Piccole cose. Piccolissime.

Lo so, lo so bene: con tutte le cose importanti e drammatiche che succedono …….

Che ci volete fare, sarà l’età o l’indole brontolona che mi fa tornare sempre sui valori, sull’educazione, su quegli aspetti della convivenza che tutti minimizzano. 

L’italiano in auto tende sempre a banalizzare e minimizzare ma anche a prevaricare, ignorare e trasgredire.

Son convinto invece che quello che facciamo in auto poi ci condizioni fortemente anche in altri ambiti. E forse proprio per questo siamo così poco attenti e rispettosi delle regole.

Da qualche mese lungo la strada che faccio per recarmi al lavoro hanno installato un semaforo provvisorio. Serve e servirà per consentire la riparazione di un ponte.


Si trova lungo un tratto a scarsa affluenza, ma al mattino siamo comunque un congruo numero di automobilisti che devono percorrere quel tratto per entrare al Parco Scientifico e Tecnologico di Venezia dove anch’io ho l’ufficio.

La funzione di questo semaforo è quella di consentire un senso unico alternato per facilitare l’uso del restringimento di carreggiata conseguente ai lavori in corso.

Succede dunque che quando il semaforo è rosso, io mi fermo e mi accosto a destra per far passare quelli che arrivano frontalmente dal senso opposto di marcia. È vero, raramente passano in senso contrario altre auto, ma ciò non mi interessa. Se il semaforo è rosso, io mi devo fermare.

Quasi tutti gli altri automobilisti, invece, mi superano sulla sinistra e passano con il rosso, probabilmente contando proprio sul fatto che ben poche auto transiteranno in senso contrario.


Or bene, direte voi, dove sta il problema se così fan tutti?

Ecco a proposito di questi dubbi che affliggono solo il sottoscritto, ricordo un fatto accaduto in Danimarca alcuni anni fa. 

Alla fine di una cena alcuni colleghi italiani dovevano prelevare al bancomat. I nostri amici danesi, alle undici di sera, ci accompagnarono in auto al più vicino sportello, ma non parcheggiarono di fronte, bensì 200 metri più avanti. 

Ora, visto che alle undici di sera in quello sperduto paesino della Danimarca non transitava nemmeno un auto che fosse una, chiedemmo al nostro autista perchè non parcheggiò più comodamente  davanti allo sportello del bancomat. E lui semplicemente ci rispose: ‘perchè è vietato’!

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Un' identità comune

Lo squallore a cui assistiamo, mescolato alla mediocrità dei protagonisti sulla scena, mi permette di portare un esempio recente sull’identità comune e sulla forza di un popolo.

Premessa: Pochi giorni addietro, elucubravo sulle cose che ci uniscono (poche) e sullo spirito di appartenenza (al branco). Su queste riflessioni si innesta sempre un ricordo forte, fortissimo, indelebile sul senso di appartenenza degli americani che, durante i miei viaggi in USA ho guardato anche con un certo sospetto. L’attaccamento alla bandiera, all’identità nazionale e ai padri fondatori è qualcosa di ossessivo e non negoziabile.

L’altro giorno, il senatore Mark Udall del Colorado, ha fatto una proposta ai suoi colleghi del senato in ordine alla disposizione sui banchi del congresso per assistere al discorso del Presidente Obama sullo Stato dell’Unione. Ecco un estratto della proposta dal suo sito ufficiale:

As I’ve said before, we need to bridge the partisan divide that has hindered progress in Washington, D.C., for far too long. We began this year in sadness, and it was in honor of our colleague Gabby Giffords and all of the other victims of the shooting in Tucson, that I called for Democrats and Republicans to sit together at the State of the Union address tonight….”

Sostanzialmente si è trattato di un invito a mescolarsi nei banchi del congresso, senza dividersi in schieramenti, sottolineando che la tragedia di Tucson doveva rappresentare un punto di partenza per una ritrovata unione sui valori comuni, irrinunciabili, non negoziabili e segno distintivo del monolite americano che, come ha poi sottolineato Barack Obama nel suo discorso, sono l’essenza e il fondamento per tornare a competere e sfidare le economie emergenti.

Dunque, un’ identità comune, un’ appartenenza orgogliosa e, soprattutto nessuna differenza sui principi fondanti. Va detto che moltissimi senatori hanno aderito alla chiamata e si sono mescolati fra loro senza distinzione di partito, per assistere al discorso.
Durante il dibattito alla CNN si è spesso paragonata la faziosità agli schieramenti da “football game”, vi ricorda qualcosa?

 

E qui da noi?

La porta giusta

stop

wikimedia

L’altra mattina mi facevo del male da solo, pensando e ripensando a questioni etiche.
Pensavo a quanto, un insieme di piccole cose, possa influire pesantemente e negativamente sul declino di una società.
Son piccole cose, sempre meno degne di nota. Comportamenti sui quali fare spallucce o girarsi dall’altra parte. Tanto, “…saranno mica questi i veri problemi…”!

E i cattivi pensieri si sono addensati nella mia mente quando ho osservato una scena in sé irrilevante. Alla fermata dell’autobus la gente si accalcava per salire come tutte le mattine e la maggior parte (ripeto la maggior parte) di quelle persone, come in un rito condiviso, alal fine ha scelto di fottere il proprio simile salendo dal centro, dall’unica porta riservata alla sola discesa.
Alla fine avrò contato una ventina di persone salite dalla porta centrale e 4 0 5 da quelle riservate per la salita.

Chissà, forse sarà perchè ho calcolato una “maggioranza”. Sarà perchè ho visto la prevaricazione diventare sistema.
Che brutti pensieri!

E’ vero, son piccole cose, ma la mente mi ha riportato indietro nel tempo e non ho immagini della mia memoria che rivelino comportamenti simili negli anni 60 o 70. Almeno qui nel polentone Nord Est.

Che sarà mai! Fottersi gli uni con gli altri, per un posto, per stare più comodi, per parcheggiare più vicini, per avere dei vantaggi insomma, ormai è la regola.

Non stupiamoci, e diciamolo chiaro, i divieti ci stanno stretti! Tutte le regole sono un impiccio!” Non è molto lontano dal motto, dal pensiero unico: ME NE FREGO!

E nell’indifferenza, il motto diventa qualcosa di più tragico.