali che si chiama mancanza di fiducia e di delega.

Forse dovremmo ripartire proprio da qui perchè il manager ‘ONE MAN BAND‘ non può funzionare.

Prendo i pop corn

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Magari potessi già andare in pensione, prendermi dei pop corn seduto sulla riva del fiume e guardare le reazioni della PA e dei suoi burocrati quando arriverà Facebook At Work.

Attacco alle intranet? ‘Facebook at Work is a separate experience that gives employees the ability to connect and collaborate efficiently using Facebook tools, [including] many that they’re likely already using, such as News Feed, Groups, messages, and events.

Enterprise 2.0 in salsa social? Morte della posta elettronica? Nuova cosmetica della unified communication? No, semplicemente un attacco alla conservazione, alla monotonia e al freno a mano tirato. E uno sberleffo a tutti quelli che hanno paura della disintermediazione.

‘Note that Facebook at Work was created completely for use within a company – that means employees’ Facebook at Work info is safe, secure, confidential and completely separate from their personal Facebook profile. The info shared among employees is only accessible to people in the company’

Prendo i pop corn, abbiate pazienza ma questa non sarà una mia battaglia. Ho già dato.

 

Il fossato

C’è sempre stato un fossato attorno ai castelli e alle regge. Dunque non mi meraviglio più di tanto del solco più o meno profondo fra il popolo e il potere.

Dunque la foto che circola da ieri può essere anche interpretata nel senso impietoso ed ostile sempre e comunque contro chi esercita il potere. Ci sta, non lo considero nemmeno strumentale.

abb

Che ci sia dell’ipocrisia fra i potenti della terra è risaputo. 1000 e altre 1000 colpe hanno avuto e altre ne avranno per questa situazione.

Però un paio di cose vanno evidenziate:

Primo, non avrei mai voluto essere nei panni del responsabile della sicurezza della manifestazione di ieri. Voi si? E se si cosa avreste fatto per far marciare in sicurezza tutti quei capi di stato e di governo?

Secondo, Hollande mi era indifferente fino a ieri. Poi l’ho visto andare a piedi, salutare e abbracciare i poliziotti, le famiglie delle vittime e poi i suoi connazionali lungo la strada.
Questo spezzone di video che segue lo testimonia solo in parte. In diretta era più vero, più umano e improvvisato. A me sembrava che avesse riempito il fossato. Tutto qui.
Poi, a far meglio son bravi tutti, si sa.

Bella idea

Quelli de La Stampa hanno avuto davvero un ottima idea a portare un po’ di contenuti su Flipboard.

Se passate con costanza da queste parti sapete già quanto adori la content curation e soprattutto Flipboard che rappresenta uno degli strumenti ideali per organizzarla al meglio.

Speriamo che l’esempio venga seguito da altre testate. Bravi.

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