Abisso

Ormai non ci si ascolta più. E’ amaro, ma è così.

Travolti dal contingente. Concentrati solo sul presente. Indisposti a qualsiasi suggerimento.

Proviamo a portare le nostre istanze e riceviamo solo autoreferenza e una mitragliata di: ‘io, io, io, io’ che ci lascia basiti.

Ognuno vede il suo naso come i confini del mondo. Il concetto di gruppo, di squadra, di team è svanito, evaporato per sempre.

E siamo pure assuefatti dallo sfogatoio dei 140 caratteri.

Dove andiamo?

Nell’abisso, ovviamente!

Schiavitù

immagine (via)

Avete presente una di quelle persone che fanno della discrezione un vero principio di vita? Una di quelle persone che, in autobus, usa il telefonino per far sapere agli altri tutti i cazzi suoi? Ecco si una di quelle campionesse (si trattava di una gentile signora) che, al giorno d’oggi, vanno tanto di moda. Insomma una figlia del nostro tempo, nulla più.

Bene, la tizia oggi ci ha raccontato un bel po’ di cazzi suoi e della sua azienda. La poverina aveva un problema e la capisco, probabilmente sarà tornata dalle ferie invernali con le palle girate e allora ne aveva per tutti. Probabilmente parlava con un socio/a e lamentava il fatto che alcuni collaboratori/sottoposti le avevano già presentato la richiesta di ferie per il periodo di Carnevale e Pasqua. Questi presuntuosi accampavano presunti diritti di meritato riposo. Ma guarda un po’ che pretese!

E allora apriti cielo. Come far andare avanti la baracca? Meglio chiudere prima i contratti interinali forse? Ed ecco la proposta (al socio/a) di cambiare agenzia e farsi mandare delle macchine (ooops forza lavoro) che non accampasse presunti diritti e che, soprattutto, fosse facilmente sostituibile alla bisogna. Come in una specie di supermercato.

Infatti più che di persone, mi sembrava di sentir parlare di lavatrici o televisori. Mai un accenno sulla qualità ma solo discorsi e ragionamenti incentrati sul tempo e sul costo. Anzi, il costo era il tema centrale perchè l’agenzia precedente, a sentir la tizia,  ci marginava troppo. Insomma sembrava un ragionamento del tipo: “ho visto che la lavatrice X costa meno al supermercato Y piuttosto che al centro commerciale Z“.

Eppure, al tempo dei romani, il costo degli schiavi veniva negoziato in base alle qualità, all’efficenza, alla destrezza. Mah, altri tempi, altre schiavitù!

Al posto giusto

Credo che la critica sia un sentimento giusto, quando circostanziata e tesa al miglioramento.

Nei luoghi di lavoro la critica si erge a sistema e, quasi sempre, è indirizzata alle competenze e alle qualità di chi esercita ruoli di comando.

Il ragionamento è quasi sempre lo stesso: “tizio non ha le competenze per quel ruolo…….eppure“! Già, siamo usi giudicare con il nostro metro le competenze e le capacità altrui e ci sentiamo molto spesso nel posto sbagliato.

Crediamo di poter offrire molto di più se le nostre competenze venissero sfruttate meglio. Ma ciò non avviene, siamo relegati a ruoli e ambiti che ci stanno stretti. Così è dappertutto e pochi sono quelli che riconoscono negli altri le qualità mentre,  quasi tutti si autoassolvono di fronte alle proprie mediocrità.

Il sistema meritocratico è una chimera è un puro esercizio dialettico e filosofico. La carriera si fa esercitando le occasioni con l’abilità e il tempismo propri del più sfrenato opportunismo. Tutto il resto ……..son solo chiacchere e distintivo.

chiacchere e distintivo

Italiani

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Sulla decadenza del nostro paese hanno scritto in molti e sulle cause si è discusso ormai abbastanza. Forse troppo.

Ognuno di noi riesce a vedere e a comprendere quello che gli sta attorno e spesso lo confonde con i “confini del mondo”, credendo che in fondo: tutto il mondo è paese.

Ma non è così. Son sicuro che non è così. Non può essere. E non son disposto a rassegnarmi e ad aspettare il peggio che deve ancora venire.

Premetto che non ho un gran periodo e mi viene meno una certa fiducia che, nel passato, davo per scontata e ritenevo una componente primaria del mio carattere.

Forse ho perso molti anni addietro il treno del cambiamento totale, della svolta epocale, della “botta di vita” che rivitalizza tutto.

E invece, mai come in questo momento sarei disposto a ripartire. Magari lontano dagli italiani, che stimo sempre meno!

O forse più semplicemente vorrei cambiare lavoro. Un altra volta. Per non aspettare il peggio. Per non vedere il peggio.

Siamo un popolo di formiche

Uno smile per De Rita!

«Macché. Gli italiani lavorano moltissimo. Continuo a viaggiare per l’ Italia e non vedo altro che gente impegnata sul lavoro. Siamo un popolo di formiche laboriose. Grazie a questo istinto stiamo fronteggiando la crisi. Magari, è vero, siamo anche un popolo di doppio-lavoristi, di lavoratori stagionali… Comunque di lavoratori. Piuttosto, penso che gli italiani spesso vorrebbero lavorare meglio». Ma allora, la polemica sui «fannulloni» e gli scansafatiche? «L’ attributo di “fannulloni”, stando a Brunetta, evoca l’ universo del pubblico impiego. E anche qui il problema non è dei dipendenti, spesso materialmente costretti a rimanere negli uffici senza far nulla proprio perché privi di mansioni. Il difetto è semmai di chi comanda e non sa coordinare i sottoposti».

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